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  • Serena Votano

Mariana, André Aciman

Mariana, giovane studentessa di un’accademia d’arte, incontra Itamar e subito, sin dalla prima sera, è amore.

Lui sa come catturare la sua attenzione, la seduce con la sua risata magnetica. La guarda, è sua.

Mariana di André Aciman (Guanda, 2021) è una storia sull’adolescenziale amore, universale nel suo narcisistico modo di ripetersi.


È una relazione che esplode e divampa come un fuoco, una cosa senza significato: solo sesso tra due ragazzini, nella camera di lei. Eppure, per Mariana quel gioco di fare l’amore un significato ce l’ha.

Lui, da bugiardo qual è, passa subito alla prossima ragazza. «Wendy, Elisa, Ekaterina.» Lei, dal suo canto, ci prova ad andare avanti ma ogni notte, nel suo letto, a occhi chiusi invoca il nome di Itamar.

I due diventano presto sconosciuti, ex amici, senza spiegazione. Ma era davvero amore?

Mariana capisce presto di non essere mai stata innamorata, quello che più la ferisce è il senso di abbandono che ormai si è come attaccato alla crosta delle sue ferite. Così cerca di andare avanti ma ritorna sempre ai luoghi, ai profumi che le ricordano Itamar. Il suo «Itamore.»

Ma, tornasse indietro, sceglierebbe ancora una notte di baci e sesso con Itamar? Conoscendo il prezzo da pagare, si comporterebbe alla stessa maniera? Sì, subito.


Lo sapevi. Certo che lo sapevi. Lo sapevi fin dall’inizio. E lo sapevo anch’io. Ma non volevo vedere. Perché avevo troppa paura di scoprire come sarebbe stato vivere anche un solo giorno senza di te.

Suddivide la vita secondo il Tempo di Itamar: Vita Prima e Vita Dopo. E non desidera tornare alla Vita Prima di conoscerlo. «Voglio tornare a quella manciata di giorni meravigliosi quando letteralmente mi hai fatto innamorare di me stessa.»


Non è, dunque, il mancato amore a ferire Mariana. Non è alla ricerca di un risarcimento da questo, ciò che più l’attirava a lui era quel vortice di passione/possessione che, come una droga, le aveva mostrata una vita in cui finalmente era in grado di riconoscersi come donna. E si scusa quando è chiaro che dovrebbe essere lui a scusarsi della sua indifferenza, del suo affetto scaduto, di sé.

Il monologo di Mariana è la rivelazione del segreto del dolore. Siamo innamorati del nostro dolore, ci rifugiamo in esso e da esso traiamo forza, giustifica i nostri cambi d’umore. Mariana sa che Itamar non ritornerà, ma continua ad aspettare.


Dopo Chiamami col tuo nome, Cercami, L’ultima estate e altri romanzi, André Aciman, conosciuto come il maestro dell’eros, torna con un nuovo romanzo che si ispira a Le lettere di una monaca portoghese del 1669. Una donna scrive della sua dolorosa passione per l’ufficiale francese che l’ha disonorata e poi abbandonata. Con Mariana, l’autore cerca di indagare sul mistero invisibile che è il sentimento amoroso nella sua prima manifestazione.


Elio e Oliver, come Mariana facevano i conti con una febbre molto simile, sì, ma si trattava di un amore senza confini, senza limite alcuno. Non c’era bisogno di parole, di rivelazioni, di nomi.

Lo stile elegante e delicato dell’autore Aciman mostra, ancora una volta, il modo in cui la passione si rivela all’uomo e il modo in cui, come un veleno, circola nelle vene e scioglie ogni vanità.

Un romanzo di formazione dove impariamo a riconoscere, con lentezza, tutti i segnali dell’apparente amore, che inganna e ferisce, ma ridona la vita. Consigliato a chi ha voglia di ricordare, con nostalgia, il capitolo di un passato a cui ripensiamo finalmente con un sorriso. È l’amour toujours, ci siamo passati tutti. Adatto a chi è alla ricerca di una tortuosa lettura d’amore, in cui a fare da protagonista è l’infantile cuore spezzato, per lasciarsi trasportare dal commovente e adolescenziale sapore di una prima morte nel non amore.