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  • Virginia Antoniucci

Romanzi rosa: una letteratura femminista


Dalla sua nascita il genere romance è trattato come narrativa di serie B, ma oltre le storie d’amore si cela la storia dell’evoluzione della società.


In questa XXXIV edizione del Salone del libro di Torino, sono stati accolti diversi ospiti illustri tra cui Anna Premoli e Felicia Kingsley, autrici del panorama italiano del genere romance, che hanno portato un tema che scotta: il romanzo rosa e il suo posto nell’editoria italiana.


Come citato in Breve Storia della letteratura rosa di Patrizia Violi (Graphe.it Edizioni, 2020), la letteratura rosa è un’incredibile fucina di best seller in vetta alle classifiche mondiali per un’industria da milioni di dollari già solo negli Stati Uniti. Eppure, ammettere di amare i romanzi rosa è ancora fonte di forti pregiudizi, soprattutto da chi ritiene, erroneamente, che la narrativa sia composta solo da romanzi impegnati.

«Molto spesso nell’editoria italiana si distinguono i romanzi rosa dalla narrativa, come se non ne facessero parte», ammette Felicia Kingsley durante la conferenza al Salone di Torino.

Ciò che circoscrive il romance a narrativa per donne è la forte percentuale di autrici e le protagoniste delle storie: solitamente eroine che attraversano un processo di trasformazione da crisalide a farfalla. Entrambe le motivazioni sono più che sufficienti per spronarci a difendere un genere letterario che, così come quello sessuale, è da sempre trattato come non all’altezza e debole.

Come ci spiega Anna Premoli durante il dibattito: «Il perché si chiami romanzo rosa è una cosa italiana perché i colori non esistono all’estero. Il rosa ha un’accezione italiana tipicamente femminile, quindi si chiama così perché viene associato al mondo femminile».

La scrittrice s’interroga se abbia ancora ancora senso parlare di romanzo rosa quando il pubblico si sta ampliando e le opere sono riconosciute come romanzi di genere con tematiche importanti.

Dopotutto il primo vero romanzo rosa è scritto da un uomo, Pamela di Samuel Richardson (Mondadori, 2016) ed è lo stesso Richardson a incoraggiare le amiche donne a dare sfogo alla propria creatività, influenzando generazioni di scrittrici e scrittori.


Per fare chiarezza il romanzo rosa nasce assieme alla narrativa romantica, in un’epoca di piena rivoluzione industriale e all’alba del movimento femminista, sebbene l’uguaglianza sociale sia ben lontana.

L’avvento della letteratura fatta da donne per donne non avviene per caso: grazie ai primi lavori in fabbrica, le signore del ceto medio e superiore guadagnano del tempo per sé stesse e il mercato si affretta a soddisfare questa nuova fetta di pubblico considerato dal gusto più delicato.

Ciò che caratterizza il romanzo rosa è un racconto incentrato sui sentimenti, il confronto tra la virilità mascolina e la femminilità soave, la tendenza alla descrizione dettagliata delle sensazioni fisiche ed emotive dei personaggi e un’eroina ribelle che insegue la sua felicità.

Nel corso degli anni il genere romance si è sviluppato intrecciandosi ai bisogni e le necessità della società contemporanea: negli anni ’50 la maggior distribuzione dei romanzi rosa avviene nei supermercati frequentati prettamente da donne; negli anni ’70 vediamo una prima trasformazione del personaggio maschile che assume modi più bruti e l’inserimento di scene di sesso anche esplicito fino ad arrivare agli anni ’80 in cui nasce la famosa collana italiana Harmony.

Da questa breve descrizione non si può ignorare come il romanzo rosa si sia incastrato alla perfezione in ogni decennio, riassumendo i desideri e la passione di gran parte delle donne dell’epoca con una strategia di distribuzione mirata.

È proprio la cura con cui si confeziona il prodotto e la mascolinità tossica, che nega l’emotività dell’uomo, che realizzano un terreno fertile per qualsiasi critica e disprezzo verso le opere di grandi autori e autrici.

Per capire l’aggressività a cui è sottoposta questo tipo di letteratura basti pensare che la stessa espressione dispregiativa Casalinga di Voghera, che simboleggia una casalinga annoiata di provincia, deriva dall’autrice Carolina Invernizio, rea di essere un’onesta gallina della nostra letteratura popolare per Antonio Gramsci, nonostante trattasse tematiche sociali di rilievo ma attraverso la penna di una donna.


Se da una parte viene deriso dalla fetta di lettori maschili che ancora additano l’universo femminile come frivolo, le critiche sono fioccate anche dalle stesse donne supportate dall’idea per cui la letteratura rosa sia ancora intrisa di stereotipi sorpassati e un concetto di sottomissione alla volontà dell’uomo che una donna di questo secolo non ha intenzione di perpetrare.

Il problema del biasimo odierno potrebbe risiedere nella comprensione del genere narrativo: non si può pretendere che Orgoglio e Pregiudizio, così come qualsiasi romanzo del passato, ricalchi i pensieri di una donna moderna e, se ci si immerge nelle opere romance degli ultimi anni, non ci si ritrova solo davanti a ragazze in balia degli eventi, ma anche a contesti di consenso, sana espressione di sentimenti e fiducia sessuale che la donna di oggi sente di necessitare.

Vero, il tema dei romance sono donne che cercano l’amore, che hanno bisogno di una metà per funzionare, ma non si limitano a questo: combattono per i propri diritti, compiono le proprie scelte con consapevolezza, contestano il sistema sociale ed elevano la sorellanza a un legame sacro.

«Il romanzo rosa offre modelli di consenso e conversazioni sul sesso e la sessualità raramente visti altrove», si confida Dr Smith a Bustle. «Il diritto sessuale è stato da sempre un privilegio esclusivamente maschile, ma, almeno nei romanzi rosa, adesso è ad appannaggio anche delle donne».

Grazie anche a chi ha avuto le forze di portare avanti il genere romance, le donne hanno rivendicato la propria sessualità prendendo parte all’emancipazione femminile quanto le icone televisive degli anni Novanta che hanno sdoganato il sesso e affossato il cliché della donna nata per sedurre.

Per citarne alcuni, non esisterebbe alcun Sex and The city senza i romanzi di Candace Bushnell o l’impacciato carisma fuori dagli schemi di Bridget Jones senza Helen Fielding. Libri ricchi di problematiche letti oggi, ma che furono uno strappo alla visione maschilista della donna vent’anni fa e portarono in scena qualcosa di nuovo e rappresentativo.

Questo fa la letteratura rosa: sfumata i contorni della donna rappresentata dal male gaze, accettandone ogni difetto.


Più che concentrarsi su un passato in cui non tutti si riconoscono, il riflettore è puntato a come si evolverà il romanzo rosa, tra chi lo bacchetta di non essere abbastanza inclusivo e chi si chiede che altro ci sia da raccontare.

Intanto cominciamo a chiamarlo con il nome appropriato: romance e non letteratura o romanzo rosa.

«Il rosa è un colore che va a circoscriverne il pubblico. Meglio la definizione inglese romance che va a definire la materia di cui si scrive, che può essere accompagnata anche da altre tematiche», rivela l’autrice di Non è un paese per single (Newton Compton, 2022).

E non si sbaglia: con il termine romance si va ad indicare una categoria che ha come perno le vicende romantiche, ma a cui attorno ruotano tecniche narrative differenti, linguaggi e stili che abbracciano altre branchie della narrativa, sfornando sottogeneri distinti dall’erotico al drammatico.

«Ci sono tantissime tematiche che meritano di essere affrontate», rincara la vincitrice del premio Bancarella con il romanzo Ti prego lasciati odiare (Newton Compton, 2012), che ammette che nel tempo si è affezionata al suo modo di raccontare il mondo femminile. «La commedia è uno strumento che si usa per parlare di tematiche molto serie […] Eppure per chi vuole scrivere d’intrattenimento c’è il preconcetto per cui ci si debba giustificare, come se l’opera dovesse per forza avere delle parentesi impegnate».

La tendenza a ritenere che le storie d’amore, soprattutto a lieto fine, non siano all’altezza per entrare nel panorama della narrativa sembra essere un odio cieco che sminuisce non solo tutta la letteratura in sé, ma anche l’istinto dell’essere umano ad indagare i sentimenti e le relazioni interpersonali. Eppure i giudizi non attecchiscono sul numero dei lettori in crescita.

Dal primo gennaio tra i dieci libri più venduti si presenta una buona percentuale di romance e, sempre secondo Bustle, nel 2016 ha rappresentato il 23% del mercato della narrativa negli Stati Uniti. Ed è stato stimato valere più di un miliardo di dollari all’anno, solo negli Usa.

Dopotutto non c’è filosofo che non si sia interrogato su cosa sia l’amore e, se dopo millenni continuiamo a convivere con il medesimo quesito, perché non viverlo tra le pagine di chi riesce ad interpretare i più reconditi desideri umani e ricostruire il motore dell’attrazione tra due persone nelle sue mille forme?

L’unica nota, che oltreoceano è già stata puntualizzata, è la presenza massiccia di autori e autrici bianche e il poco spazio a personaggi di differente etnia in un genere letterario che ha tutte le carte in regola per andare oltre le solite dinamiche etero normative e personaggi occidentali.

Ma qualcosa si sta muovendo. Un esempio è Alice Oseman, autrice della graphic novel Heartstopper (Mondadori, 2020), che sta spopolando con i suoi romanzi young adult che parlano d’amore, sesso e salute mentale con un cast di personaggi inclusivo sotto ogni aspetto, così come la sua comunicazione non è vincolata alle sole parole.

Un metodo di raccontare innovativo che tocca tutti con la stessa intensità…


Insomma, il romanzo rosa è un genere che non ha paura di sperimentare nuove metodologie di narrazione, presentando personaggi in continua evoluzione a rispecchiare una società una società sempre più variegata e che mira all’uguaglianza.

Il futuro del romance è quello di dipingere come degli impressionisti il momento e, finché esisterà, la curiosità dell’essere umano troverà sempre nuovi metodi per farlo.


Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo:


Breve Storia della letteratura rosa di Patrizia Violi, Graphe.it Edizioni, 2020

Il romanzo rosa è femminista? Conferenza di Anna Premoli e Felicia Kingsley, Salone del Libro di Torino 2022

La Fiaba Rosa di Francesca Lazzarato e Valeria Moretti, Bulzoni, 1981