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  • Alice Casafina

Inseguendo quel suono, Ennio Morricone e Alessandro De Rosa

Inseguendo quel suono è il risultato di anni di incontri fra Ennio Morricone e il giovane compositore Alessandro De Rosa, suo ammiratore fin dall’infanzia e in seguito suo collaboratore. I due si incontrarono il 9 maggio del 2005 allo Spazio Oberdan (Milano), occasione in cui De Rosa consegnò a Morricone un CD con alcune musiche che aveva composto con il computer. Assieme a ciò, scrisse anche una lettera indirizzata a Morricone in cui gli chiedeva di ascoltare il disco, in particolare la traccia 11: I sapori del bosco. Morricone non era solito ascoltare i CD che riceveva da aspiranti compositori, tuttavia, caso o necessità, lo fece con la musica di De Rosa e si mise in contatto con lui il giorno seguente. Lo chiamò e gli disse di aver ascoltato il suo brano e di aver notato il suo grande talento, ma sottolineò che De Rosa fosse un autodidatta e che dovesse pertanto iniziare presto a studiare composizione, altrimenti avrebbe rischiato di imitare sempre qualcuno. L’aspirante compositore seguì il consiglio datogli da un uomo che della musica aveva fatto la sua vita e si recò a Roma, dove studiò con Boris Porena, per poi diplomarsi in Olanda, al Conservatorio Reale dell’Aja.


Inseguendo quel suono è un’opera del 2016 ed è stata anche tradotta in diverse lingue tra cui inglese, spagnolo e francese. Si tratta dell’autobiografia di un compositore universalmente considerato come uno dei massimi autori della musica cinematografica, Ennio Morricone, in cui il Maestro racconta la sua vita e la sua musica al compositore Alessandro De Rosa, divenuto suo collaboratore e amico. Lo stesso Morricone, in relazione a Inseguendo quel suono, disse che si tratta senza ombra di dubbio del miglior testo che lo riguarda, il più autentico, il più dettagliato e il più vero. Se qualcuno fosse curioso di conoscere l’opera e la vita di Ennio Morricone, il modo migliore per farlo sarà attraverso la lettura di questa autobiografia, edita da Mondadori.


Lo stile

La struttura di Inseguendo quel suono è molto particolare. Si tratta di un lungo dialogo, estremamente piacevole e scorrevole, tra De Rosa e Morricone, un flusso di coscienza in cui la vita, l’amore e la musica si uniscono e si influenzano a vicenda. Un altro aspetto lodevole di quest’autobiografia è la sua trasversalità, in quanto accessibile a chiunque, non solo a grandi amanti della musica o del cinema. Gli autori De Rosa e Morricone non peccano infatti di elitarismo e, nonostante dedichino alcuni passaggi a spiegazioni tecniche di alcune musiche composte dal Maestro Morricone, non le rendono il fulcro dell’opera. Il filo conduttore di Inseguendo quel suono è la passione e l’amore, in entrambi i casi concetti universali. Si racconta la storia di un grande artista, scomparso il 6 luglio 2020, che con il suo talento e impegno ha saputo fare al mondo un dono eterno: la sua musica.


La musica: vocazione o necessità?

Nella prima parte del libro, Ennio Morricone (1928) racconta della sua infanzia e, al contrario della maggior parte degli artisti, ammette di non aver avuto nessun tipo di vocazione nei confronti della musica da bambino. Egli parla infatti di un processo graduale, all’inizio del quale, da ragazzino, aveva due ambizioni: diventare medico e più tardi scacchista. Morricone ammette che in entrambi i casi avrebbe voluto eccellere nel suo campo, dimostrazione della sua grande ambizione e dedizione sin da bambino. Tuttavia suo padre, Mario Morricone, trombista di professione, decise di iscrivere Ennio al conservatorio nel corso di tromba, affinché potesse anch’egli lavorare come trombista e in un futuro mantenere la sua famiglia. Alcuni anni dopo approdò alla composizione, diventando allievo del celebre Goffredo Petrassi, maestro severo, che Morricone ricorda ancora con grande rispetto. Pertanto, più che di vocazione sarebbe corretto parlare, utilizzando le stesse parole del Maestro, di adattabilità a esigenze più grandi. L’amore per la composizione e la sua passione per la musica sono poi arrivati gradualmente, permettendogli di lasciare un segno indelebile nella storia e un inestimabile contributo con oltre quattrocento colonne sonore originali e più di cento opere di musica assoluta.


Gli inizi

Il suo primo lavoro fu da trombista, spesso in compagnia di suo padre durante la Seconda guerra mondiale e successivamente nei night romani e nelle sale di sincronizzazione. Il primo compositore che gli offrì un lavoro, nei primissimi anni Cinquanta, fu Carlo Savina, il quale era alla ricerca di un collaboratore che lo aiutasse nella stesura dei numerosi arrangiamenti per la produzione radiofonica a cui lavorava. Grazie a Savina, Morricone iniziò a lavorare per la RAI e la RCA, l’incarnazione italiana della nascente industria discografica, dove scrisse e arrangiò numerose canzoni di successo. Sue, tra le tante, Se telefonando, interpretata da Mina, Sapore di sale cantata da Gino Paoli e Abbronzatissima di Edoardo Vianello.


Il debutto cinematografico

Nel 1961, ci fu il debutto cinematografico di Ennio Morricone con Il Federale di Luciano Salce, anche se il grande pubblico scoprì il Maestro solo nel ’64 con Per un pugno di dollari di Sergio Leone, grazie a cui Ennio Morricone vinse il suo primo Nastro d’Argento e raggiunse il primo posto nella classifica italiana degli incassi per la categoria «colonne sonore» di quell’anno. Da quel momento Morricone iniziò a collaborare con i più importanti registi italiani e stranieri, dal già citato Sergio Leone, a Pierpaolo Pasolini, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Gillo Pontecorvo, Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani, Lina Wertmüller, Dario Argento, Carlo Verdone, Brian De Palma, Pedro Almodóvar, fino a Quentin Tarantino, solo per citarne alcuni. In particolare, grazie a quest’ultima collaborazione, Ennio Morricone vinse l’Oscar alla miglior colonna originale nel 2016 per The Hateful Eight, che si aggiunse all’Oscar alla carriera vinto nel 2007.



Ennio, documentario di Giuseppe Tornatore

Oltre al meraviglioso Inseguendo quel suono, a ricordare la figura del Maestro vi è anche Ennio (2021), un brillante documentario diretto da Giuseppe Tornatore, per il quale in passato Morricone musicò quasi la totalità delle pellicole. Il film venne presentato in anteprima il 10 settembre 2021 al Festival del Cinema di Venezia e uscì nelle sale italiane il 17 febbraio 2022, incassando più di 2.355.000 euro, cifra eccezionale per il botteghino italiano. La pellicola venne candidata a 6 David di Donatello, vincendone 3: Miglior Documentario, Miglior Montaggio e Miglior Suono. Al momento Ennio è disponibile anche in piattaforma, su Tim Vision.

In questo commovente documentario, Giuseppe Tornatore rende omaggio a Ennio Morricone, ripercorrendo la vita e le opere del leggendario compositore: dall'esordio con Sergio Leone fino al Premio Oscar per The Hateful Eight nel 2016. La vita del Maestro viene analizzata attraverso interviste a rinomati registi, musicisti e collaboratori di Morricone (tra cui lo stesso Alessandro De Rosa) e video tratti da alcuni film e filmati esclusivi delle scene e dei luoghi che hanno definito la sua vita. Lo stesso Tornatore interviene con grande classe all’interno del documentario, dedicando alla sua lunga e intensa collaborazione con Morricone solo poche scene.


Inseguendo quel suono ed Ennio sono opere preziose, poiché permettono di riflettere su un grandissimo artista e orgoglio italiano. Entrambe ci consentono di conoscere meglio la figura di Morricone, persona descritta spesso come seria e riservata. Attraverso di esse scopriamo per esempio qualcosa di più del suo grande amore per Maria Travia, sua moglie, alla quale lui affidava il primo ascolto di ogni sua composizione. Abbiamo inoltre la possibilità di conoscere una grande sofferenza del Maestro, soprattutto all’inizio della sua carriera, dovuta al fatto che molti illustri compositori del passato, tra cui il suo Maestro Petrassi, hanno sempre denigrato il mondo della musica applicata al cinema. Morricone racconta infatti, sia nella sua autobiografia che nel documentario, di aver a lungo sofferto di questo pregiudizio.


A risaltare, sia in Inseguendo quel suono che in Ennio, è anche l’estrema sincerità di Morricone, che talvolta lo ha anche portato a discutere con alcuni registi. Come afferma lui stesso, infatti, se con il regista o la regista non aveva niente in comune, se non sentiva dentro di lui una reazione di qualche tipo al film, allora il lavoro non lo accettava proprio, perché non avrebbe saputo come realizzarlo. Tuttavia, è sempre stato un grande amante della sperimentazione e delle collaborazioni con giovani registi, come nel caso di Marco Bellocchio, che esordì nel 1965 con I pugni in tasca, per il quale Morricone realizzò le musiche.


Infine, un altro dei meriti di questo eccellente artista è la sua trasversalità e apertura. La musica di Ennio Morricone è amata da tutte e tutti, in ogni parte del mondo. Tra i suoi estimatori si trovano persone con le provenienze più disparate. Giusto per fare un esempio, pensiamo al fatto che gruppi come i Metallica e i Ramones sono soliti aprire i loro concerti con «L’estasi dell’oro», noto tema musicale scritto da Morricone per Il buono, il brutto, il cattivo, western diretto da Sergio Leone. Ricordiamo inoltre che nell’album pubblicato nel 2007 in occasione del premio Oscar alla Carriera ricevuto dal Maestro, We All Love Ennio Morricone, c’erano contributi di Springsteen, Metallica, Roger Waters dei Pink Floyd, Céline Dion, Dulce Pontes, Andrea Bocelli, Yo-Yo Ma, Renée Fleming, Quincy Jones e Herbie Hancock, artisti e artiste appartenenti a generi musicali diversissimi.


Al termine della lettura di Inseguendo quel suono e della visione di Ennio, vi è una sola certezza: il tempo passerà, ma la musica di Ennio Morricone resterà sempre.