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  • Marica Felici

L'Eneide di Didone, Marilù Oliva

L'Eneide di Didone è il lavoro più recente di Marilù Oliva. Dopo il best-seller, edito per Solferino, L'Odissea. Raccontata da Circe, Penelope, Calipso e le altre (2020), Oliva torna a esplorare l'epica eroica filtrandola attraverso gli occhi delle donne che la abitano. Quella della riscrittura di storie classiche dal punto di vista dei personaggi femminili, che dalle zone periferiche si spostano al centro delle storie, prende piede dagli anni Settanta con il nome di herstory. La nozione di herstory, all'interno della letteratura femminista, è utilizzata per indicare la necessità di (ri)scrivere le storie in modo tale da metter noi stessi all'interno del testo e, di conseguenza, nel mondo e nella Storia (Cixous, 1976). Ed è Didone, regina di Cartagine, a essere al centro della narrazione con il libro di Marilù Oliva. Come si evince dal titolo, L'Eneide di Didone rivede la celeberrima storia di Enea e Didone così come raccontata dall'autore latino Virgilio nel IV libro della sua Eneide. Quello che Oliva fa è attendersi il più fedelmente possibile al racconto originario, traducendo direttamente intere sezioni del testo virgiliano, ma arricchendolo con le emozioni e i pensieri di Didone. Ne emerge un ritratto estremamente possente della regina di Cartagine, che – a essere onesti – le fa molta più giustizia di quanto non faccia l'opera latina.


Il IV libro dell'Eneide di Virgilio e L'Eneide di Didone di Marilù Oliva partono dallo stesso punto: a causa di una tempesta, Enea naufraga sulle coste cartaginesi. Qui, secondo le antiche leggi dell'ospitalità, viene accolto dalla regina del luogo, Didone. Durante i banchetti imbanditi in onore degli esuli troiani, Enea racconta alla fenicia reggia tutte le peripezie affrontate dal suo popolo, a cominciare dalla caduta di Troia a causa dell'inganno del cavallo macchinato dai Greci. Progressivamente, la Didone virgiliana si innamora di Enea, e finirà per cadere vittima di questo amore che brucia come il fuoco. Follia d'amore è quella che si impadronisce della regina, che inizia a prestare sempre meno attenzione ai compiti istituzionali, e la costruzione di Cartagine ne risente. A questo punto la dea Giunone, per continuare ad ostacolare Enea e per tutelare la sua protetta, Didone, decide di fare un patto con Venere, madre dell'eroe che, seppur voglia vedere avverarsi il destino che il Fato ha voluto per il figlio, non può che assecondare un amore.


Le due dee, quindi, fanno in modo che Enea e Didone consumino il loro amore, e inizino una relazione. Purtuttavia, a Enea si palesa il momento di proseguire il suo viaggio che lo condurrà su suolo italico dove suo figlio Ascanio fonderà la città di Alba Longa, dalla quale nascerà lo straordinario Impero Romano. Che cosa fa dunque l'eroe? Mosso dalla sua proverbiale pietas, abbraccia il suo destino, ci dice Virgilio. Il codardo, ci risponde invece Oliva. Mette insieme una flotta in fretta e furia, e si prepara a salpare durante la notte senza dire nulla alla sua amante. Ma l'odiosa Fama, che tutto sa e tutto svela, fa giungere la notizia alle orecchie di Didone che, furente e amareggiata, accusa Enea di insensibilità e ingratitudine, promettendo una vendetta che si abbatterà sull'eroe e sulla sua stirpe – preannunciando, così, le guerre puniche. Enea salpa, e Didone, non potendo sopportare l'abbandono, si getta sulla spada ponendo fine alla sua vita. Ma se le cose fossero andate diversamente e la grandiosa regina non si fosse uccisa, come continuerebbe la sua storia? È questo il meraviglioso racconto epico che Marilù Oliva ci presenta nell'Eneide di Didone che porterà la personaggia, come vuole il nominativo femminile utilizzato da Marina Pierri, a espandere oltre i confini – personali e terrestri – un'esistenza che grandiosa lo era già. Ed è proprio per questo che Oliva decide di riscrivere la storia dell'Eneide: Virgilio sminuisce la figura di Didone rendendola una donna che si fa prendere dal furor d'amore dimenticandosi chi è e da cosa viene. Lei, che si è messa a capo di un manipolo di esuli fenici per sfuggire alle violente persecuzioni del fratello Pigmalione il quale, per impadronirsi del potere, uccise lo sposo di Didone, il re Sicheo. Una guerriera, di impeto e d'addestramento: Didone ci viene raccontata come una donna decisamente poco femminile, ovvero poco avvezza alle frivolezze e abitudini che la cultura patriarcale riserva loro. Al contrario, Didone si è sempre distinta nel combattimento, allenandosi alle armi sin da bambina, e nella fermezza d'animo e intelligenza necessarie per guidare un intero popolo verso nuovi lidi, arrivando a dare vita ad uno dei più grandi regni del passato, quello punico. Eppure, Virgilio la trasforma in una fragile creatura che si abbandona al dolore. E Marilù Oliva non ci sta.


Nell'Eneide di Didone, la regina non è un semplice strumento narrativo che serve a fare avanzare la storia del protagonista, ruolo che tipicamente ricoprono gran parte dei personaggi femminili. No, lei è la protagonista della sua storia. Folgorante è la personalità della regina di Cartagine così come ce la mostra Marilù Oliva: non succube dell'amore per Enea, che anzi non ama affatto, ma vela dispiegata che si apre all'amore materno per Ascanio, a quello complice per l'adorata sorella Anna, e a quello passionale per Ilioneo, consigliere di Enea. Risoluta, decisa, intraprendente, e più astuta di Ulisse, Didone mette se stessa al servizio di coloro che ama. Ma la Didone di Oliva fa un ulteriore passo nel suo viaggio eroico: decide che nulla vale quanto l'amore per se stessa. Una vita passata al servizio degli altri, seppur quelli che ami, è comunque una vita vissuta senza avere il baricentro fissato su se stessi. E, alla fine, Didone si rende conto che solo seguendo quello che desidera veramente sarà felice. Dunque, decide e agisce – in un modo che non vi svelo – per se stessa.

È questo il punto fondamentale dell'Eneide di Didone di Marilù Oliva: reclamare lo spazio, emotivo e fisico, per essere ed esistere. Nonostante le ingerenze tipiche del vivere in una società patriarcale, alzare la propria voce e decidere di esserci, nel mondo e nella storia, per noi stessi.

Questo spazio che Didone occupa lo condivide con due dee, Giunone e Venere, che manifestano le loro intenzioni, presentandole ai lettori attraverso le loro voci. Intenzioni che sono però, per la maggior parte, egoistiche e prepotenti come conseguenza del loro essere ineluttabili divinità che, seppur percorse e scosse da sentimenti estremamente umani, come rabbia ed invidia, battibeccano usando gli umani come pedine di un infinito gioco del quale gli sventurati mortali non conoscono le regole. Ed è proprio attorno a questo elemento che si delineano e spiccano i capitoli scritti dal punto di vista di Didone: l'incomprensione delle due dee per il concetto di mortalità e quello che comporta per la vita degli esseri umani rende la voce di Didone limpida, pur quando i suoi pensieri sono turbati da domande, dubbi, e decisioni da prendere. In questo contesto, è estremamente semplice per i lettori simpatizzare ed empatizzare con Didone, creando un livello di partecipazione emotiva che ci sprona a metterci nei suoi panni, e a farci ispirare dalle sue avventure e azioni. La società è fatta di regole che a Didone non sono mai piaciute, e verso la fine del suo viaggio eroico – che poi, ve ne accorgerete, non è altro che un nuovo inizio – lei queste regole le ha cambiate.


«Bene, noi stravolgeremo questa normalità. Sono gli uomini e le donne che fanno le consuetudini. E le consuetudini restano finché non arriva qualcuno di coraggioso a cambiarle» (239), dice Didone ad Ascanio quando il giovane si preoccupa di contravvenire alle norme della società sposando una donna più grande di lui. Ma qui Didone sta parlando anche a tutte e tutti noi che leggiamo: che possiamo armarci di coraggio e definire il corso del nostro destino, indomiti come l'errante regina fenicia.



Fonti che hanno supportato la stesura dell'articolo


Cixous H., The Laugh of the Medusa, Signs: Journal of Women in Culture and Society, 1976, p. 875

Diaz Morillo, E., Making Herstory: A Reading Of Miler's Circe and Atwood's Penelopiad, Journal of the Association of Young Researchers of Anglophone Studies, 2020, pp. 9-25

Pierri M., Eroine. Come i personaggi delle serie TV possono aiutarci a fiorire, Tlon, 2020

Trotta G., Virgilio, Eneide, libro IV, Latinamente.wordpress, 16 maggio 2009