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  • Erika Gori

Se una notte d’inverno un viaggiatore, Italo Calvino

Aggiornamento: 4 apr

Uno dei classici della letteratura italiana novecentesca, che merita di essere letto almeno una volta nella vita, è Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, pubblicato nel 1979. Forse non tra gli scritti preferiti in un contesto scolastico dagli insegnanti, chi non ha letto a scuola Il sentiero dei nidi di ragno o Il barone rampante, collegando inevitabilmente da quel momento in poi questi racconti al nome dell’autore «Ah sì, Italo Calvino, quello del Barone rampante…», come avesse scritto solo quelle tre opere cui si dilettano a interpretare gli insegnanti di italiano. Eppure Italo Calvino vanta una produzione letteraria ampia e variegata, che osservata a posteriori presenta una versatilità non indifferente. Quindi perché si parla poco di questo volume, il racconto di una storia che si distacca nettamente dal consueto modo di scrivere di Calvino, di impostare la narrazione e il rapporto con i lettori? Perché quando si chiede «Hai mai letto Se una notte di inverno un viaggiatore?» non ci viene risposto «Cavolo, Calvino si è proprio superato, non ho mai letto un libro così!» dando inizio a una concitata disputa a riguardo?


Fino a prova contraria, Se una notte d’inverno un viaggiatore è pur sempre un libro, e come tutti i libri, o lo si ama o lo odia – anche Calvino stesso fluttua da una parte all’altra di questo binomio, annoverato dai critici come uno dei migliori scrittori del Novecento, ma al tempo stesso non apprezzato da tutti i lettori per la sua leggerezza e fantasia, scatenando ogni volta incredulità nei suoi fedeli – ma è senza dubbio un libro sui generis.


Per inquadrare questo romanzo è innanzitutto necessario partire dal contesto storico e letterario dell’autore.


Quello che abbiamo davanti è un Calvino maturo, ormai autore di tante opere di fama internazionale, che vanta collaborazioni con importanti quotidiani, reduce dalla fase neorealista e favolista degli anni Cinquanta e Sessanta. Raggiunta una certa notorietà, può permettersi di sperimentare, di osare e riuscire portare qualcosa di diverso, che si distacca dai topos letterari del suo tempo rompendo gli schemi della classica struttura narrativa di un romanzo. La narrazione non inizia raccontando una storia, ma raccontando la tua storia. Tu sei il protagonista e ti stai proprio accingendo a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino. Sei incuriosito e fremi dalla voglia di iniziarlo. Questo tu, ricorrente per tutta la narrazione, è il Lettore medio, identificabile con tutti – e con nessuno – perché non sono date da sapere le sue caratteristiche fisiche o culturali, non è volutamente rappresentato in alcun modo, proprio perché vi si potesse riconoscere chiunque.


Il protagonista non è solo in questo viaggio, ma è accompagnato da una figura femminile, la Lettrice, due figure allo stesso tempo antitetiche ma complementari. Lei è una lettrice di vocazione, sublimazione della lettrice media, la funzione dei libri per lei è quella della lettura immediata, non sono strumenti di studio o consultazione. Le loro vicende personali iniziano a intrecciarsi nel momento in cui si ritrovano a leggere lo stesso libro, intitolato proprio Se una notte d’inverno un viaggiatore dell’autore Italo Calvino.


Il romanzo è strutturato in modo che il Lettore – e la Lettrice – comincino di volta in volta, parallelamente, a leggere un racconto senza mai riuscire a finirlo, costretti a interrompere la lettura dopo solo poche pagine.


Strane coincidenze, avvenimenti fatali, colpi di scena, personaggi terzi glielo impediscono conducendoli puntualmente di fronte a una scelta: abbandonare oppure proseguire con un nuovo racconto. Ma ogni volta che un’alternativa viene esclusa – il romanzo cominciato e poi interrotto – l’altra si biforca a sua volta in due ulteriori alternative e così via. Sempre punto e a capo ma al tempo stesso procedendo in avanti. Riportando il senso su di sé, Calvino sostiene che ogni via scartata avrebbe potuto essere il romanzo che egli stesso avrebbe potuto scrivere ma non ha scritto, alla continua ricerca del vero romanzo. Insieme all’entrata e all’uscita di scena dei racconti, vengono introdotti atteggiamenti esistenziali che portano ad altrettante vie sbarrate. L’autore afferma inoltre, di aver voluto “rappresentare (e allegorizzare) il coinvolgimento del lettore in un libro che non è mai quello che si aspetta” facendo leva sul sentimento che nasce in ogni lettore quando si addentra in un mondo sconosciuto.


La fascinazione romanzesca che si dà allo stato puro nelle prime fasi del primo capitolo di moltissimi romanzi non tarda a perdersi nel seguito della narrazione: è la promessa d’un tempo di lettura che si stende davanti a noi e che può accogliere tutti gli sviluppi possibili . Calvino I., Se una notte d’inverno un viaggiatore, Einaudi, Torino, p.176

Sentimento quindi che raggiunge il suo momento più alto proprio nelle prime fasi di lettura, per poi perdersi con l’andare avanti nella narrazione. L’ipotesi di un libro di soli incipit potrebbe forse riuscire a mantenere per tutta la sua durata la potenzialità dell’inizio. Attraverso i dialoghi fra i personaggi o monologhi interiori, vengono disseminate lungo tutto il romanzo riflessioni sul ruolo di autore, sulla sua limitatezza e sul senso di esistere solamente se e quando una persona singola leggerà le sue parole, fino a giungere, nella parte finale, a un confronto su cosa sia la lettura per ciascun lettore.


C’è chi la vede come un’operazione discontinua e frammentaria, eseguita con fare disinteressato, chi sente il bisogno di rileggere cose già lette perché ogni volta riesce a cogliere particolari nuovi e prova emozioni differenti, chi si ricorda di ogni libro come uno e solo distinto dagli altri e chi invece sostiene che tutti i libri letti portino a un unico libro della vita. Per poi inaspettatamente scoprire alla fine che tutti i titoli dei romanzi iniziati dai protagonisti e mai terminati, letti di seguito formano essi stessi quello che potrebbe essere un nuovo incipit di un nuovo romanzo. La particolarità e la bellezza di questa opera si trova nella sua rottura con gli schemi del passato che porta a un’unicità letteraria fino a quel momento mai vista, in grado di scavare nei meandri dei sentimenti e delle menti di ogni lettore, perché in fondo la storia del Lettore diventa la storia della lettura stessa.