Cerca
  • Raffaella Anna Indaco

Uno, Valentina Diana


«Il fatto che uno non ci sia mai non significa che non esista. Potrebbe essersi perso» così si legge sulla copertina di Uno raccolta poetica di Valentina Diana edita da Giulio Perrone editore nel gennaio del 2022. Una serie di piccole prose brillanti raccolte in 96 pagine (la citazione in copertina è una di esse) introdotte da una prefazione firmata da Vivian Lamarque che ci anticipa la tensione che attraversa ogni singola poesia e che riempie l’intera raccolta: una tensione protesa verso l’assenza

Valentina Diana, torinese di nascita, lavora da molti anni come autrice e drammaturga per la compagnia Principio Attivo Teatro di Lecce. Ha già pubblicato per Einaudi Smamma nel 2014 – il romanzo è stato tradotto poi in francese l’anno successivo – e Mariti o le imperfezioni di Gi nel 2015 e testi teatrali come La palestra della felicità per Cuepress nel 2016. Altre poesie dell’autrice sono presenti nelle raccolte Bastarde senza gloria e La reggia di Venere uscite per Sartoria Utopia edizioni.


Chi è uno? Cosa è uno?


Sono rimasta incollata alle pagine scritte da Valentina Diana, dalla prima all’ultima, senza concedermi pause e una volta arrivata alla fine ho cominciato a riflettere. L’uno, protagonista di queste istantanee è riportato con la minuscola e corre in tutta la raccolta dell’autrice. Mi sono chiesta allora chi fosse questo uno che è fulcro dell’attesa di Diana. Una persona? Un amore? Cosa è uno? Arriverà prima o poi? Nel corso della mia lettura ho sperato che uno si palesasse, che non si fosse “perso”, ma la penna dell’autrice lascia anche noi lettori ad attendere. Uno non arriverà neanche nell’ultima delle 82 poesie e allora mi sono chiesta se avesse davvero importanza il suo arrivo. Forse uno non è effettivamente un’assenza se ha la forza di essere così costante nella costruzione di questa raccolta: questo suo esserci tra le parole dell’autrice non è una sorta di presenza (almeno per noi lettrici e lettori)?


Eppure, ogni giorno, anche quando a volte è più difficile, cerco comunque per terra o in alto qualcosa, un sasso, il pelo di un coniglio, un pezzo di luna, da mettere via per un quando arriverà. Per dire: Guarda quanto la vita è rimasta bella. V. Diana, Uno, Giulio Perrone editore, Roma, 2022, p. 27

Diana ha l’abilità di costruire una tensione narrativa tra le brevi poesie, caratterizzate da una forte ironia e una punta di vivacità. Gioca con le pause, con le parole, mettendo in scena le sue doti da drammaturga. Lettrici e lettori sono chiamati a osservare e a ritrovarsi immersi in questi fotogrammi amorosi. A cominciare a camminare e a osservare gli elementi quotidiani che vengono descritti o citati fino a dare una semplificazione e un’interpretazione al termine della lettura. Diana non dice nulla, non semplifica e non giudica; lascia libertà a chi legge di fare proprie le parole, di immaginare ognuno di noi il nostro uno e di decidere se attenderlo o meno. Uno è quasi un flusso di coscienza, quello che ci investe quando siamo in attesa di qualcuno o di qualcosa. Una nostalgia che non ci fa smettere di pensare al nostro uno che, agli occhi degli altri, può apparire come nulla mentre per noi incarna l’importanza che

Non c’è spiegazione al mio amore per uno, anzi, un passante, vedendo uno, può pensare: Tutto qua? Ma questo povero passante, puah, mi fa pena. V. Diana, Uno, Giulio Perrone editore, Roma, 2022, p. 34

L’autrice riporta questo uno con la minuscola e nel corso della mia lettura ho pensato che la sua scelta non fosse causale. Chi non si è mai ritrovato ad attendere? A sperare che arrivasse? Uno è una persona, un amore, un’idea, un’ispirazione. Diana non ci dà indicazioni in merito, non spiega cosa sia o chi sia questo uno a noi che intraprendiamo questo percorso tra le sue istantanee d’amore lucide ed evocative.

Attese e assenze

L’attesa di uno è un tema fondamentale che salta subito all’occhio: in ogni poesia l’autrice racconta un gesto che farebbe con uno, un desiderio da condividere con uno, un luogo da visitare, un cibo da assaggiare con uno. Oltre all’attesa emerge anche il tema dell’assenza: uno non c’è, non può esserci, ma allo stesso tempo non può essere cancellato e Valentina Diana non può smettere di provare amore per uno. E allora uno diventa parola, la sua assenza prende forma attraverso questi piccoli ritratti pieni di tenerezza e di sentimenti che Valentina Diana tratteggia con uno stile spontaneo e immediato.


Non sempre uno è così presentabile, con i suoi occhi che sorridono e la sua giacchetta col bavero e il suo sfondo urbano movimentato. A volte uno ha negli occhi un senso di sparizione, di paura di non essere quasi nemmeno uno. E questo per lo più accade di notte, ma a volte anche di giorno, alle undici e mezzo oppure alle cinque o alle otto di sera. Non sempre uno è come nella fotografia dove sorride con i suoi occhi e tutto. A volte è nel buco profondo sgrattato nel tufo. A volte se ne sta raggomitolato nel buio, senza nemmeno essersi lavato prima di andare a dormire. Là. Dove nessun amore può raggiungerlo. V. Diana, Uno, Giulio Perrone editore, Roma, 2022, p. 49

Valentina Diana riesce a mettere in scena l’attesa, riesce a raccontare in una serie di lampi quello che tutte e tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita quando le nostre menti sono state alla ricerca di qualcosa, sospesi nella speranza di vedere arrivare questo uno. Uno è partito? Uno si è perso? La sicurezza che questo uno non ci deluderà, la rabbia temporanea che svanirà non appena uno sarà di nuovo davanti a noi.


Quando uno arriverà non gli farò quasi pesare il ritardo, tranne i primi cinque minuti che farò finta di non conoscerlo, dopo non gli resisterò e gli dirò: Ti aspettavo. V. Diana, Uno, Giulio Perrone editore, Roma, 2022, p. 92

Il volume Uno è inserito nella collana Poiésis e vanta la prefazione di Lamarque, che riconosce una certa vicinanza tra la raccolta della drammaturga e un suo poemetto L’amore mio è buonissimo che afferma di non leggere mai durante i propri reading per una sorta di pudore, perché sente ormai lontane quelle parole. Lamarque è grata a Valentina Diana per questo passarsi la palla, per il passaparola legato alla poesia, per questi echi che fanno rinascere le poesie del passato. Anche chi legge Uno è grato alla penna dell’autrice che in modo ironico ci fa riflettere e ci salva dalle nostre attese e dalle nostre assenze, perché magari non sono davvero perse, ma «è molto probabile che dietro una di queste montagne con ancora un po’ di neve ci sia uno».



Fonti che hanno supportato la scrittura dell’articolo


F. Sargentini, Uno sul filo del rasoio, The Romaner,

G. Montieri, Il nostro modo di attendere ci dice chi siamo, Huffington Post, 2022