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  • Tatiana Covino

La salita dei giganti, Francesco Casolo

La salita dei Giganti è il nuovo libro di Francesco Casolo, pubblicato a marzo del 2022. Nella nota dell’autore, veniamo a conoscenza di come sia nata l’idea di questo romanzo, incentrato su quella che è la vicenda dei Menabrea, i produttori della famosa birra omonima. Appassionato di escursioni in montagna, Francesco Casolo, durante uno dei suoi viaggi, si è recato presso la Fondazione Sella, dove ha potuto avere accesso all’archivio Menabrea, scoprendo lettere e fotografie che gli hanno poi permesso di ricostruire le vicende di questa famiglia e di narrarle:


Pochi giorni dopo sono tornato in Menabrea per una seconda visita e ho visto chiaramente quale dovesse essere la protagonista di questa storia: nelle fotografie c’era una bambina ritratta accanto alle sue sorelle, di cui avrei ascoltato la voce di ragazzina nelle lettere spedite dal collegio, poi, più grande, gli struggimenti da innamorata negli scambi epistolari col suo futuro sposo Emilio Thedy e, infine, di cui avrei apprezzato il tono da imprenditrice. (…) Avevo lettere e documenti a sufficienza per poterne immaginare motivazioni, sentimenti, emozioni. CASOLO F., La salita dei giganti, Feltrinelli, Milano, marzo 2022, cit. p. 410

La famiglia Menabrea è composta dai genitori Carlo ed Eugenia e dalle figlie Albertina, Genia (chiamata così per distinguerla dalla madre) e Maria, la più piccola. La storia dei Menabrea è molto interessante: dal 1500, l’azienda familiare, si occupava della vendita di tessuti; questo fino a quando Giuseppe, il padre di Carlo, non decide di iniziare a produrre la birra, percorrendo le orme di Zimmermann:

Per la nonna era colpa sua se il nonno aveva lasciato il negozio, e aveva ragione. Magari senza Zimmermann non ne avrebbe avuto il coraggio. La nonna, quando guardava dalla finestra, malediceva quella casa, oltretutto ce l’aveva davanti agli occhi. Diceva che Zimmermann era come le sirene, un incantatore, e che il nonno era stato ammaliato.

CASOLO F., La salita dei giganti, Feltrinelli, Milano, marzo 2022, cit. p. 61

Il birrificio Menabrea è stato fondato nel 1846. È sempre stato attivo e negli ultimi decenni ha vinto molti importanti premi internazionali. Oggi produce birre amate ed esportate in molti paesi, conservando la tradizione di quei pionieri con ricette antiche ma metodi e impianti di produzione moderni e sostenibili. Tra le sue linee più famose la 150° anniversario creata negli anni ’90 per celebrare l’anniversario.

Ne La salita dei Giganti, Casolo ci presenta quattro donne molto forti, caparbie, pronte a tutto pur di mandare avanti la loro famiglia, delle donne che riescono a sopportare il dolore e ad affermarsi nel loro importante ruolo. Eugenia è stata vicino a Carlo agli inizi dell’attività della birreria, sostenendolo sempre e credendo in lui anche dopo la sua morte: infatti, nonostante Eugenia sembri abbandonarsi alla vita sempre di più, riesce allo stesso tempo a mandare avanti l’azienda di famiglia, affidandola a un suo fratello per il tempo necessario per far sì che le sue figlie crescano. Albertina, la figlia più grande, andrà a studiare in un collegio in Svizzera, una lontananza che logorerà il suo rapporto con la sorella Genia, fino a diventare quasi delle estranee. Sarà proprio Genia a prendere in mano la birreria di suo nonno Giuseppe, affermandosi come una donna di affari insieme a suo marito Emilio, nipote di Zimmermann. Nonostante la presenza di queste quattro donne all’interno del romanzo sia forte e rilevante, La salita dei giganti non è un libro femminista che ha come scopo quello di affermare la figura della donna in affari indipendente. Casolo vuole raccontarci quella che è l’unità di questa famiglia, di una moglie e di un marito che si allenano per rendere grande la loro birra.

L’elemento sempre presente in questo romanzo è sicuramente la natura: nello stesso titolo, con il termine giganti, Casolo si riferisce alle montagne. La vicenda, infatti, si svolge tra Biella e Gressoney – La Trinitè: gli Squindo e i Menabrea, le famiglie rispettivamente della madre e del padre di Genia, erano gressonari che si erano trasferiti a Biella e avevano contribuito a collegare quest’ultima con il luogo che per loro restava sempre casa:


Era rimasta a origliare scoprendo che quegli uomini – almeno con suo padre, che da Gressoney se n’era andato molto giovane – non parlavano mai di come stavano in quel momento, ma di come erano stati prima: quando andavano a scuola, quando ridevano come pazzi nascondendosi fra le balle di fieno in alpeggio, quando saltavano giù dai pendii con le slitte nei giorni di neve. Quando si divertivano a provocare le valanghe e si buttavano giù dai dirupi prima che quelle li investissero. CASOLO F., La salita dei giganti, cit. p. 55

Nella descrizione della natura, Casolo riesce a catapultare il lettore in quel meraviglioso paesaggio montanaro, rendendolo partecipe non soltanto della bellezza, ma anche della tranquillità e dell’aria pura che si respira. Di particolare impatto è una della prime descrizioni dello scenario naturale che ci viene fatta attraverso gli occhi di Genia che, ancora molto piccola, decide di scalare la montagna insieme a suo padre per raggiungere Gressoney, rifiutando l’aiuto di un mulo; già qui è possibile immaginare la caparbietà e la forza di Genia, una bambina che non si lascia spaventare da nulla, pronta ad affrontare ogni difficoltà pur di rendere felice suo padre:


Genia si domandò quando e se avrebbe visto quelli che suo padre chiamava i Giganti, le vette del Monte Rosa che superavano i quattromila metri e che insieme al Monte Bianco, al Cervino e a poche altre erano le montagne più alte d’Europa (…) Aveva imparato a riconoscerle anche lei, ma solo da Gressoney: se si spostava in un altro punto panoramico e cambiava la prospettiva, ecco che non era più sicura di essere in grado di distinguerle. (…) Genia tornò a concentrarsi solo sulla salita, determinata a tenere fede alla promessa fatta, dopo tutte quelle sere a fantasticare con suo padre che un giorno, quando lei sarebbe stata grande, o semplicemente abbastanza grande, sarebbero arrivati assieme a piedi a Gressoney. CASOLO F., La salita dei giganti, cit. p. 45

La vicenda è ambientata nel 1882 e Casolo riesce a far inserire perfettamente il lettore in questa epoca, in particolar modo con il racconto di una grande fiera dove vengono mostrate per la prima volta le invenzioni della luce elettrica, del telefono e del cinema. Tramite la meraviglia dei personaggi, travolti dalla novità di invenzioni da noi oggi ritenute scontante, anche il lettore può cercare di immedesimarsi e fare un salto indietro nel tempo, stupendosi, in un certo qual modo, egli stesso e comprendendo meglio quella che era la situazione dell’epoca:


Nei giorni precedenti – Genia l’aveva saputo da sua madre – suo padre aveva provato il telefono, un apparecchio col quale, collegati da un filo, si poteva parlare attraverso una cornetta, anche stando molto lontani. Era stata fatta addirittura una telefonata in presenza del pubblico fra due persone, una al seminario e una dentro il Palazzo Comunale, a qualche centinaio di metri da lì. Genia aveva immaginato di giocarci con Albertina (…) si sarebbero confidate segreti che era troppo difficile dirsi guardandosi negli occhi. CASOLO F., La salita dei giganti, cit. p. 76

Nello scrivere la storia dei Menabrea, inoltre, Casolo ci riporta degli estratti di alcune lettere che ha ripreso dagli archivi Menabrea, permetto così al lettore di leggere in prima persona alcuni sprazzi della meravigliosa storia di questa famiglia e il loro prestigio nella città di Biella:


Pregiatissimo signore Carlo Menabrea, il 29 agosto 1882 gli alpinisti troveranno presso il Castello di Gaglianico la sua birra che fa onore non solo alla sua fabbrica ma anche a tutto il Biellese. Ma anche in altri generi di bevande i biellesi sanno distinguersi. I signor Carpano fa un vermouth particolare che mi si dice molto apprezzato dai conoscitori. Le invio quindi un piccolo saggio rinnovandole i miei sentimenti di profonda amicizia. Dal suo devotissimo Quintino Sella. CASOLO F., La salita dei giganti, cit. p. 71

Nella Salita dei Giganti Francesco Casolo è riuscito, con una scrittura fluida e priva di fronzoli, a far rivivere quella che è la storia dei Menabrea, facendo in modo che il lettore vivesse al fianco dei suoi personaggi, piangesse con loro e sognasse, come afferma anche La Stampa: «Francesco Casolo ricostruisce un’appassionante saga famigliare, epica e intima al tempo stesso, in cui le donne si ritagliano il proprio spazio nella storia con determinazione e coraggio».



Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo


CASOLO F., La salita dei giganti, Feltrinelli, Milano, marzo 2022

UNIONE INDUSTRIALE BIELLESE

LA STAMPA, La salita dei giganti, 14 aprile 2022