Cerca
  • Tatiana Covino

I salici ciechi e la donna addormentata, Murakami Haruki

I salici ciechi e la donna addormentata è una raccolta di ventiquattro racconti scritti da Murakami Haruki e pubblicati in Italia nel 2006 dalla casa editrice Einaudi.

La raccolta prende il nome dal primo racconto, I salici ciechi e la donna addormentata, in cui il protagonista decide di accompagnare suo cugino in ospedale, dove è ricoverata la sua fidanzata. L’autore si preoccupa di descrivere ogni particolare del viaggio e di tutto ciò che vede il protagonista stesso, rendendo il lettore partecipe di questa visione. Arrivati a destinazione, i due cugini incontrano la ragazza che, a un certo punto, si mette a disegnare dei salici ciechi su un tovagliolo: spiega che quei salici li ha inventati lei e, al loro interno, ci sono dei moscerini che si caricano si polline, si intrufolano nelle orecchie della donna seduta sotto l’albero e la fanno addormentare. Questa invenzione può essere interpretata come una poetica visione delle malattie mentali, in particolare della depressione: la donna in questione, infatti, sta semplicemente seduta sotto un albero a guardare il panorama che ha davanti e viene attaccata da questi moscerini che le entrano nella testa; lei non riesce a vederli, né tanto meno riesce a sentirli e quindi se ne sta lì, senza preoccuparsi di nulla, fino a quando non cade addormentata:


Pensai ai microscopici moscerini annidati nell’orecchio della donna. Alle sei zampette cariche di dolce polline che si intrufolavano nella calda oscurità del suo corpo, ne rosicchiavano le morbide carni rosa e ne succhiavano gli umori, deponendo minuscole uova nel suo cervello. Però non si vedevano. Non si sentiva nemmeno il rumore delle loro ali.[1]

In questa bellissima raccolta di racconti ce ne sono alcuni che si rifanno a futuri romanzi di Murakami: lo scrittore stesso, infatti, ha dichiarato che alcuni dei suoi romanzi più famosi sono nati da pezzi di racconti che aveva precedentemente scritto. Un esempio è il racconto I gatti antropofagi in cui si narra di una donna e di un uomo che sono andati a vivere insieme su un’isola, lontani dal loro Giappone: anche in questo racconto l’autore si concentra soprattutto sulla descrizione del luogo e su quelle che sono le sensazioni e i pensieri del protagonista, raccontandoci l’inizio della loro storia d’amore e la sua fine, che termina con la scomparsa improvvisa della donna. All’interno di questo racconto, però, Murakami esprime anche la perdita dell’identità dell’individuo, il sentirsi gettati fuori dalla propria vita, dal proprio corpo, il non riuscire più a riconoscere sé stessi, lo stesso concetto che è alla base della creazione di Myu, personaggio della Ragazza dello Sputnik:


Non ero il vero me stesso, ma un sostituto fabbricato con lo stucco. Mi strofinai la faccia con le mani. Ma non era la mia faccia. Non erano le mie mani. (…) Il mio corpo era una figurina di gesso in cui qualcuno aveva soffiato una vita provvisoria, come fanno gli stregoni nelle isole delle Indie Occidentali. Ma quel simulacro non aveva il fuoco della vita. Imitava soltanto i movimenti muscolari. Perché era una figurina di gesso rafforzata, plasmata in fretta e furia per venire usata in qualche sacrificio.[2]

In questo racconto ci sono due elementi che rimandano al romanzo La ragazza dello Sputnik: il primo elemento è l’isola greca in cui i protagonisti vanno a vivere e la conseguente scomparsa inspiegabile della donna; il secondo elemento è un articolo di giornale che viene citato all’inizio del racconto in cui si racconta di un’anziana signora che era stata divorata dai suoi gatti e sarà lo stesso articolo che leggerà anche il protagonista della Ragazza dello Sputnik.

Il secondo racconto è La lucciola, in cui viene riportato l’inizio di quello che è il romanzo più famoso dello scrittore, ovvero Norwegian Wood. Proprio come nel romanzo, abbiano un protagonista che racconta la sua storia dal momento in cui va a vivere per la prima volta a Tokyo: qui conosce il suo compagno di stanza, un tipo un po’ stravagante che balbetta sempre, fa esercizio fisico alle sei di mattina e studia geografia. Questo compagno di stanza, che in Norwegian Wood prende il nome di Storm Trooper verrà usato dal protagonista per far ridere la ragazza con cui esce. La storia del racconto e del romanzo è pressoché identica: il protagonista incontra una sua vecchia amica, la fidanzata del suo migliore amico che si era suicidato, inizia a uscire con lei e a ricordare tutta la sua vita, dall’adolescenza a quel momento. Anche la ragazza, Naoko, presenta gli stessi problemi di comunicazione e depressione che muovono l’intera narrazione di Norwegian Wood:


Di recente mi succede sempre. Davvero, non mi so esprimere. Faccio per parlare, ma mi vengono in mente le parole sbagliate. Sbagliate o addirittura tutto il contrario di quello che intendevo. E se cerco di correggermi, mi ingarbuglio e sbaglio ancora di più. Così finisco col non sapere più nemmeno io cosa volevo dire in partenza. Come se mi dividessi in due persone, e una corresse dietro all’altra. Ho sempre questa sensazione. Due persone che si rincorrono intorno a una spessa trave posta nel mezzo.[3]

L’ultimo racconto è La scimmia di Shinagawa, un racconto che ritroviamo anche nella raccolta Prima persona singolare, pubblicata nel 2020. Tutto inizia con l’incontro con una donna che soffre di un raro disturbo, ovvero quello di dimenticare il suo nome:


Al momento il ritmo era di almeno una volta alla settimana, e quando accadeva diventava una donna senza identità: nessuno, insomma. (…) Naturalmente, anche se per qualche istante dimenticava il suo nome, sapeva di essere sé stessa, e dal momento che ricordava l’indirizzo e il numero di telefono, non si può dire che la sua esistenza venisse annulla. (…) Una vita senza nome, pensava, era come un sogno dal quale non c’è modo di svegliarsi.[4]

Ancora una volta Murakami ci parla della perdita dell’identità: questa donna sa chi è, ma non ricorda il suo nome e questo la fa sentire perduta, la fa sentire fuori dal suo corpo e dal suo mondo. Questo stesso concetto viene utilizzato, nello stesso modo, nel racconto presente in Prima persona singolare: leggendoli entrambi ci rendiamo conto di come, queste due storie, siano collegate tra di loro e possono essere definite come l’una il seguito dell’altra. Nel racconto nel 2020 il protagonista fa un viaggio e si ferma a dormire in un hotel: qui incontra una scimmia che gli racconta la sua vita, dicendogli di essere cresciuta insieme a una famiglia di umani e quindi di non essere in grado di vivere come le altre scimmie; dagli umani ha imparato anche l’amore e, proprio come loro, spesso si innamora di alcune donne; sapendo di non poter intraprendere nessuna storia con queste donne si limita a rubare il loro nome: le donne dimenticano come si chiamano e la scimmia porta per sempre con sé un pezzo di quell’amore. Collegando questi due racconti possiamo provare a ipotizzare che il narratore del racconto La scimmia di Shinagawa sia lo stesso del racconto del 2020 e che l’uomo, ascoltando la storia della scimmia, abbia risolto il dilemma della donna che dimenticava il suo nome. Sulla conseguenzialità di questi due racconti, però, Murakami non dice nulla; perciò, possiamo anche ipotizzare che lo scrittore abbia semplicemente utilizzato la stessa idea per scrivere due storie differenti e non collegate tra di loro.

In tutti i racconti di questa raccolta possiamo ritrovare facilmente la penna di Murakami: vi sono incredibili descrizioni di luoghi, intensi dialoghi interiori e soprattutto il meraviglioso realismo magico che lo distingue: in tutti i racconti, infatti, l’autore ci pone davanti a eventi strani e incomprensibili, non dandoci mai una spiegazione o una risoluzione ma, allo stesso tempo, è in grado di far riflettere il lettore e di creare un mondo in cui sono le emozioni, soprattutto quelle più nascoste, che tengono le redini dell’intero universo. Inoltre, a muovere tutto, è sempre l’amore: l’amore per una donna perduta, un amore puro, ma anche un amore contorto, nascosto. Murakami, infatti, in tutto ciò che scrive, pone alla base l’amore, analizzato e mostrato in tutte le sue forme.



Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo


MURAKAMI H., I salici ciechi e la donna addormentata, Einaudi, 2006

MURAKAMI H., La ragazza dello Sputnik, Einaudi, 2001

MURAKAMI H., Norwegian Wood, Einaudi, 2006

MURAKAMI H., Prima persona singolare, Einaudi, 2020

[1] MURAKAMI H., I salici ciechi e la donna addormentata, Einaudi, 2006, cit. p. 18 [2] MURAKAMI H., I salici ciechi e la donna addormentata, cit. p. 141 [3] MURAKAMI H., I salici ciechi e la donna addormentata, cit. p. 256 [4] MURAKAMI H., I salici ciechi e la donna addormentata, cit. p. 360