Cerca
  • Sara Curzel

Papyrus. L’infinito in un giunco, Irene Vallejo

Un libro per chi ama i libri, le storie, il passato e tutto ciò che ci possono insegnare. È sicuramente questo e molto di più Papyrus. L’infinito in un giunco (Bompiani, traduzione di Monica R. Bedana), il saggio della filologa e scrittrice Irene Vallejo, diventato un bestseller arrivato alla quarantesima edizione in Spagna e tradotto in più di trenta lingue.


Un libro affascinante, pieno zeppo di storie, nel quale Vallejo copre ben 30 secoli di storia del libro, attraverso rimandi, digressioni, connessioni.

Papyrus è, prima di tutto, un libro che racconta molte storie. Già il titolo la dice lunga, perché le storie che questo saggio ci racconta partono proprio dal papiro e così la storia mondiale dei libri: è proprio da questa pianta che è iniziata la grande storia di quell’oggetto che ancora oggi amiamo tenere fra le mani e sfogliare, per farci trasportare in mondi sempre diversi.


Il primo libro della storia nacque quando le parole - ancora poco più di un soffio vergato - trovarono rifugio nel midollo di una pianta acquatica. Vallejo I., Papyrus. L’infinito in un giunco, Bompiani, p.47

È un libro sulle storie, ma non un libro di storia, quella che siamo abituati a studiare. Lo scopo di questo saggio è trasmettere la passione per la codicologia e per le persone che, attraverso i secoli, hanno avuto a che fare con i libri, creandoli e proteggendoli.

La porta d’ingresso è la leggendaria biblioteca di Alessandria, una città simbolo della lotta per il salvataggio dei libri e dell’aspirazione a diventare una biblioteca assoluta.


Ad Alessandria i libri erano il combustibile delle passioni. Vallejo I., Papyrus. L’infinito in un giunco, Bompiani, p.24

Da questo luogo di grandissimo cambiamento, grazie alla nascita della traduzione, Vallejo parla di superamento dei confini, della possibilità di conoscere altre culture e di come oggi la traduzione sia qualcosa di normale, naturale, sulla quale però non ci soffermiamo mai abbastanza a pensare a quanto fosse, in quell’epoca, qualcosa di totalmente innovativo e importante per le epoche future.

Papyrus è anche la storia di un viaggio che parte dalla Grecia, passa per le vie di Roma e di Ercolano e arriva ai giorni nostri, raccontandoci le storie che il libro ha attraversato durante i secoli, con una precisione filologica e storica che lascia trasparire il lavoro di filologa e scrittrice di Vallejo, ma anche con riferimenti pop e alla cultura dei giorni nostri, citando film, registi e scrittori contemporanei come Kurosawa, Coetzee, Ray Bradbury, Paul Auster, fra i tanti. È anche e soprattutto un viaggio nel passato, quello che fa Vallejo, verso tutto ciò che il presente può imparare dal passato, tutto ciò che i nostri antenati possono insegnarci.


Abbiamo necessità di conoscere culture lontane e diverse, perché in loro vedremo riflessa la nostra. Vallejo I., Papyrus. L’infinito in un giunco, Bompiani, p.222

In queste pagine mette tutta la sua passione per questi supporti che hanno fatto sì che ogni generazione, nel corso della storia, non dovesse ricominciare tutto da zero, ma potesse imparare da ciò che è successo, da ciò che hanno vissuto e sognato le persone in epoche anteriori.

Irene Vallejo, nel 2007, ha conseguito il dottorato europeo presso l’Università di Saragozza e presso l’Università degli Studi di Firenze, con una tesi sul canone letterario grecolatino e proprio in questa città italiana è nato il seme per la scrittura di questo saggio. Vallejo racconta che l’idea ha iniziato a farsi strada nella sua mente durante la sua prima visita alla biblioteca Riccardiana, dall’ammirazione ed emozione di poter reggere fra le mani un manoscritto originale di Petrarca del XIV secolo:


L'impulso di scrivere questo saggio forse fece capolino allora, davanti a quel libro di Petrarca che sussurrava come un dolce fuoco acceso. In seguito ho avuto tra le mani altri manoscritti in pergamena, e ho imparato a osservarli meglio, ma la mia memoria rimane aggrappata a quella prima volta. Vallejo I., Papyrus. L’infinito in un giunco, Bompiani, p.94

È anche un libro che racconta i libri prima della loro nascita, che ci mostra come venivano tramandati i racconti, la cultura, le storie, prima che questi potessero fissarsi su supporti fisici, tangibili. I materiali che hanno permesso la trasmissione della scrittura, dalla pietra, alle tavolette di argilla, dal papiro, alla pelle, alla carta usano la voce di Irene Vallejo per raccontarsi e per raccontare la loro storia. Il risultato è una sorta di epopea della conservazione della parola nei confronti dell’oblio.


In capitoli dedicati, Vallejo racconta anche la resistenza dei libri nei secoli e di tutte le volte in cui i libri, come oggetto fisico e come concetto, hanno corso il rischio di scomparire, prima di tutto per effetto del tempo, che man mano li andava deteriorando


[...] fino a che punto fossero fragili e difficili da proteggere i libri, all’epoca. Di ogni titolo circolavano pochi esemplari, e la loro sopravvivenza esigeva sforzi enormi. Gli incendi e le inondazioni, catastrofi piuttosto frequenti, li distruggevano irrimediabilmente. Il logoramento causato dall’uso, l’appetito delle tarme e le insidie del clima umido obbligavano, dopo un certo periodo di tempo, a ricopiare uno a uno tutti i rotoli delle biblioteche e delle collezioni private. Vallejo I., Papyrus. L’infinito in un giunco, Bompiani, p.231

Ma anche e soprattutto, per mano dell’uomo, mediante le forze del proibizionismo che hanno cercato di negare la libertà che i libri costituiscono. Attraverso il racconto delle Bücherverbrennungen, dei fondamentalismi, delle fatwa, dei saccheggi dei musei e delle biblioteche in Iraq e della biblioteca di Sarajevo, Vallejo ci racconta come i libri siano dei grandi sopravvissuti che sono stati capaci di salvarsi in molte situazioni avverse. Per questo Papyrus è anche un libro d’avventura, quella di moltissimi personaggi che stanno dietro le quinte della storia dei libri e che spesso non si conoscono, ma che i libri li hanno scoperti, ci hanno vissuto e si sono battuti per farli sopravvivere.


Ma non solo. È un libro che parla anche della figura della donna. Una parte del saggio è dedicata alle donne dell’antichità, alle quali Vallejo ha voluto fare un omaggio. Si parla delle donne dell’oralità, quelle che non hanno potuto imparare la scrittura, quelle del primo movimento di emancipazione femminile nella Grecia antica, di tutte le voci ribelli di donne che hanno sfidato le difficoltà riuscendo a fare teatro, storia, filosofia e politica e di tutte le donne che hanno avuto un accesso difficile alla cultura.


Vallejo mescola la parte di ricerca storica e filologica ad alcuni aneddoti riguardanti la sua vita, soprattutto da lettrice. È una storia d’amore, la sua, nei confronti dei libri, fin da quando se li sentiva leggere dalla mamma e dal papà prima di addormentarsi, fino alla scelta di studiarli e diventare filologa. Un amore che ha dato vita a un libro di storie, racconti, esperienze e di persone, le cui avventure diventano quasi degli strumenti che serve a intersecare altre storie. Una dichiarazione d’amore ai libri e alle persone che li hanno resi una magnifica realtà.