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  • Diletta Cecchin

Morsi, Marco Peano


Un piccolo paesino delle valli piemontesi. Pochi abitanti, per lo più anziani, perché si sa dai posti così i giovani scappano. Tutti si conoscono. Tutti parlano, spettegolano. Eppure, dopo l'incidente, su quelle case e su quelle strade è calato il silenzio. Frasi smozzicate, dette a fior di labbra. Come dire l'indicibile? Come raccontare l'assurdo?

Questi sono gli ingredienti del nuovo romanzo di Marco Peano, intitolato Morsi e pubblicato a inizio anno dalla casa editrice Bompiani. Classe 1979, Peano è uno che di storie se ne intende. Editor della narrativa italiana per Einaudi, Morsi è il suo secondo romanzo, preceduto da L'invenzione della madre, pubblicato da minimum fax nel 2015.


La trama


Morsi si svolge nel 1996 a Borgo Loreto, poche case che fanno capo a Lanzo Torinese. Sonia, una ragazzina che frequenta la prima media, è costretta a passare gran parte della settimana a casa della nonna materna Ada. I suoi genitori si sono trasferiti altrove, perché per l'ennesima volta il padre ha perso e trovato un nuovo lavoro. Pur di non cambiare scuola e lasciare la migliore amica Katia, Sonia ha accettato questa soluzione: in settimana dorme da nonna Ada, durante il weekend raggiunge i genitori.

La vita con Ada però non è semplice. L'anziana non è la classica nonna che coccola la nipote con fiabe e manicaretti, ma una donna ruvida e severa.


Sonia ormai l'aveva capito da tempo: se le nonne delle sue amiche erano simpatiche vecchiette che si divertivano a fare le parole crociate o a sfornare deliziose torte di mele, la sua invece era qualcos'altro. Non frequentava neppure l'abbadia di Loreto per la messa; per forza in paese credevano fosse una masca. Peano M., Morsi, Giunti Editore S.p.A, Milano 2022, pagina 65.

A metà strada tra strega e guaritrice, nonna Ada conosce le erbe naturali e gli antichi rimedi. A lei si rivolgono gli abitanti di Borgo Loreto quando vengono colpiti da malanni di stagione o dai dolori tipici dell'età che avanza. E ovviamente Ada utilizza la medicina tradizionale per curare anche Sonia. Infatti, il giorno in cui la tranquillità delle valli è sconvolta dall'incidente che riguarda propria la scuola e la classe di Sonia, la ragazzina si trova a casa, costretta a letto dal mal di gola e dai papìn che la nonna le ha applicato vicino alla zona dolente.

Per questo Sonia non sa nulla. È solamente informata che la scuola chiuderà prima del previsto per le vacanze di Natale. Ma cosa è successo alla sua classe? Sonia riesce a rubare frasi sussurrate e mezze verità ascoltando i discorsi fra la mamma e la nonna. Scopre che la professoressa Cardone, insegnante di italiano, durante il tema si è chiusa a chiave nell'aula e di fronte a tutti gli alunni, sbigottiti e terrorizzati, ha fatto qualcosa di inenarrabile. Cosa non riesce a capirlo.

Non sapere è peggio che sapere, eppure Sonia si arrende e accetta di essere tenuta all'oscuro della verità. Fino a quando sarà la verità stessa a raggiungerla, per bocca di un ragazzino della sua stessa età.


Teo Savant abita nella stessa via di nonna Ada, qualche numero civico più in là. Vive in una cascina, dove i genitori allevano animali e vendono latte, salumi e formaggi.

Teo è un ragazzino di campagna, che conosce i ritmi degli animali e parla in dialetto. Questo lo ha reso vittima dei bulli fin dalla prima elementare e di conseguenza dell'indifferenza di Sonia che non vuole che i compagni la associno a quel ragazzino paffuto e timido.

Lanzo Torinese però è piccola, le occasioni sociali sono poche, e Sonia e Teo si ritrovano insieme a una merenda, organizzata per festeggiare l'onomastico di una loro vicina di casa. È proprio in questa occasione che Teo rivela a Sonia cosa ha fatto la professoressa Cardone.


Qualcosa di talmente assurdo e spaventoso che viene nascosto da tutti gli abitanti del borgo, convinti che si tratti di un episodio singolo. Ma ben presto, addentrandosi nella narrazione, capiamo che così non è.

Gli adulti, gli animali e anche le piante di questo piccolo centro sono colpiti da una malattia. La professoressa Cardone è stata la prima contagiata, la paziente zero. Ma ben presto le stesse sorti toccheranno a un carabiniere, alle galline nel pollaio di nonna Ada, ai genitori di Teo, e a tutti gli abitanti di Borgo Loreto.

Complice la nota nevicata di Natale del 1996, il paese rimane isolato e nessuno al mondo sa cosa sta accadendo agli abitanti di questo luogo che da tranquillo paesotto delle valli si trasforma in girone dantesco.

Nessuno è immune, tranne Sonia e Teo e proprio a loro spetterà il compito di sconfiggere il male che si annida fra le case, i fienili, le cascine. A loro toccherà guardare in faccia il mostro e testimoniare quanto avvenuto.



L'ambientazione


Sicuramente Sonia, Teo, nonna Ada sono i personaggi che popolano questa storia. Ma a mio parere il vero protagonista di Morsi è Lanzo Torinese, e in particolare Borgo Loreto. Luoghi che Peano conosce benissimo, avendoci trascorso le vacanze estive e natalizie durante tutta la sua infanzia, a casa dei nonni che proprio in queste valli vivevano.

Prima che con le parole, la storia narrata in Morsi inizia con un'immagine: la cartina di Borgo Loreto. Davanti agli occhi abbiamo la casa di nonna Ada, la cascina dei Savant. E poi la scuola, la caserma dei carabinieri, la stazione.

In questo caso sono i luoghi che definiscono i personaggi. In un'ambientazione del genere, chiusa fra le valli, difficilmente raggiungibile, ci aspettiamo una popolazione altrettanto riservata, richiusa in se stessa e nelle proprie tradizioni. Non scordiamo, inoltre, che le vicende narrate si svolgono nel 1996, quando non esistevano la fibra, gli smartphone e le notizie si conoscevano guardando il Tg1 della sera.

Degli abitanti di Lanzo, fin dalle prime pagine, il narratore dice:


Il semplice fatto di trovarsi all'imbocco delle valli boschive a cui dava il nome rendeva Lanzo e i suoi abitanti in certa misura permalosi: guai a dire male di quelle case, molte ancora di pietra; di quelle vie strette e tortuose perlopiù in salita, progettate per far passare i carri col bestiame; o di quei pochi negozi che vendevano qualsiasi cosa. Peano M., Morsi, Giunti Editore S.p.A, Milano 2022, pagina 12.

Come Stephen King non avrebbe potuto ambientare Shining in altro luogo se non un isolato albergo di montagna, allo stesso modo Marco Peano non avrebbe potuto trovare un luogo migliore di Borgo Loreto per sviluppare l'incidente.



L'incidente


Per ovvie ragioni di spoiler, non posso rivelarvi cosa fa la professoressa Cardone davanti agli alunni della propria classe. Ma vi posso garantire che è qualcosa al di là di qualsiasi possibile immaginazione, che vi lascerà totalmente spiazzati.

Marco Peano è riuscito a mettere in scena l'ultimo tabù rimasto all'uomo. Abbiamo sdoganato il sesso in tutte le sue forme. La violenza, perpetrata o subita. Conosciamo la malattia, il dolore. Quasi più nulla ci spaventa o ci scandalizza. Ma questo no. Spiazza. Disgusta e disturba. Il tutto accelerato da un linguaggio vivido, che sfocia nello splatter.

E l'aspetto ancora più disturbante è che non si tratta di un gesto volontario, ma di una malattia, che colpisce indifferentemente tutti: donne, uomini, animali, piante. Sicuramente ci vuole coraggio per far ruotare una storia intorno a una pandemia, per quanto limitata a poche case e poche strade.

In maniera inspiegabile, gli unici apparentemente immuni sono Sonia e Teo, due ragazzini, che dovranno fare i conti con la fine dell'infanzia. A questo proposito, Ilaria Tuti, in una recensione di Morsi per l'inserto Tuttolibri de La Stampa, scrive:


è un racconto pregno di antichi simbolismi, della delicatezza dell'infanzia perduta, che si affaccia sul mondo adulto e lo ritrae con lo sguardo di un bambino: spaventato, scevro da preconcetti, affamato, leggero. È una storia in cui la presenza degli adulti svanisce a poco a poco.

Influenze e stile


Ritengo che nella scrittura di Morsi, Marco Peano abbia subito l'influenza di tutto quel filone narrativo, ultimamente molto prolifero, che vuole elevare l'infanzia, raccontando storie di bambini o ragazzi che si trovano soli a fare i conti con un mondo privo di adulti. Pensiamo, per esempio, ad Anna, ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti. Qui la protagonista, Anna appunto, in uno scenario post apocalittico in cui gli adulti erano stati sterminati, partiva alla ricerca del fratellino.

Per quanto riguarda l'ambientazione, che abbiamo detto essere fondamentale in questa narrazione, l'isolamento di Borgo Loreto, dovuto alla conformazione geografica e accentuato dalla storica nevicata del 1996, mi ha ricordato i boschi di XY di Sandro Veronesi.


Peano ha raccolto quindi una pesante eredità ed è riuscito a comporre una storia diversa, non banale. Grazie anche a uno stile di scrittura diretto e realistico, che nulla lascia all'immaginazione e che garantisce ritmo e suspense alla lettura.

Come nei romanzi di Raul Montanari, i capitoli sono anticipati da brevi frasi estrapolate dal capitolo stesso. Non saltatele, leggetele, sono una sorta di mappa del tesoro. Come anche i dispacci che ogni tanto si inseriscono nella narrazione, fondamentali per comporre la storia. Piccolo indizio: è proprio lì che risiede il vero colpo di scena di Morsi!





Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo


Tuti I., La nonna che cura con le sue misture non sarà una strega, ma una “masca” sì, tuttolibri, 29 gennaio 2022 (p. IV)