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  • Serena Votano

Una ragazza molto bella, Julian Lopez

Una ragazza molto bella è il primo romanzo di Julian Lopez (Polidoro Editore, 2021), tradotto in Italia da Sara Papini. Eletto come Libro dell’anno 2013, è stato il libro più venduto in Argentina nel 2014.

Ed è proprio in Argentina che questo libro è ambientato, in un’Argentina che divora l’uomo, diventa assenze passate alla storia come desaparecidos. Ecco che esattamente qui, attraverso gli occhi di un bambino di sette anni conosciamo la madre, una donna avvolta nel mistero.


Una ragazza molto bella, una vita a due


«Mia madre era una ragazza bella.»


La parola madre è un monito che ritorna di pagina in pagina, si fa parte essenziale di una storia in cui l’assenza di una figura paterna non è una ferita ma una forma di autodeterminazione per quel bambino e per sua madre. Sensuale e mai provocante, curiosa e per nulla presuntuosa.

Sotto forma di memoriale, la voce narrante segue i passi della donna descritta, cercando di decifrare i silenzi e i discorsi, ora a velocità e ora a rallentatore, di un rapporto disarmonico ma vitale. I passi del bambino seguono quelli della madre, ma a un certo punto, in un impercettibile giorno, il distacco.

Senza nome entrambi. Imperfetti, incantevoli. Il piccolo sembra innamorarsi ogni giorno di più della madre, unico spettatore di quel fascino solitario e risoluto.


Mi sforzavo di pensare in che modo avrei potuto dirglielo affinché smettesse di aspettare qualunque cosa stesse aspettando. Non riuscivo a convincermi del tutto e ogni tanto mi ripetevo quell’equazione come se fosse una lezione di logica, che ciò che all’inizio era triste nel finale doveva necessariamente diventare allegro.

Un ometto che, dalla sua, percepiva un possibile abbandono della madre. Ignora la guerra, distratto dal fascino materno e dalla bolla fanciullesca che, finché è possibile, lo protegge dal male. E poi scoppia.

Passano gli anni, quel bambino sembra portarsi l’infanzia e l’incantevole modo di osservare le donne che lo circondano. Quell’ era una ragazza molto bella si trasforma in un monito di compensazione, un lutto celato prima ancora che l’assenza prenda forma in una società del tutto sconosciuta, un infinito ancora da scoprire.


La fugace interezza


Il femminismo, la resistenza, la società argentina restano nello sfondo, sfumati e distanti. La memoria dà voce alle cicatrici, le trasforma in gridi e in domande che faticosamente trovano una risposta.

Perché, più che un libro di risposte, questo romanzo si rivela essere il nascondiglio di molte domande.

E più di tutto resta soltanto un dubbio, grande ma essenziale. Qual è la storia di quella ragazza molto bella?

Una domanda a cui l’autore decide volontariamente di non rispondere, raccontando l’intimo affetto di un bambino e la successiva perdita. Il narratore, in realtà, proprio come il lettore sta cercando di rispondere alla stessa domanda: è alla ricerca della storia di quella ragazza molto bella che, non ce la fa, non riesce a cogliere nella sua fugace interezza.


Mi ero abituato a pensare che la ragazza bella era stata debole, che era stata forte, ma debole per chi, chi pensava quelle cose dentro di me, come si erano formati quei pensieri?

L’autore e lo stile


Julian Lopez, classe 1965, fa il suo esordio nel panorama letterario con una raccolta di poesie intitolata Bienamado per poi seguire la via del romanziere con Una ragazza molto bella, una storia che a suo modo sa prendere le forme di una lunga lettera a se stessi, un monito che si trasforma in confessione pura e priva di rancori. Come ogni bambino, il protagonista riconosce a stento quelle che sono le sue emozioni, desidera tutte le attenzioni della madre e la odia quando si allontana, ma non aspetta altro che dormire tra le sue braccia. La ama, in quel modo atavico che è parte dell’istinto dell’essere umano. È la sopravvivenza di un’anima che sa già di dover dire addio. E si sta preparando a quel momento.


La sensazione di imminenza mi devastava, non c’era nulla che potessi fare per evitare qualcosa che non era ancora avvenuto e, in ogni caso, sapere che sarebbe successo mi sembrava peggiore del fatto stesso che accadesse.

La sua lingua, persuasiva e ingenua, ricade nella tensione nel momento in cui il protagonista si afferma come adulto, o almeno ci prova, e le figure femminili che lo circondano si fanno sempre meno assolute. Sono belle, sì. Ma non sembra percepirle. Amarle è impossibile. Ancora devastato dall’improvvisa e ingiustificata scomparsa della madre, sembra alla ricerca di ombre che oscurino quell’assenza senza mai riempirla davvero.

L’abilità poetica di Julian Lopez si nasconde proprio in questo, nello stile memoriale, delicato e successivamente diretto (duro, a tratti), disarmonico per necessità. Tra le altre pubblicazioni, ricordiamo il romanzo La ilusión de los mamíferos e la sua seconda raccolta di poesie Meteoro.


La sfida al dolore


La rielaborazione di un lutto che non trasforma la scrittura in una forma di auto-cura. È la sfida al dolore, a quella ferita ancora aperta, impossibile da curare.

Una ragazza molto bella è una storia da raccontare e raccontarsi, una vita a due in un tempo sospeso tenuto insieme dai ricordi. Riservato, quasi sacro, il ritorno a un passato che non può recuperare fisicamente. A quel bambino non resta che curarsi con le piccole conquiste del quotidiano. L’eredità abbagliante composta da una tazza di tè, bevuto come l’infrazione di una legge non scritta, e l’esercizio di smemoramento che è la lettura.

Dedicato a chi ha voglia di sfogliare l’album dei ricordi del passato come la collezione di cartoline della madre, per arrivare a comprendere e comprendersi ma mai definitivamente.


Non posso essere sopravvissuto a quella ragazza bella e sapere tutto quello che non so. Non posso essere il figlio di quella donna più giovane di me davanti a quell’abisso. Non lo reggo. Non posso. E non mi interessa vivere per raccontarlo. Non posso. Non posso.