Cerca
  • Paola Fontana

Mattatoio n. 5, Kurt Vonnegut

Si presenta come un romanzo fantascientifico, ma gli aspetti più significativi di Mattatoio n.5 non sono i viaggi nel tempo di Billy Pilgrim, né il suo soggiorno su Tralfamadore o i bizzarri abitanti di questo pianeta. L’avvenimento più rilevante del racconto è il bombardamento di Dresda, alla fine della Seconda guerra mondiale.


È l’insensatezza di questo conflitto il tema centrale del libro, lo sbigottimento di fronte alle scene dolorose a cui il protagonista assiste.


Ciò che rende questa esperienza straziante è che a viverla sono dei ragazzi. Lo suggerisce l’espressione che completa il titolo, la Crociata dei bambini: sono dei giovani fragili e completamente impreparati a dover affrontare la realtà atroce della guerra. La solennità del tema non impedisce all’autore di assumere un tono ironico, attraverso il quale mette in luce la goffaggine dei personaggi, di Billy in particolare. Questo stile non mitiga l’amarezza del racconto, al contrario sembra enfatizzarla gettando uno sguardo impietoso verso situazioni comiche e penose al tempo stesso, verso figure ridicole e sofferenti.


Billy è una di queste figure. Un personaggio che come gli altri non ha nulla di eroico, ma a cui anzi spetta una parte ingloriosa nella vicenda della guerra.


Billy è completamente in balìa delle circostanze, trascinato dagli altri, del tutto inerte. Anche nella vita successiva al conflitto mondiale, non si dimostra certo un uomo volitivo, né particolarmente acuto, né ambizioso. Il suo successo in ambito lavorativo – Billy è un ricco ottico – non è frutto di un talento o della determinazione, ma è del tutto fortuito.

Non vi è un finale sorprendente ad attendere il lettore nelle ultime pagine e nemmeno la morte del protagonista risulta inattesa. Questa viene infatti menzionata nel corso del romanzo come uno dei tanti momenti che Billy rivive nei suoi continui spostamenti temporali.


Nella narrazione non manca però una certa imprevedibilità, data proprio da uno svolgimento non lineare. Grazie a questo disordine cronologico, il lettore viene bruscamente trasportato da un evento all’altro. Questi può così aspettarsi un fulmineo cambio di scena, un improvviso salto in avanti o all’indietro. Lo strazio dei prigionieri di guerra può per esempio cedere il posto a un tenero momento dell’infanzia di Billy, che qualche riga dopo diventa un uomo di mezza età impegnato in una partita di golf. Tuttavia, è soprattutto la vicenda dei crociati bambini a richiamare l’attenzione di chi legge.

Vonnegut narra dunque l’esperienza della guerra in tutta la sua assurdità, ma invita anche all’accettazione di questa mancanza di senso.


Davanti a eventi improbabili e tragici, ricorre continuamente il commento del narratore, «così va la vita». In questo motto si esprime la consapevolezza dell’ineluttabilità del dolore e della morte, che costituisce il messaggio principale del romanzo. Ciò è chiaro già nel primo capitolo, dove si dice che opporsi alla guerra sarebbe come cercare di fermare i ghiacciai. E anche se fosse possibile fermare la guerra, non si potrebbe nulla contro la morte e il dolore, aspetti ineliminabili della vita. Non si possono prevenire le sofferenze future, né cancellare quelle passate: «tra le cose che Billy Pilgrim non poteva cambiare c’erano il passato, il presente e il futuro».


Gli umani sembrano così condannati a una condizione di passività, di totale impotenza.


Tutto ciò che ci resta è la possibilità di fantasticare un miracoloso regresso temporale che ci riporti al passato e cancelli la devastazione, un po’ come il film di guerra che Billy guarda partendo dalla fine: da questa prospettiva distorta sembra che i danni della guerra vengano riparati, che gli aerei abbattuti ritornino in volo, che i soldati in uniforme ritornino a essere dei ragazzi spensierati. Ma è ovvio che questa reversibilità è un’illusione. Anche se Billy può pellegrinare – come suggerisce il suo cognome – qua e là lungo la linea del tempo, non gli è consentito sfuggire agli eventi dolorosi dell’esistenza. L’eccezionalità del suo dono non lo sottrae al destino di tutti e sapere cosa accadrà in futuro non gli consente di cambiare le cose.


La visione del tempo dei tralfamadoriani conferma questa impotenza degli umani. La suggestiva metafora del blocco d’ambra comunica efficacemente questo concetto: come insetti intrappolati nell’ambra, ci troviamo incastonati – si potrebbe dire paralizzati – in un determinato momento. I tralfamadoriani non scelgono di rapire Billy per un motivo in particolare, né Billy sceglie di trovarsi a bordo di un disco volante, o nello zoo di Tralfamadore. Semplicemente tutto ciò accade, e l’unica opzione è vivere quel momento senza chiedersi – come fa ingenuamente Billy – perché le cose stanno così e non altrimenti.


Bisogna quindi rinunciare a dare a tutti i costi una spiegazione, a rintracciare delle cause, a individuare un legame tra gli eventi. Si deve così sopprimere un’esigenza tipicamente umana: «i terrestri sono bravissimi a spiegare le cose» dice un tralfamadoriano. Il bisogno di dare un senso agli avvenimenti si risveglia soprattutto davanti a situazioni tragiche, come il massacro di cui Billy è testimone durante la guerra. Ma di fronte a una Dresda affollata di cadaveri e devastata dal bombardamento c’è ben poco da spiegare: la ricerca di un significato si rivela superflua. L’unico commento sensato a uno scenario del genere è per Vonnegut il verso degli uccelli – «e gli uccelli cosa dicono? Tutto quello che c’è da dire su un massacro, cose come Puu-tii-uiit?» – indifferenti alla strage avvenuta. È un verso che sembra riflettere la spensieratezza di chi, come i tralfamadoriani, ha accettato una verità dolorosa e ha scelto di ignorare gli avvenimenti terrificanti del passato – e del futuro – per vivere intensamente i momenti gioiosi e piacevoli.


Vonnegut ci ricorda che gli eventi che viviamo sono in gran parte fuori dal nostro controllo.


Questa idea demolisce la presunzione del libero arbitrio e ridimensiona lo spropositato potere che ci attribuiamo in quanto umani. È anche un’idea che atterrisce, che scoraggia perché suggerisce l’inutilità di qualsiasi sforzo volto a una trasformazione del reale. In questo romanzo si racconta una terrificante realtà attraverso invenzioni fantascientifiche, si affronta un argomento tragico ricorrendo alle risorse della comicità e infine, si protesta contro la guerra ammettendo che essa è in realtà ineludibile. Una geniale combinazione di elementi contrastanti, il cui risultato è un libro struggente e spassoso insieme.