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  • Ingrid Alloni

Tutta la stanchezza del mondo, Enrica Tesio

Enrica Tesio, blogger e scrittrice torinese, laureata in Lettere a indirizzo cinematografico, fa la copy da quando aveva vent'anni. Nel 2015 ha pubblicato per Mondadori La verità, vi spiego, sull’amore, seguito da Dodici ricordi e un segreto, edito da Bompiani nel 2017. Nel 2019 ha pubblicato per Giunti la raccolta di poesie Filastorta d’amore. Rime fragili per donne resistenti, diventato uno spettacolo teatrale in giro per l’Italia. Ha tenuto diverse rubriche su La Repubblica e Donna moderna ed è molto seguita sui profili social.


La notizia delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, l'11 febbraio 2013, rappresentano un momento decisivo per la consapevolezza di Enrica Tesio: improvvisamente, sentendosi parte di un tutto e al contempo incredibilmente sola, Tesio si rende conto che non è stanca solo lei. Tutto il mondo è stanco, perfino il Papa.


Suddiviso in dodici capitoli, Tutta la stanchezza del mondo (Bompiani, 2022) si articola nella narrazione autobiografica di Tesio, che propone come protagonista la stanchezza. Nelle società occidentali di oggi, essere stanchi è una caratteristica comune a tutti, una condizione esistenziale socialmente accettata e addirittura necessaria per non essere considerati dei fannulloni. Lavoro, figli, casa, amore e sesso, comunicazione, dimensione social, sono alcune delle dodici fatiche che gli Ercole contemporanei devono sopportare.

Attraverso l'utilizzo di un'ironia acuta e imprevedibile, Tesio è capace di fare (sor)ridere nel racconto di situazioni personali semplici e al contempo esilaranti: tra aneddotica e riflessioni, infatti, si snoda nella descrizione di una vita normale e unica al contempo, una vita in cui possiamo riconoscerci nonostante le diversità, una vita in cui guardiamo noi stessi allo specchio e ci chiediamo che fine abbia fatto la semplicità del vivere.


Tesio si racconta attraverso avvenimenti del passato e del presente: il suo lavoro è costantemente accompagnato dalla fatica a sopravvivere come freelance e blogger, soprattutto in un mondo lavorativo a impronta imprenditoriale. Nella società della prestazione, luoghi comuni e tormentoni ci assillano ogni giorno: «tutti siamo utili, nessuno è indispensabile; gli esami non finiscono mai; ti insegnano a non splendere, tu splendi lo stesso; se hai ottenuto un successo vuol dire che era facile».

Poi ci sono i figli e la casa. Dalle faticosissime agende dei figli in tempi «a.C: avanti Covid», un incastro impeccabile tra scuola, sport, attività, feste di compleanno, tutti i genitori si sono trovati a convivere h24 con i propri figli, conoscendoli davvero. I mesi della primavera del 2020 diventano occasione per trasformare ogni angolo della casa in rifugio, per dare un significato speciale a ogni singolo metro quadro, oppure si trasformano in una gabbia in cui tirare le somme della propria vita domestica e familiare.


Ed è in questo contesto che il business del coaching esplode ancora più di quanto prima già non lo fosse. Oltre a trasformare la stanchezza in condizione normale, noi occidentali abbiamo tradotto la cultura orientale nella psicologia positiva. Forse per provare a dare alla stanchezza una parvenza di felicità. La società dell'happycracy è diventato il mondo degli happycondriaci, sempre alla ricerca di una felicità di cui non sono mai pienamente soddisfatti. In questo modo, la resilienza, vocabolo fin troppo abusato, è diventata una parola esausta e gli hashtag #fiorisci profumano di fiori di plastica.

Il grande alleato che permette tutto ciò è il mondo social, ovviamente. Gli adultolescenti che abitano questo territorio in cui tutto è possibile, si districano tra battaglie di opinioni personali, rivendicate come scienze assoluta e ricerca di conferme che diano supporto alla formazione dell'identità, proprio come accade nella fase adolescenziale della crescita. Per non parlare dei canoni estetici con cui ogni giorno i social mettono a dura prova l'autostima di ognuno: se negli anni Novanta le riviste di moda e la pubblicità costituivano il principale terreno di confronto, nei nuovi anni Venti la bellezza non riguarda solamente l'aspetto fisico, ma anche l'organizzazione della vita, l'estetica della casa, il fascino dei viaggi, la cura e la minuziosa attenzione dedicata a ogni aforisma che accompagna la bulimia di fotografie che postiamo ogni giorno.


Il mondo social è forse una fuga dal mondo reale, uno spazio in cui è possibile sottrarsi al peso della responsabilità. Anche diventare adulti, infatti, costituisce una fatica immensa: sempre alla ricerca di qualcosa oltre, in continua rincorsa del tempo che è sempre troppo poco, che sfugge velocemente, sommersi dagli impegni che si moltiplicano in maniera esponenziale, gli adulti hanno perso il sapore magico e lo sguardo incantato con cui i bambini si rapportano leggermente alla vita. Programmare una cena tra amici che vivono nella stessa città richiede mesi di infiniti messaggi su WhatsApp, scadenze, visite, aspettative scandiscono i ritmi frenetici delle settimane, anche il relax ha un suo posticino preciso nell'agenda della vita.


Il fenomeno concomitante alla continua interazione con lo spazio virtuale riguarda la progressiva perdita di efficacia della comunicazione. Più possiamo comunicare, meno comunichiamo. Se, come diceva il filosofo Feuerbach, siamo quello che mangiamo, per Tesio siamo quello che diciamo o che non diciamo, siamo le nostre parole e i nostri silenzi. Se siamo le nostre parole, siamo anche il significato che attribuiamo a esse: nulla per Tesio può essere più esemplificativo della risposta alla domanda: «Cos'hai? Niente.», pronunciata da un bambino, da un uomo o da una donna.


I neologismi che accompagnano ogni pagina, incastri fonici e semantici tra l'italiano e l'inglese, servono a Tesio anche per raccontare le sfere più intime della sua vita: tra il fenomeno delle bodysceme e quello dell'incazzodomino, si snodano racconti personali di sesso e amore (anche questi ambiti, purtroppo o per fortuna, sono segnati dal marchio della fatica). Non è infatti semplice sopravvivere a questi anni con la consapevolezza degli insegnamenti di generazioni passate rispetto al sesso e all'amore: l'invito costante al matrimonio, i moniti riguardo alla perdita della verginità, la sacralità del primo rapporto sessuale, hanno oggi un suono atavico. Tesio mette a confronto il suo processo di formazione accompagnato dalle raccomandazioni della madre e della sorella e si interroga rispetto a quello che dirà ai suoi tre figli. Anche da adulta, le raccomandazioni e i consigli non richiesti non sono mancati all'appello: da mamma separata, infatti, si trovava spesso in compagnia di amiche fiduciose rispetto alla nascita di un nuovo amore, come se restarne senza costituisse una lacuna da colmare.


Tesio non dà una soluzione, non scrive un libro precettivo. Descrive, narra, considera, propone, ma non conclude. Forse anche perché ogni conclusione assomiglia a una chiusura. Anche l'ultima fatica di cui scrive non è poi l'ultima: ognuno potrebbe continuare l'elenco, sapendo che la fatica proposta non sarebbe mai unica, ma un'altra persona potrebbe identificarsi con essa. Resta, invece, il dubbio se le fatiche possano essere superate, se esista un altro modo di vivere in questo mondo senza cercare di sopravvivere, annaspando tra impegni e frenesia. Pare che Tesio ce l'abbia fatta. Leggere per credere.