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  • Tatiana Covino

Qualcosa nella nebbia, Roberto Camurri

Qualcosa nella nebbia è il terzo romanzo di Roberto Camurri in cui l’autore crea un perfetto intreccio tra finzione e realtà, tanto da far chiedere al narratore, e al lettore stesso, se ciò che accade sia qualcosa di reale. La storia è divisa in due parti: nella prima abbiamo una sorta di cornice che divide i vari racconti in cui, a parlare, è Roberto, uno scrittore insoddisfatto che odia il suo lavoro e la sua famiglia.

Dopo il successo del suo primo romanzo, decide di scrivere nuove storie ambientate a Fabbrico, un paese che non ha mai realmente visto.


Sono figlio unico e queste storie mi hanno salvato dal morire di noia. In realtà scrivo storie di provincia ambientate in un paese che non ho mai visto davvero, Fabbrico. Storie di emozioni e sentimenti, intimiste. Che speravo avrebbero riempito il vuoto, riempito il buco che ho sempre sentito tra lo sterno e lo stomaco. CAMURRI R., Qualcosa nella nebbia, NNE Editore, Milano, 2022, cit. p. 11

Oltre ad essere uno scrittore, Roberto lavora anche con i pazzi e, vedendo i loro comportamenti, inizia a pensare alle crepe che compongono l’animo umano:


Mi affascinano le loro crisi, quando escono da questa realtà per entrare in contatto con un dolore – un trauma – così forte da dover essere trasfigurato per poterlo gestire. Ho scritto un libro che parlava di come ci si possa sentire in gabbia di fronte all’infinito, ora, nei racconti che ho iniziato, sento che c’è qualcosa di diverso, qualcosa che non capisco. CAMURRI R., Qualcosa nella nebbia, NNE Editore, Milano, 2022, cit. p. 13-14

Nella seconda parte di Qualcosa nella nebbia vengono riportati i racconti scritti da Roberto: i personaggi sono tre e vengono resi reali dalle parole dello scrittore tanto che, egli stesso, durante la presentazione del suo libro, sembra riconoscere in una donna lo sguardo di Alice, una delle sue protagoniste, nonché gli occhi stessi di Fabbrico: «Gli occhi neri di una donna seduta là in fondo. (…) Erano quegli occhi a scrivere di me, a cui dovevo rispondere. Non lasciavano scampo, il mio destino segnato, lo stesso di Giuseppe, Alice, lo stesso di Jack.» I racconti sono sei e, in ognuno di essi, Roberto Camurri ci racconta storie di violenza, disperazione, storie di rapporti così intimi che trascendono le parole e i comportamenti: in modo concettuale riesce a scavare a fondo nel buco nero di questi rapporti, dove tutto è permesso e dove nulla viene giudicato.

I tre protagonisti, Alice, Giuseppe e Jack (in realtà si chiama Andrea ma, dopo un episodio avvenuto con una bottiglia di Jack Daniel’s, verrà soprannominato da tutti Jack) sono legati tra di loro da una forte intimità che sovrasta tutti i pregiudizi e che permette di potersi mostrare agli altri per quello che sono veramente, in tutte le loro debolezze. Ognuno di loro ha un forte trauma che li tiene ancorati al passato e soltanto nella città di Fabbrico riescono a trovare quel luogo sicuro in cui sentirsi al sicuro.

Alice è una donna che, in passato, ha avuto una carriera televisiva molto importante: nella sua prima apparizione nel romanzo, infatti, ha paura di camminare per le strade di Fabbrico e di essere riconosciuta. Verso la fine della sua carriera incontra un uomo che poi diventerà suo marito: per quanto quest’uomo sia dolce e gentile con lei, non riesce a riempire del tutto quel vuoto che continua a sentire. Un giorno, Alice viene contattata dalla sua manager: il suo ex fidanzato è morto in un tragico incidente e lei è stata invitata in una trasmissione televisiva per parlare della loro relazione. Questo ritorno riuscirà finalmente a colmare, anche se solo per un istante, il vuoto che sente perché si renderà conto di come quella vita sia una vita falsa, di come l’unica cosa veramente importante sia la sua famiglia: «Come falso è tutto quello che succede: l’abbraccio con la conduttrice che sbaglia il suo nome, le telecamere, gli sbadigli del cameraman, falso è il video trasmesso di lei e Alessandro sotto le coperte, le foto scattate all’esterno di un locale, i fotografi chiamati apposta, falsi sono i commenti che sente, i sorrisi e le parole che dice, falsa è la storia sul tatuaggio che dice di essersi fatta per lui, la felicità di essere lì». Abbandonato questo mondo di falsità, questo mondo che non le appartiene, Alice decide di tornare a casa immaginando suo marito fermo sulla soglia ad aspettarla, la cena pronta per lei. Ma, tornata a casa, subirà soltanto le botte da quell’uomo che aveva detto di amarla e che, invece, non ha nessuna pietà nei suoi confronti. Da questo momento, Alice deciderà di tornare a Fabbrico, l’unico posto dove si sente al sicuro, e da Giuseppe, il ragazzo che l’ha sempre amata ma che l’unico modo che ha per possederla è il sesso.

Giuseppe è un bambino che si sente abbondonato da suo padre, non riesce ad instaurare un rapporto con lui, a colmare la distanza che li separa; l’unico momento in cui riesce a sentirsi vicino a suo padre è quando lui è ubriaco. Qui, Roberto Camurri, ci racconta dell’ingenuità dei bambini, della loro purezza che li rende, in un certo senso, invulnerabili ai mali del mondo:

Le aveva detto che sua madre non voleva suo padre bevesse e lui non capiva il perché: quando suo padre beveva era divertente, giocoso, Giuseppe si sentiva amato e presente, a differenza di quando era sobrio e sembrava rinchiuso dietro un muro di silenzio che lo separava da lui, da sua madre e dal mondo. CAMURRI R., Qualcosa nella nebbia, NNE Editore, Milano, 2022, cit. p. 107

Questo muro invalicabile crescerà ancora di più con la morte di sua madre: Giuseppe non riesce ad avvicinarsi a suo padre in nessun modo, fino a quando non si suiciderà, lasciandolo solo. Soltanto dopo la sua morte Giuseppe riuscirà, in un certo senso, a creare il legame tanto desiderato con il genitore:


Giuseppe si sistema la cuffia e suo padre gli dà consigli, gli dice di tagliare i rami più piccoli prima di passare al tronco, tagliarlo in parti grandi il giusto per essere bruciate nel camino, nella stufa. Giuseppe vorrebbe rispondere che lo sa, non è la prima volta che è lì, da solo, a continuare l’unica cosa che prima facevano insieme. CAMURRI R., Qualcosa nella nebbia, NNE Editore, Milano, 2022, cit. p. 65

Con la figura di Andrea, invece, Camurri ci mostra quella che è la morte vista tramite gli occhi di un bambino: viene raccontata la morte di un cane e il profondo dolore di un bambino, il suo primo incontro con la morte e con l’accettazione del lutto e, allo stesso tempo, la negazione di questo: «Dentro di sé emozioni che non conosce. La voglia di piangere, il senso di impotenza, il dolore per qualcuno che è ancora lì con loro, la speranza che possa guarire, la certezza che Cipolla uscirà da quella porta sulle sue zampe, che gli salterà adesso come sempre, la certezza che morirà». La parte più straziante di questo racconto è quando Andrea scaccia via Cipolla per non farlo entrare in casa e, poco dopo, mentre fa il bagno, i suoi genitori gli dicono che il suo cane è morto: questo, per Andrea, sarà un punto cruciale, un senso di colpa che si poterà dietro per tutta la vita, senza mai riuscire a liberarsene veramente e forma la parte iniziale del suo trauma.


Il filo conduttore che collega ogni racconto con la realtà raccontata da Roberto Camurri è proprio la città di Fabbrico, una città reale, con una propria anima, in grado di custodire ogni segreto e di lenire ogni dolore:

Fabbrico, il paese che Camurri ci ha fatto conoscere con il primo libro, è sempre sullo sfondo, ma adesso è diventata una presenza più discreta, quasi un personaggio comprimario, ma soprattutto, Fabbrico ha fatto il salto da paese realmente esistente e facilmente identificabile nelle cartine geografiche a pura essenza dell’immaginazione dell’autore. Se vogliamo è un luogo rifugio pensato dall’autore, uno spazio privato in cui interagiscono personaggi reali e di finzione. CAMURRI R., Qualcosa nella nebbia, NNE Editore, Milano, 2022, cit. p. 50

La stessa città ci verrà descritta da Roberto Camurri in un’intervista in cui spiega com’è nata la Fabbrico di Qualcosa nella nebbia e cosa rappresenta per lui: «Quando ho iniziato a scrivere questo libro volevo scrivere una storia che parlasse di libertà e avevo bisogno di rendere Fabbrico un luogo in cui potesse succedere qualsiasi cosa. E, fondamentalmente, volevo rendermi libero di scrivere qualsiasi cosa. Da qui, la trasformazione di Fabbrico in qualcosa di irreale.»


Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo


CAMURRI R., Qualcosa nella nebbia, NNE Editore, Milano, 2022

BODI G., Qualcosa nella nebbia – Roberto Camurri, Senzaudio, 24 marzo 2022

CAMURRI R., 3 minuti 1 libro: Roberto Camurri presenta Qualcosa nella nebbia, Quotidiano la provincia di Cremona, 6 aprile 2022