Cerca
  • Lidia Zitara

Intervista a Romina Braggion

Aggiornamento: 5 giorni fa

Recensire Romina Braggion è dannatamente difficile. Non per la complessità dei temi che i suoi scritti toccano o il suo stile icastico, fluido, futuristico e domestico al contempo. È perché c'è poco altro da dire se non è bello. Poche volte nella mia vita ho incrociato autori e autrici hanno azzerato la mia capacità analitica, portandomi nel loro mondo in fretta e in modo totalizzante.

Ho letto solo due racconti di Braggion e ogni volta sono stata tirata dentro la narrazione in poche righe. Mi sono sentita disarmata, prendere a schiaffoni dallo stile e sbattere la testa contro la pagina, totalmente posseduta dalla lettura.

Braggion brucia di talento e non si toglie più via dalla testa.

Nero assoluto, racconto pubblicato nell'antologia Assalto al sole edita da Delos nel 2021, mi ha dato uno dei ricordi letterari più emotivamente carichi della mia vita di lettrice, cucendosi nella collana delle pagine memorabili, che ogni lettore e lettrice ha lentamente collezionato nel corso della sua vita. Quelle pagine a cui si pensa in determinati momenti, a cui si ricorre -come strumenti- per comprendere, immaginare, curare, scomporre e ricomporre. Quelle frasi che diventano mantra auto-accudenti.

Non voglio, non mi interessa fare una critica analitica. Voglio leggere in pace e tenermi per me tutti i pensieri e sentimenti che emergono dalla lettura. Comunque sia, di Braggion sentiremo parlare a lungo e in modo piuttosto esteso. Lascio volentieri spazio alla critica specialistica che sarà in grado di esprimere ciò che io non so e non riesco.


Con Romina Braggion ci siamo conosciute su Facebook, è stata lei a farmi conoscere il movimento Solarpunk, di cui fa parte.

Il Solarpunk fa ciò che dovrebbe fare la fantascienza: guardare al futuro. Oggi la narrativa di fantascienza sembra invece vivere nel passato o nella descrizione di mondi devastati e socialmente corrotti o al collasso. Da molti anni la fantascienza ha perso quella spinta in avanti che l'ha caratterizzata fino alla fine degli anni Settanta, e solo in questi ultimi anni il Solarpunk sembra avere recuperato questa importante vocazione.

La perdita di lungimiranza sembra essersi pericolosamente unita a una perdita di stile, di qualità, e a una omologazione dei temi trattati e di ambientazioni. Il Solarpunk si configura come profondamente innovativo su entrambi i versanti, anche se -per la mia esperienza di lettura- non riesce ad affrancarsi da stilemi consolidati.

Questa dipendenza si ritrova molto chiaramente nell'antologia sudamericana che dà ufficialmente i natali al movimento Solarpunk, edita in Italia nel 2021 da Mezzelane Editore, nella collana Immaginari, con il titolo di Solarpunk. Storie di ecologia fantastica in un mondo sostenibile.


Risulta assai più fresco e autentico lo stile italiano nella raccolta Assalto al sole, di Delos Digital. In questo ambito pare che la fantascienza italiana, da sempre marginale, abbia qualche carta in più da giocare rispetto ad altri paesi.

Nato non casualmente in Sudamerica, dove le criticità sociali, politiche e urbanistiche sono ben note, il Solarpunk mette al centro l'ideazione di un futuro proteso a un miglioramento, sia pur faticoso, instabile, doloroso e non sempre socialmente perfetto.

Il Sudamerica è anche una delle zone del mondo dove è maggiore l'uso di energie rinnovabili. Da qui il termine Solar.


In Italia il Solarpunk ha connotazioni diverse, che potremmo chiamare glocal, in cui il territorio e il globo vivono appaiati, in modo interdipendente. In questo Braggion è ammirevole: la sua descrizione dei luoghi della zona Ossolana fa sentire a casa, sia pur in un futuro non precisato. Anche l'uso di termini del parlato locale, che diventano quasi lemmi arcaici e dotti, è sorprendente.

Si percepisce con immediatezza un intero mondo nel non detto, in ciò che è lasciato a chi legge. È una rara qualità che personalmente ho sempre apprezzato: consentire a lettori e lettrici di completare con la propria fantasia, o lasciare indefinito, a piacere o a seconda di casi e situazioni.


I tuoi personaggi principali vivono dei grandi dolori, sebbene immersi in un mondo accogliente o almeno solidale. Ci stai dicendo che la pace interiore è indipendente dalla struttura sociale in cui le persone vivono?


Grazie Lidia e Ostello Letteratura per avermi ospitata e avermi dedicato il vostro tempo. Ti parlo di Nero assoluto per argomentare la risposta. Il racconto è nato dall’esigenza di voler mostrare cosa sia la depressione maggiore. Troppo spesso si parla in modo impreciso e superficiale di questo specifico disturbo dell’umore e della malattia mentale in generale. I tuttologi della psiche dispensano suggerimenti inutili, spesso irrispettosi e a volte controproducenti o dannosi. Per i care-giver e per i pazienti è uno stillicidio continuo, un fiaccare la volontà già compromessa da un male invisibile eppure sempre in agguato. La vera malattia mentale, quindi non una situazione transitoria di affanno esistenziale, non guarisce. Non si esce mai vincitori da una battaglia che in certi casi dura tutta la vita. Tuttalpiù si può sperare di non perdere. Ciò premesso, l’essere umano si adatta a tutto e, all’opposto, è appagato da niente. Quando parlo di questo argomento faccio sempre l’esempio dei sopravvissuti ai campi di concentramento o di prigionia, a partire da mio nonno paterno. Cosa c’è stato di più agghiacciante dell’esperienza dell’internamento nazista? Però non tutti i sopravvissuti si sono suicidati oppure sono naufragati nel dolore psicologico e spesso anche fisico. Di contro molte persone necessitano di stimoli sempre maggiori per provare un moto di gioia, mai sincero, sempre finalizzato alla ricerca del piacere successivo poiché il precedente dura meno di un attimo di consapevolezza. Allo stesso tempo si è, in generale, meno abituati a sopportare conflitti anche banali. Quindi mi domando quale sia la ricetta per la serenità ma nessuno sa scriverla nemmeno gli psicologi, nemmeno i filosofi e meno ancora gli scienziati che hanno indagato gli abissi umani. Perciò sì, la pace interiore è indipendente da fattori esterni alla persona.

Racconti mondi in crescita, usciti da una grande precarietà ecologica, sociale, politica, bellica, a cui però non fai mai riferimento. È elusione o una precisa organizzazione del tuo modo di narrare?


A dire il vero in Memorie di una ragazza interrotta narro due livelli, il primo situato in un futuro prossimo, che qualcuno ha definito distopico, è propedeutico e circoscrive il secondo ambientato in un futuro remoto, quest’ultimo solarpunk. In linea di massima il genere non ha la necessità di svelare le cause della crisi, di questo se ne occupa la distopia oppure di mostrare la quotidianità post apocalittica. La catastrofe è data per scontata. L’esigenza è piuttosto quella di mostrare una via di fuga, di incanalare suggerimenti costruttivi in una direzione di speranza, pure se il nuovo futuro è danneggiato dall’incuria, dalla violenza e dalla devastazione umane. Il solarpunk abitua all’evidenza scientifica odierna in modo cronachistico ma scrolla l’immaginazione dall’inerzia anti-utopica asservita all’attuale sistema di potere. È pur vero, mi hanno fatto notare, che la mia narrazione tende a eludere, a omettere, come hai tu stessa sottolineato. Anche a me, in quanto lettrice, piace poco la pappa pronta. Mentre leggo, voglio ricreare un testo, assegnargli le speculazioni, le riflessioni che preferisco. Forse questo riverbera nel mio modo di scrivere, in modo indipendente dal genere, immagino.

Nei tuoi racconti si legge un'attenzione meticolosa per alcuni aspetti scientifici e tecnologici, che danno una forte carica di verosimiglianza all'intera ambientazione. Quanto è importante per te che chi scrive di fantascienza conosca bene le materie scientifiche?


Abbastanza importante, anche se non sono una fondamentalista delle materie scientifiche. Ammiro ingegneri tecnici, scienziati che riescono a sviluppare narrativa piacevole nonostante inseriscano teoremi e assiomi tra le loro righe, ma ne ho trovati pochi. In modo spontaneo si sconfina nel tecnicismo e nella noia. Un po’ di tocchi donano verosimiglianza, troppi diventano stucchevoli. Non sono specializzata in materie scientifiche e un certo tipo di matematica esula dalla mia capacità intellettiva. Sono invece intrigata dalla biologia, dalle scienze della terra nella loro globalità. Sono molto interessata alla psicologia ma esiste una diatriba riguardo il fatto di poterla definire una scienza. A ogni modo riesco a muovermi in questi ambiti in maniera piuttosto agevole così da poter avere le nozioni base per riuscire a produrre una documentazione scientifica adeguata e, di conseguenza, per poter narrare eventi verosimili. Comunque, sottoporre il testo o i passaggi salienti a una piccola revisione da parte di chi è esperto del settore sarebbe opportuno. A scanso di equivoci ho esposto l’idea della mutazione accelerata, narrata in Memorie di una ragazza interrotta, a una biologa evolutiva. Sono stata confortata dal fatto sia possibile, così come l’ho architettato. In ultima analisi non potrò mai produrre un buon testo di hard science fiction. Esula sia dalle mie competenze, sia dalla mia buona volontà. Il mondo però è vasto e non temo di annoiarmi o di annoiare il lettore.


Le tue storie ruotano più attorno ai personaggi che agli eventi. Questa è una caratteristica tipica del romanzo più che del racconto. Al momento la tua forma di narrazione congeniale sembra il lungo racconto. In che modo questo si attaglia di più alle idee che vuoi veicolare?


In realtà la scelta del racconto come forma narrativa è dettata da semplici vincoli editoriali. La Compagnia Perfetta ha visto la luce nella collana Futuro Presente, di Delos Digital. Sono richiesti racconti, con limite minimo e massimo di battute e con tematiche inquadrabili nella fantascienza sociale. Per Nero Assoluto, contenuto nell’antologia Assalto al sole, idem: limite di battute e tema solarpunk. Per Memorie di una ragazza interrotta ho avuto la possibilità di sviluppare un testo più lungo, sempre con un tema inquadrabile in una rosa di tematiche proposte dal curatore. Ho scritto altri racconti e tutti soggiacciono a vincoli di battute e di tema. Certamente avrei potuto iniziare a scrivere e proporre un romanzo. Però, a quel tempo non mi sentivo pronta, ho preferito un approccio più graduale per testare una serie di peculiarità legate alla tecnica di scrittura e connesse alla mia intimità. Iniziare dai racconti è stato un modo di prendere le misure su quanto sono in grado di fare e sulle questioni che reputo più appassionanti. Ora mi valuto un po’ meno sprovveduta di quanto non fossi all’inizio e ho in cantiere la stesura di un romanzo. In ogni caso, anche questa esperienza rientrerà nella gavetta che ritengo sacrosanta e doverosa nei confronti del lettore. Hai fatto notare un’elaborazione maggiore riservata ai personaggi e all’ambientazione. Non sei l’unica, ne prendo atto con attenzione e interesse. Penso si possa trattare di facilità di avvicinamento a un mondo che sto imparando da autodidatta, come succede alla quasi totalità degli scrittori italiani. Purtroppo in Italia manca l’approccio professionale alla formazione narrativa tipico del mondo anglosassone, quindi il percorso di chi vuole tentare di farsi leggere da un pubblico un po’ più vasto del parentado è abbastanza impervio. Mi auguro di ottenere un po’ di indulgenza se le mie trame sono ora ridotte all’osso. Architettare una buona trama, con qualche sottotrama di rinforzo, è un livello si competenza che non padroneggio tanto quanto vorrei. Di conseguenza, piuttosto che scrivere strafalcioni ho preferito evitare di lanciarmi in un aspetto della scrittura ancora da rodare. Posso però dire di avere acquisito qualche competenza in più dopo l’ultimo racconto scritto. Continuo a studiare, per me è fondamentale. Continuo a leggere, ovvio, romanzi di genere e mainstream, racconti, molti saggi. Secondo me questi ultimi sono efficaci per ampliare la propria documentazione sociale e storica e per organizzare le sensazioni, da esprimere in ragionamento, verso direzioni logiche e complesse, sia orali che scritte. Per teminare, devo constatare di amare io stessa la lettura di romanzi ricchi di personaggi memorabili e di perdonare trame piuttosto semplici. Forse resterà la mia cifra stilistica oppure potrebbe essere una via in nuce, diretta verso universi diversi dal primo approcciato. Chissà, non pongo limiti all’immaginazione.


Autrice di fantascienza con una predilezione per il solarpunk, Romina Braggion vive in provincia di Verbania, a due passi dal Lago Maggiore e a quattro dalle amate montagne Ossolane.

Per lavoro si occupa di comunicazione per un paio di aziende. Nel tempo libero cura il suo blog Diario di ErreBi in cui parla di fantascienza, meglio se italiana, e porta avanti un progetto di condivisione della memoria delle scrittrici: La Metà del Mondo.

Ha collaborato con il sito Leggere Distopico recensendo libri di fantascienza e di altri generi e fa parte del collettivo Solarpunk Italia che divulga temi solarpunk attraverso il sito Solarpunk.it.

Ha altri interessi e dice sempre che, prima o poi, dovrà decidere cosa fare da grande.

Il suo primo racconto è stato pubblicato a febbraio 2020 nella collana Futuro Presente di Delos Digital col titolo La Compagnia Perfetta. La storia Nero assoluto è inclusa in Assalto al sole, la prima antologia solarpunk di autori italiani, uscita a settembre 2020 per Delos Digital. Sono seguiti i racconti Memorie di una ragazza interrotta, pubblicato nella collana Atlantis di Delos Digital; Uno per quattro, pubblicato da Tabula Fati nell’antologia Metamorfosi della mente; Indietro e avanti, pubblicato su Robot 91. Di prossima pubblicazione A casa di Rita, Watson Editore. Altri suoi racconti si possono trovare in contest letterari e riviste online.