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  • Lucrezia Roviello

Pandora, Susan Stokes-Chapman

Un tuffo negli abissi di una losca Londra di fine ’700, giustapposto all’antica e misteriosa Grecia, questo è il mondo di Pandora di Susan Stokes-Chapman, edito da Neri Pozza e tradotto da Massimo Ortelio. La giovane autrice inglese cavalca l’onda dell’interesse editoriale rivolto all’arte e alla mitologia della civiltà ellenica, realizzando trame e sottotrame ricche di suspense. Sin dal titolo, Pandora, tratta inevitabilmente di una concatenazione di eventi nefasti che pongono al centro delle vicende la giovane Pandora Dora Blake, un buco nero che tutto attrae verso di sé e in cui tutto si perde.


L’opera nasce a seguito di un duro lavoro di ricerca da parte della Stokes-Chapman che, inizialmente, aveva due desideri ben chiari: ambientare la vicenda in un’epoca storica precisa, l’età georgiana (a lei molto cara), e fare della sua protagonista una creatrice di gioielli. Un elemento slegato da questa vicenda si è rivelato essere il fil rouge eccellente: il mito del vaso di Pandora, un mistero su cui lei stessa voleva indagare e che la stesura di un romanzo poteva essere l’occasione più creativa per farlo. Ecco così che nasce Pandora, un’impresa erculea, dal punto di vista della ricerca delle fonti e un ottimo romanzo in cui antichità e noir si fondono. I metodi di analisi utilizzati dai protagonisti, come la stratigrafia, sono stati realmente applicati da geologi dell’XVIII e XIX secolo e il periodo in cui tutto accade è storiograficamente rintracciabile: trattasi dell’invasione, mai realizzata, dell’Inghilterra da parte di Napoleone Bonaparte, pianificata una decina di anni dopo rispetto agli eventi narrati in Pandora (quindi tra il 1803 e il 1805). Il perché di questo slittamento di anni non è assolutamente da etichettare come un errore di dazione, ma è un geniale meccanismo: si apre il vaso di Pandora? Ecco che le disgrazie avvengono, si pianificano e prendono forma: ecco che un generale assetato di gloria decide di giocare a scacchi.


Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell’orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose.

Quella di Pandora è una Londra di fine Ottocento, sudicia, che sin dalle prime pagine sa di squallore e odora di rancido e fogna, fatta di traffici illeciti e patti saldati con una viscida stretta di mano che sa già di truffa con conseguente scazzottata: si sa, verba volant, scripta manent. Questa è la legge in cui è immersa la capitale inglese. Su questa lercia scacchiera, Dora Blake è una regina che si muove in tutte le direzioni, un fiore nero che sboccia sul foglio. Orfana dei due archeologi Helen ed Elijah Blake, la protagonista testarda più che ottimista è un’ambiziosa giovane in cerca di affermazione. Non a caso ha come compagno di avventure una gazza ladra dal nome Hermes (e qui ci sarebbe da strizzare l’occhio sia alla mitologia greca, in cui Ermes era il dio dei viaggi, dei mercanti e dei ladri, sia al mondo dei videogiochi, in cui Kassandra di Assassin’s Creed: Odyssey è guidata e protetta dall’aquila Icaro). La quotidianità della giovane donna è sempre messa a repentaglio dalla presenza dello squallido zio paterno, Hezekiah, un uomo che rispecchia in tutto e per tutto la Londra sopradescritta. Costui, temerario truffatore, affamato di soldi e malaffari, pare naturalmente portato a imbarcarsi in operazioni losche, una fra tutte il recupero del vaso di Pandora. L’antico mito non fa assolutamente sconti. Infatti, sin dall’arrivo a Londra del reperto archeologico, ecco che cominciano a far capolino strani eventi, che scoppiano nel momento in cui il vaso viene aperto: Napoleone intende invadere l’Inghilterra, Hezekiah viene travolto da una carrozza e i suoi uomini impazziscono e si ammalano, trascinandosi irrimediabilmente alla morte.


Edward non conosce altri mestieri e così ha continuato a fare la cosa che gli riesce meglio, decora libri in una stanza silenziosa e piena di candele per tenere lontana l’oscurità.

Il destino di Pandora – aliena dalla realtà dello zio – s’intreccia con quello del giovane Edward Lawrence, incuriosito da tutto ma al contempo terrorizzato dal buio, e dell’oscuro Cornelius Ashmole sedicente angelo custode di Edward, angosciato dai suoi stessi sentimenti. Edward entra in confidenza con Dora, la quale lo porta con sé nell’indagare sul misterioso vaso, probabilmente di provenienza illecita. Ciò di cui non tiene conto è, però, un dettaglio importante: il giovane aspira a entrare nella Società degli Antiquari e per farlo necessita di un grande saggio, qualcosa che potesse far scalpore: ecco che il piatto è servito.


Un gineceo letterario


Non serve una grande riflessione per farci enumerare le donne greche che sono state celebrate nella recente letteratura: dalla tristemente rassegnata Circe di Madeline Miller (Miller M., Circe, Sonzogno, Milano 2019), passando per la fedele Penelope di Margaret Atwood (Atwood M., Il canto di Penelope, Ponte alle Grazie, Milano 2018), fino ad arrivare alle più recenti – editorialmente parlando, s’intende – Galatea (Miller M., Galatea, Sonzogno, Milano 2021) e Medusa (Lynn H. Il Segreto di Medusa, Newton Compton Editori, Roma 2021). Un gineceo fatto di donne della mitologia, portatrici di saldi valori, condannate – a volte – a destini crudi, figli di punizioni che mai avrebbero meritato, Persefoni senza la gioia di poter tornare sulla terra, dimenticate da uomini che le hanno amate… le hanno amate?


In Pandora si delineano due donne: la Pandora-mitologica e la Pandora-protagonista. La prima (tra l’altro la prima donna secondo il mito) che scatena, in quanto punizione di Zeus per gli uomini, i misfatti più perniciosi, per cui la Speranza è un ulteriore male che si aggiunge. La seconda è colei che rimette le carte a posto, la quiete dopo la tempesta. Ecco, forse in Pandora compare un personaggio mitologico nel nome, ma umano e mortale nei fatti, portatore di un valore enorme: la razionalità. Ma non dimentichiamo che anche nei tempi ellenici, le donne, sono state emblemi di solidità, tanto nella finzione quanto nella realtà. Ipazia (per taluni martire del libero pensiero), brillante matematica realmente esistita e uccisa poiché «non era tollerata l’idea di una donna scienziata e colta», o Antigone che pur di perseguire la sua giusta causa (seppellire suo fratello), va incontro al destino fatale. «Tu la vita scegliesti, e io la morte» è una delle sue immortali battute nell’omonima opera di Sofocle.


Ma perché abbiamo bisogno di queste figure femminili? Dietro tutto ciò risiede una ricerca di ideali in un’epoca così confusa e piena di stimoli esterni, in cui ci perdiamo e spesso smarriamo la via. Abbiamo bisogno di Circe, Pandora (in questo caso di entrambe), Ipazia, Antigone, Medusa… di tutte quelle di cui si è narrato e di quelle di cui sappiamo ancora poco, abbiamo bisogno che queste figure riemergano dall’argilla dei vasi greci e vivano nella nostra contemporaneità, che siano dei validi esempi per le nostre generazioni e per quelle a venire.


«Il mito insegna che…»


Sicuramente la morale dietro il mito del vaso di Pandora è che, talvolta, delle gravi questioni è bene che restino nascoste poiché, se scoperte, potrebbero riservare delle gravi conseguenze. Questo è risaputo. Ma tirando le somme di Pandora di Susan Stokes-Chapman, non si può non sottolineare la dimestichezza dell’autrice nel chiudere tutte le vicende aperte, nel conferire una dignità anche a quei personaggi che sembrava non riuscissero proprio a ottenere (vd. la Lottie) e nel tenere con il fiato sospeso il lettore. Un punto a favore è la scorrevolezza con cui si vuole arrivare alla fine del testo, il concatenarsi di eventi che si sovrappongono per ingarbugliare ancor di più la trama e l’ambientazione ne è il miglior teatro. Pandora è una lettura consigliabile a tutti coloro che si destreggiano con il giallo/noir, ma è una palestra valida per chi desidera avvicinarsi a questo genere, è un gioiello per chi ama il mondo classico e per chi, come detto sopra, è alla ricerca di valide figure femminili… umane, ovvero che non arrivino a scomodare Sua Altezza Atena, nell’Olimpo.



Fonti che hanno supportato la scrittura dell'articolo

Atwood (Atwood M., Il canto di Penelope, Ponte alle Grazie, Milano 2018

Lynn H. Il Segreto di Medusa, Newton Compton Editori, Roma 2021

Miller M., Circe, Sonzogno, Milano 2019

Miller M., Galatea, Sonzogno, Milano 2021