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  • Axel Bongiovanni

L’isola dei ricordi, Massimo Pallottino


Sulla soglia dei sessant’anni, Massimo Pallottino pubblica con peQuod edizioni L’isola dei ricordi, suo primo romanzo «memorialista». Pallottino, lucano di Rionero in Vulture, classe 1962, è un autore piuttosto noto per i gialli, genere a cui appartengono le sue precedenti e apprezzate pubblicazioni: Io aspetto nel buio (2006), Un rebus per uccidere (2010) e Nell’anno della sindrome di Rhee (2012), tutte per peQuod.


Con L’isola dei ricordi l’autore cambia decisamente prospettiva, orientandosi sempre più verso «l’interno», verso una scrittura intimista capace di cogliere, nella loro delicata essenza, ricordi, sensazioni talvolta fugaci, emozioni per lungo tempo sopite. Nella prefazione al romanzo, Pallottino rivela:


«Questa storia comprende avvenimenti reali ed altri frutto della fantasia. Per cominciare, è vero che al termine di diverse sedute di ipnosi regressiva a cui mi sono sottoposto sotto la guida di un medico di … ho scoperto di essere stato in una vita passata il proprietario di un albergo in un’isola delle Ionie […]; come è pur vero che una donna sulla cinquantina nativa dell’isola di Lefkada, che ho conosciuto nell’albergo dove ho trascorso otto mesi, mosso dalla curiosità di conoscere quella terra che mi avrebbe ospitato in una mia precedente esistenza, alle primi luci dell’alba di un mattino d’inizio luglio ha abbandonato l’isola e con essa la sua famiglia e il suo fidanzato promesso sposo per fuggire in Italia con uno skipper di Ferrara» (p.7).

L’origine del romanzo è dunque triplice: una seduta di ipnosi regressiva, un viaggio nell’isola di Lefkada e l’incontro «casuale» con una donna del luogo, quella che sarà poi la protagonista de L’isola dei ricordi. Sofia, questo è il suo nome, ci si presenta, nella prima parte del romanzo, ambientato a Ferrara, come una donna ormai adulta. Appena diciottenne, abbandona la sua famiglia e il suo fidanzato e promesso sposo, Yannis, e fugge dall’isola greca in cui è cresciuta, Lefkada, per sposare Lorenzo, uno skipper lì di passaggio, e trasferirsi in Italia. Il fantasma della sua vita passata, tuttavia, è paziente. Attende e vive in Sofia e continua a nutrirla di memorie che si riverberano nel nome di battesimo che lei e Lorenzo danno al figlio: Yannis. Lo stesso nome di quell’amore ormai perduto. Gli anni passano, il piccolo Yannis cresce, va a vivere in Canada e lì sposa una giovane americana. Nel frattempo, in Italia, la storia con Lorenzo finisce e Sofia non ha più nessuna scusa che la trattenga dall’intraprendere un viaggio verso la sua terra natia mai dimenticata: l’isola greca di Lefkada, nelle Ionie.

È un viaggio alla riscoperta di luoghi e memorie; «luoghi fatti di memoria», popolati di personaggi le cui esistenze si intrecciano come fosse inevitabile. Come se il destino li avessi portati lì, su quella piccola isola del Mar Ionio, per rivelare a ciascuno qualcosa. È così che, tra una violoncellista priva di vista, l'equilibrista di un circo, un fisico teorico dei sistemi e un giramondo la cui «missione» è ascoltare gli altri e le loro storie, fa capolino un personaggio che i lettori abituali di Pallottino riconosceranno. Si tratta di Sergio Stoppani, ex detective protagonista di Un rebus per uccidere e Nell’anno della sindrome di Rhee, che non rinuncia a un cameo nella storia di Sofia.


Il ricordo è il tema focale della storia, vissuto con nostalgia spirituale, continuamente evocato da pennellate di parole che disegnano memorie, subito coperte da altre pennellate e altri ricordi, in una discesa vertiginosa lungo le radici delle esistenze. E giù, nel tunnel delle rimembranze, in un climax di suggestioni sempre più «tattili», si ha la sensazione di riuscire quasi a ricomporre il puzzle. Si ha la sensazione di essere sul punto di afferrare il quadro complessivo, di recuperare ciò che sappiamo ma che abbiamo dimenticato e che sta lì, sulla punta della nostra lingua. Ma che, tuttavia, rivela la sua natura evanescente di miraggio quando proviamo ad afferrarlo. Il tema del ricordo ha antenati illustri, a cominciare da Proust e il suo Alla ricerca del tempo perduto, in cui la rievocazione intrisa di malinconia assume i connotati di una ricerca del passato ma anche di ciò a cui il presente tende.

Ma vi è, in Pallottino e nella sua opera, anche qualcosa che lo avvicina alla letteratura memorialista del nostro paese, da Da Ponte a Silone, passando per Primo Levi.

L’isola dei ricordi è, sì, ben lontano dalla narrativa «del mistero» a cui Pallottino aveva abituato i suoi lettori, ma non rinuncia, o forse non può fare a meno, di instillare in chi legge quel senso di sospensione, di ineffabile. E così, tra le pagine di questo romanzo breve e denso, ci si ritrova immersi nel biancore delle scogliere di Lefkada, l’antica Leucade, «la Bianca», che riflette il sole delle undici, che ti costringe a stringere gli occhi a questa luce accecante. E le scaglie di mare all’orizzonte sembrano dirti: «Abbandonati. Abbandonati alla memoria di te stessa o te stesso».

Ancora, vi è il tema del confine tra l’isola, «nido» perduto degli affetti e di una gioventù ormai volata, e il fuori, una storia già tracciata e che sembrava irrinunciabile. E invece Sofia, con coraggio e una consapevolezza profonda, decide di rendere reversibile il processo. Questo è, in ultima analisi, il senso del suo viaggio: riprendere i fili laddove sono stati bruscamente tagliati molti anni prima.

Si tratta, forse, di fare un passo indietro? Di riavvolgere il nastro? Non credo. In effetti, la permanenza a Lefkada di Sofia è più un immergersi negli abissi inseguendo qualcosa che affiora in superficie, che una semplice rievocazione di luoghi, momenti e situazioni passate.

Ma il viaggio de L’isola dei ricordi ha anche una dimensione più concreta. Il tentativo, questo sì, da detective, di ricostruire le storie di chi era lì con Sofia prima che questa partisse per il suo personale percorso. E di ricostruire, in primo luogo, la storia di Yannis, il primo amore, e dei suoi progetti divenuti, in un passato cristallizzato nell’ambra, i progetti di Sofia. La Casa dei Poeti, l’Aeroclub; le due grandi passioni di Yannis, il volo e la poesia, che poi, a ben guardare, tanto distanti non sono. Ma Pallottino non si limita a questo. Lungi dal narrare soltanto le vicende e la ricerca privata di Sofia, l’autore inserisce nel romanzo una serie di indizi che permettono di scorgere una visione unificatrice che interessa tutti e tutte, nessuno escluso.

E così, in occasione di un dialogo sulle note del violoncello di Aphia, anche la fisica quantistica entra in ballo, e si accarezza l’idea che «dopo il dissolvimento del corpo la coscienza umana continuerà a vivere, su un piano differente di esistenza» (p.51). Insomma, non sarebbe la vita la patria dei ricordi ma l’universo fisico e le sue particelle. E la coscienza, capace di sopravvivere alla morte del corpo, potrebbe stare lì, a galleggiare pigra nel nulla, come un’isola fatta di ricordi.

Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo


Pallottino M., L’isola dei ricordi, Pequod, Ancona 2021

Battaglia M., Recensione libri: L’isola dei ricordi di Massimo Pallottino, MyDreams.it, 2 marzo 2022

Redazione Zoom Magazine, L’isola dei ricord: il romanzo della memoria dello scrittore Massimo Pallottino, Zoo Magazine, 23 febbraio 2022

Paoletti V., L’isola dei ricordi di Massimo Pallottino, Comunicati Cultura, 24 febbraio 2022

Rolles F., L’isola dei ricordi, il primo romanzo ‘memorialista’ di Massimo Pallottino per edizioni peQuod, Talk! Media, 22 febbraio 2022