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  • Paola Chiesa

L'aria intorno a noi, Tom Malmquist

L'aria intorno a noi è il primo romanzo di Tom Malmquist tradotto in lingua italiana e edito da NN editore ma il secondo, in ordine di apparizione sulla scena letteraria, per il poeta svedese.

La sua opera d'esordio, in realtà, è un romanzo autobiografico intitolato In Every Moment We Are Still Alive che è stato vincitore di diversi premi e segnalato dal New York Times, il 29 gennaio 2018, come uno dei dodici libri raccomandati della settimana.

NNE ne ha già annunciato la traduzione, così che presto potremo leggerlo anche in italiano.


Quando ho chiesto di poter recensire L'aria intorno a noi, l'ho fatto praticamente a scatola chiusa.

Mi sono lasciata guidare dalla passione per il nord Europa, per l'investigazione in stile true crime che ho in effetti percorso insieme all'autore, ma non sapevo davvero esattamente a cosa stessi andando incontro.

Di fatto, è stata una scelta felice, che mi ha messa subito in sintonia con il racconto. Una scatola sigillata che viene aperta è anche, infatti, l'istante da cui ha inizio un’indagine narrativa che si dipana nel tempo e che segue, da un lato, l'attualità della ricerca della verità, dall'altro, la storia delle persone coinvolte a vario titolo in un avvenimento che ha occupato le cronache locali.


È il giugno del 1991 e a Huddinge si avvicina il solstizio d’estate. La luce del sole di mezzanotte, però, è oscurata da un cupo fatto di sangue: il ritrovamento di un cadavere, il cui viso è completamente sfigurato, all’interno di una grotta. Pochi giorni dopo, la vittima viene identificata: si tratta di Mikael K. un uomo qualunque, un impiegato delle Poste solo e solitario, le cui vicende non sono mai state del tutto chiarite: né quella della sua vita, né quella della sua morte.

È il 2010, invece, quando Tom Malmquist apre uno scatolone e, scartando i piatti che serviranno per una festa di compleanno, ritrova casualmente il trafiletto che il giornale della città dedicò allora al delitto.


Quasi nello stesso istante entra in gioco una delle vere protagoniste di tutto il romanzo: la memoria.


Attraverso i propri ricordi, Tom ritorna a quell’estate fatta di BMX, di rapporti contrastanti con un padre anaffettivo o comunque incapace di esprimere le proprie emozioni, di hockey, di un tentativo di suicidio abortito. Tom ricorda vagamente quanto avvenuto, ma rivede con chiarezza il suo sé tredicenne rimasto immobile e senza parole davanti al nastro giallo che delimitava la scena del crimine.

Allora, Tom non aveva avuto il coraggio di fare un passo oltre. Anche adesso, tentenna prima di intraprendere l'indagine, preso da un senso di oppressione e inadeguatezza che solo Karin, la sua compagna, riesce a scardinare.

Tom sente però fin da subito che far luce sulla vicenda di Mikael K. è una questione personale, che il loro incontro fortuito è davvero fatale.

Non sa ancora quanto, e anche il lettore lo scoprirà solo con il procedere delle pagine.


Il parallelismo tra le vite dei due protagonisti è emblematicamente incarnato da un manuale sul suicidio che viene ritrovato in bella vista nell'abitazione della vittima e che Tom Malmquist scoprirà di avere tra gli scaffali della propria libreria.


Suicidio, modo d'uso: storia, attualità, tecnica, infatti, elenca anche una serie di modalità con cui potersi togliere la vita, tra cui quella che l’adolescente Tom aveva scelto per se stesso: l'avvelenamento da semi di mela.

Passato e presente si incrociano in un dialogo costante tra il detective dilettante, Mikael K. e personaggi le cui testimonianze si ritrovano negli atti. Anche chi legge, così, si appassiona tanto alle vicende personali quanto all'indagine, cerca di ricordare quali fossero i propri pensieri e le vicende di quegli anni. Viene coinvolto in una riflessione più intima sulla solitudine, interrogato in merito al proprio tempo interiore, sincronizzato o meno con quello del mondo.


Ma L’aria intorno a noi parla di più passati e di più presenti, poiché il romanzo stesso subisce un'interruzione nella stesura che dura quasi un lustro.

Il motivo è così concreto, reale e terribilmente semplice, che chi sceglierà di leggere questo libro senza documentarsi prima sulla vita dell'autore non potrà restare indifferente.


La verità, in fondo, è che se c’è qualcosa di certo nella vita di Mikael K., di Tom Malmquist così come in quella di ciascuno di noi, è che tutto può davvero cambiare in un istante:


Ho sforato la scadenza di quattro anni, il manoscritto è lì abbandonato. Una cosa da niente, nel contesto generale, ma devo portare a termine il libro se voglio chiudere i conti con me stesso.

Questo brano si trova attorno alla metà del romanzo e ne segna un cambio di passo: è un proposito che non solo non viene disatteso, ma che imprime anche nuova forza al libro e alle vicende che vi hanno luogo.

Il momento in cui Malmquist riprende in mano il materiale e ricomincia a scrivere è quello in cui la storia e l'autore stesso risalgono da «un crepaccio da cui non escono altro che grida» e, forse, in cui Tom comincia a ritrovare in sé un ragazzo che ha fiducia nella vita. La prima parte dell’ Aria intorno a noi si svolge su diversi piani temporali che, però, hanno in comune l'abitudinarietà della vita quotidiana fatta di lavoro, affetti più o meno intensi ma anche di nervosismi e piccole meschinità.

Nella seconda metà del romanzo è presente un’urgenza nuova: il detective Tom Malmquist riprende il fascicolo delle indagini preliminari che aveva già analizzato, torna a interrogare i protagonisti delle inchieste dell’epoca, i colleghi, i parenti e i pochi amici di Mikael K. con un piglio differente.


Se l’investigatore resta un dilettante, l’uomo è profondamente cambiato.


Le ipotesi sulla fine tragica di Mikael K. si susseguono fin dalle prime pagine: movente economico, sessuale, omicidio del consenziente… Ma adesso Tom non si ferma al vaglio delle opzioni, insinua dubbi, pone le domande giuste e incalza anche gli agenti che all'epoca si occuparono del caso che ora giace tra i faldoni impolverati della Sezione Crimini Irrisolti. Così fino alla fine, a quell'attimo di respiro in cui Malmquist racconta una verità possibile su quanto accaduto alla vittima e va in cerca della sua lapide che, visto lo scadere delle concessioni, è stata rimossa ed è destinata al frantoio.

Senza pistole fumanti o prove inoppugnabili, da poeta, Tom torna simbolicamente di fronte al nastro della polizia ma finalmente riesce a fare quel passo avanti, a esprimere con le parole le proprie sensazioni e, insieme, quelle di Milael K. Un sentire affine, sì, ma non identico.


Nella quarta di copertina del volume si legge che:

Questo libro è per chi ha provato a indovinare il peso del suo cuore, […] per chi vorrebbe rendere eterno l'istante leggero e perfetto in cui si taglia un traguardo, quando la fatica sembra scomparsa e le gambe non hanno ancora smesso di correre.

È tutto molto vero, perché a queste persone forse tremano le mani davanti a una domanda viscerale come solo quelle più dirette sanno essere, ma se la pongono (o se la lasciano porre) comunque: Ti spaventa essere dimenticato?