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  • Virginia Antoniucci

Gustave Flaubert, la critica sociale che porta il volto di una donna

Sono passati cento quarantadue anni dalla morte di Gustave Flaubert, il padre del movimento letterario naturalista, ma la sua Emma Bovary è più attuale che mai.


«Madame Bovary c’est moi» è forse la frase più rappresentativa e sincera di Gustave Flaubert,

un uomo che ha espresso il suo malcontento attraverso la voce di una donna e non di una qualunque: della portavoce della voglia di libertà che sventola la bandiera della trasgressione sopra le teste dei francesi oppressi da una società materialista.

Uno scrittore che ha lottato per tradurre in parole l’insoddisfazione per i fragili valori della sua epoca, per poi tentare, senza mai riuscire, di allontanarsi dall’ombra di quella stessa donna a cui aveva dato vita.

Un amore e odio per la sua Emma Bovary, che lo accompagna fino alla morte a rimarcare il dualismo che ha sempre contraddistinto la sua persona e i suoi scritti.

Gustave Flaubert ha sempre mostrato una propensione nell’amalgamare descrizioni dettagliate e un senso di lirismo; una duplice natura che lo ha reso padre di un movimento letterario del tutto nuovo: il naturalismo, nato in Francia nella seconda metà dell’Ottocento e sostenuto da diversi autori, tra cui Guy de Maupassant ed Emile Zola.

Uno stile in cui le descrizioni, così come i personaggi, non ammettono moralismi superflui, il cui unico scopo è garantire la verosimiglianza e la scomparsa dell’impronta dell’autore che, citando lo stesso Flaubert, «deve essere nella sua prosa come Dio nell’universo; presente ovunque e non visibile in nessun luogo».


La dicotomia si rivela anche nel suo carattere ribelle, che lo ha portato a mettere in discussione le autorità e l’esistenza della borghesia, compresso in un corpo fragile, affetto da una malattia nervosa e crisi epilettiche fin da giovane, che lo ha indotto ad abbandonare gli studi e focalizzare la sua carriera sulle vicende immaginarie che popolavano la sua mente.

Dotato di un forte senso critico, Flaubert sviluppa fin da subito una forte repulsione per le idee comuni, che mette in scena con il ridicolo personaggio di Le Garçon, una raccolta di stereotipi della borghesia tanto disdegnata e che sarà suo obiettivo sminuzzare con la sua penna tagliente in tutte le successive opere.

Le vicende e i pettegolezzi della borghesia alimentano la vena creativa flaubertiana, che non esita a tradurre quelle chiacchiere da salotto in romanzi in cui l’ambiente benestante, che al contempo lo disgusta e lo affascina, è il protagonista indiscusso.

La realtà aderisce alle pagine dei suoi romanzi come un guanto, raccontandosi in ogni minimo dettaglio, anche il più insignificante, per trascinare il lettore in quegli scenari nascosti dalla fitta coltre di perbenismo e mettergli in mano gli strumenti per osservare il mondo in maniera obiettiva.


Incredibile quanto sia derivato dalle vicissitudini del momento: In Mémoires d'un fou racconta il personale tormento per Elisa Schlésinger, sposata con un musicista e di undici anni più grande dello scrittore, che non è altro che il canovaccio di Marie Arnoux nel più tardivo romanzo L’educazione Sentimentale.

Eppure sarà con Madame Bovary che lo scrittore raggiungerà l’apice del movimento naturalista, ispirandosi alla vicenda di adulterio di Delphine Couturier ai danni del marito Eugéne Delamare, e successivo suicidio a causa dei debiti, per mettere in scena la disfatta di quella piccola borghesia corrotta dalle ambizioni materiali e usanze sociali.

I suoi pensieri e incertezze sono catalizzati dai suoi personaggi, ma è Emma Bovary che riesce nell’impresa d’incarnare i valori dell’uomo ottocentesco in cerca della libertà e di una prospettiva di vita diversa da quella prefissata, seppur utopistica.

Ed è proprio questo personaggio nuovo, incompleto e in cerca di qualcosa di sfuggente, che ha generato il termine che racchiudere la sensazione d’inquietudine esistenziale e insoddisfazione: il bovarismo.


La frustrazione, sintomo principale di questa psicopatologia, è la causa delle innumerevoli domande che la stessa Emma nel corso del romanzo si pone sulla propria vita, sul ruolo di madre e moglie e della ricerca disperata di un sentimento che la bruci dentro come l’eroina tragica che è.

Emma vuole qualcosa di più: diventa l’emblema del declino donna romantica e dell’ascesa di personaggi controversi, la cui psiche è il perno su cui ruota la trama.

Lei è una donna che per inseguire i suoi ideali illusori si scontra con la sete di cupidigia dell’essere umano e l’incapacità di riconoscere i limiti tra realtà e finzione, cadendo in un abisso dal quale non ne uscirà se non compiendo quello che considera l’atto romantico per eccellenza, la morte.


Madame Bovary è un romanzo controverso che tocca un nervo scoperto della società flaubertiana, eppure, nonostante le polemiche insorte per il romanzo definito scandaloso per l’epoca, la protagonista suscita comprensione, e non risentimento, per l’insofferenza con cui porta alla luce quel lato della società di cui si nascondevano le imperfezioni.

Ma non è solo la critica sociale a trascinare Flaubert al processo per oscenità.

All’uscita di Madame Bovary, il ruolo della donna è ancora dipendente dal marito, sia economicamente che socialmente, e non è ammessa che totale fedeltà verso l’uomo.

Flaubert, invece, racconta con oggettività dell’adulterio di Emma, senza tralasciare il benché minimo giudizio sulle sue azioni o romanticizzarne le scelte in nome di un amore travolgente.

I suoi tradimenti non vengono descritti come risultato di un moto di passione, ma come semplici diversivi a cui la protagonista si aggrappa.


È l’era di un uno nuovo tipo di letteratura che, con una tecnica descrittiva cinematografica, diventa arbitro imparziale dell’ambiente in cui sviluppare la psicologia dei personaggi.

Non si tratta più di semplice narrativa: Flaubert ha un piglio quasi scientifico, volto a esaminare ciò che lo circonda, trasformando il mondo in cui vive nel campo da gioco in cui far interagire personaggi tridimensionali e riscoprire la loro umanità fatta di sbagli, dolori e desiderio di cambiamento.

Sebbene il realismo sia figlio di un mondo ottocentesco, il bovarismo di Flaubert è la descrizione dello stato dell’essere umano tutt’ora attuale, che descrive la cronica delusione affettiva del nostro secolo.

L'incapacità di trovare soddisfazione nel mondo reale e la ricerca assidua di qualcosa di poetico nell’esistenza umana, ritenuta priva di significato, è che Flaubert è riuscito nell’impresa di analizzare l’essere umano, prima ancora di creare un personaggio immortale come Emma Bovary.

D’altronde la lotta tra la creazione e il suo creatore ha un esito già stabilito dallo stesso Flaubert: «Io sto morendo ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno».


Fonti che hanno supportato la stesura dell'articolo


Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale, traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolin, Einaudi 2018 Gustave Flaubert, Madame Bovary, a cura di Roberto Carifi, Feltrinelli 2014 Gustave Flaubert, Memorie di un folle, traduzione di Ilaria Piperno, Perrone, 2013 Dacia Maraini, Cercando Emma. Gustave Flaubert e la signora Bovary, Rizzoli, Milano 1993. Federico Leoni, L’idiota e la lettera. Quattro saggi sul Flaubert di Sartre, Orthotes, 2013

Podcast:

Vive!, di Alessandra Sarchi con Federica Fracassi, Storie Libere.fm e Piccolo Teatro di Milano