Cerca
  • Mariana Palladino

Un uomo sottile, Pierpaolo Vettori

Potrebbe sembrare una bizzarra e fortunata coincidenza, o forse un saluto con inchino benevolo da parte del Fato, ciò che è avvenuto al Teatro Olimpico di Vicenza: ad aggiudicarsi la quinta edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza 2021, lo scorso 10 settembre, è stato lo scrittore Pierluigi Vettori proprio con il suo quinto romanzo, Un uomo sottile.

Nato a Venaria Reale (comune della città di Torino), classe 1967, Pierpaolo Vettori ha esordito in ambito letterario nel 2011 con il romanzo La notte dei bambini cometa (Antigone, 2011 – Nuova edizione ampliata Bompiani, 2019) dopo essere stato finalista per ben due volte al Premio Italo Calvino nel 2010 e nel 2011. Seguono Le sorelle Soffici (Elliot, 2012), La vita incerta delle ombre (Elliot, 2014) e Lanterna per illusionisti (Bompiani, 2018).

Con Un uomo sottile lo scrittore piemontese ha cercato di realizzare quella che lui stesso ha definito un’opera di restituzione nei confronti di un altro scrittore, molto amato e venuto a mancare di recente, il 2 settembre 2021, Daniele Del Giudice. DDG, l’acronimo che il protagonista utilizzerà sempre per riferirsi a quest’ultimo con garbo, timore e riverenza insieme, è il fantasma di uno scrittore per sottrazione che, a causa di una malattia degenerativa, ha scritto e pubblicato sempre meno con il passare del tempo. Al momento della scrittura DDG si trova fisicamente in un istituto di Venezia, ma vive nelle parole e nella memoria dei personaggi dei suoi libri che dialogano con il protagonista del romanzo.

Mi chiamo Paolo Vetri e sono laureato in letteratura inglese, faccio il fabbro per vivere. Leggo molti libri e alcuni li scrivo. Mia moglie Laura è una maestra. Adesso non lavora più. Guardiamo molto la televisione. Non siamo speciali. Vettori P., Un uomo sottile, Neri Pozza, Vicenza 2021 (p.117)

Paolo, il protagonista di questo romanzo, si descrive così, senza troppi orpelli: un uomo semplice e abitudinario. Una vita tutto sommato serena, disturbata da qualche difficoltà economica e i primi accenni di una malattia che affligge la moglie, Laura, e che fa svanire le cose a poco a poco, così come svanito sembra essere quel DDG. Tutto nasce proprio dalla voglia di sapere qualcosa in più su questo talentuoso scrittore scomparso dalla scena letteraria, con la chiara intenzione di non bussare alle porte delle persone vicine a lui. Non intende disturbare la persona fisica e il suo dolore, ma solo cercare la mano dello scrittore, la voce narrante, il genio. Quasi attanagliato da questo desiderio si confida con Laura che lo incoraggia a proseguire. Paolo si procura, quindi, una macchina da scrivere, non una Underwood come quella regalata dal padre di DDG al figlio, ma una Augusta 3000 bianca, sporca e malridotta, ma funzionante. Dove cercarlo, dunque? Nelle pagine dei suoi libri, ovviamente: lì dove lo scrittore diviene eterno.

È così che, di tanto in tanto, il lettore verrà scortato nei luoghi remoti dell’immaginazione per assistere alla materializzazione dei personaggi dei romanzi di DDG e indagare insieme a Paolo. Questi sono: l’istruttore e pilota di aereo Bruno di Staccando l’ombra da terra (Einaudi, 1994); l’immaginario scrittore austriaco Anton Ganzfalsch, di cui DDG pubblicò una recensione fittizia sulle pagine di Paese Sera, verso la fine degli anni Settanta; un famoso scrittore che ha smesso di scrivere, Ira Epstein, tra i protagonisti di Atlante Occidentale (Einaudi, 1985) insieme al giovane amico e fisico Pietro Brahe; un’approssimazione dello stesso DDG che parla dell’oggetto della ricerca attorno alla quale ruota Lo stadio di Wimbledon (Einaudi, 1983), Roberto Bobi Bazlen; l’ex ufficiale di marina quasi cieco Barnaba e la sua amica Anne del racconto Nel museo di Reims (Einaudi, 1988). Si tratta di dialoghi particolarmente ricercati ed elaborati in quanto l’autore decide di collocare ogni incontro in un tempo che è successivo ai romanzi che li hanno resi famosi. È come imbattersi in vecchie celebrità, ormai stanche della propria notorietà, in quella fase avanzata dell’anzianità che assomiglia nuovamente a quella infantile, in qualche modo capricciose. È come se questi personaggi si sentissero abbandonati, ma certamente legati allo scrittore. Ognuno di essi finirà per svelare qualcosa di unico riguardo la figura di DDG: sono essenzialmente le parti diverse del tutto, le più intime.

Paolo Vetri ha diverse cose in comune con Pierpaolo Vettori. Entrambi sono fabbri di professione, entrambi leggono molto e scrivono, entrambi amano Daniele Del Giudice e i suoi libri, li hanno divorati e vorrebbero averne di nuovi per apprezzare ancora le parole di uno scrittore scoperto forse troppo tardi. La ricerca della figura letteraria di DDG è una spinta così reale che costringe il lettore a chiedersi più volte se quel Paolo Vetri sia proprio Pierpaolo Vettori. Si tratta di un gioco letterario davvero ben riuscito che attesta tutta l’abilità dello scrittore.

Ciò che non hanno in comune è Laura: una figura che, in un primo momento, sembra essere una guida, in quanto incoraggiante e stimolante, ma che poi, a causa del male che la colpisce, si rivela essere la chiave vera e propria. La sua malattia, simile a quella di DDG, porterà il protagonista a vivere e vedere con i propri occhi ciò che questa può comportare alla persona che ne è affetta e le conseguenze su chi le sta accanto. È come se le due storie si sovrapponessero: la patologia di Laura si intreccia con quella di DDG generando dolore, sconforto, arrendevolezza. Sono proprio le pagine che hanno come musa Laura e la sua condizione quelle più dense e sentite; parole di tenebre e luce si infittiscono quando la realtà, che vede la donna dimenticare e sopprimere parole, immagini, momenti, si scontra con il ricordo, che è al tempo stesso mostro e speranza.


Siamo noi i distruttori. Noi che abitiamo il tempo. Dopo il nostro passaggio niente è più vivo, mobile, caldo. Rimangono solo i ricordi, simili a enormi monoliti preistorici, segnali muti di un’esistenza che la nostra testa di Medusa ha fissato per sempre. Credevo di vivere e non mi accorgevo che ogni istante guadagnato lo pagavo trasformando il mio passato in un deserto. Quanto darei per ritornare a quella sera d’estate quando Laura indossava un corto vestito nero nel cinema all’aperto di Sanremo. Vettori P., Un uomo sottile, Neri Pozza, Vicenza 2021 (p. 62)

La fuga dal dolore condurrà Paolo più volte lontano da Laura, ma più vicino a DDG, fino a trovarsi esitante davanti alla porta di quell’istituto di cura a Venezia. In quel momento Paolo dovrà decidere come affrontare i propri fantasmi, ma soprattutto quali: letterari, interiori o entrambi.

Un uomo sottile è un romanzo diverso, già a partire dalla forma. Vettori ha scritto un libro in frammenti, come un diario, ricco di descrizioni e riflessioni, solo apparentemente estemporanee, e con pochi ma concreti personaggi. Attraverso un linguaggio raffinato riesce a modellare i personaggi di DDG, mantenendone le identità. Questo sforzo non gli impedisce di realizzare una trama godibile, scorrevole e, a tratti, sorprendente. Inoltre, non trattandosi di una biografia, non è assolutamente necessario conoscere le opere di Daniele Del Giudice. Al contrario, uno dei fini ultimi del romanzo è proprio quello di presentare lo scrittore a nuovi potenziali lettori. D’altro canto, la rilettura con la conoscenza dei personaggi potrebbe rendere il racconto più intrigante e introspettivo.

L’intento di Pierpaolo Vettori era scrivere un libro per DDG, non su Daniele Del Giudice e il risultato non è solo un tributo, ma anche un’ode alla letteratura stessa.


Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo


Vettori P., Pierpaolo Vettori: Il mio incontro con Daniele Del Giudice, IL LIBRAIO.IT, 21 novembre 2021. [ARTICOLO WEB]

PDE Promozione, Pierpaolo Vettori | Un uomo sottile | Con Andrea Tarabbia, PDE promozione, 25 novembre 2021.