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  • Cinzia Balzarini

Fuki-no-tō, Aki Shimazaki

Aggiornamento: 5 mar

Fuki-no-tō è un breve romanzo di ricordi sopiti e preziose corrispondenze tra il mondo naturale e le emozioni segrete dei suoi protagonisti, pubblicato da Feltrinelli nella traduzione dal francese di Cinzia Poli.


La promessa di una nuova primavera nelle sfumature inattese delle camelie rosse dal cuore giallo, vibranti tra i vecchi bambù di un verde grigiastro; campi ancora velati da un manto di neve, dove per la prima volta spuntano i farfaracci giapponesi, ortaggi montani di un verde giallastro anche conosciuti come fuki; un cuore che soffoca le sue ambizioni nell’ordinarietà di un matrimonio che ha conosciuto troppe ombre, e gode di una vitalità postuma, sempre più tetra.


La voce introspettiva di Atsuko, protagonista del romanzo


Quarto e penultimo volume della fortunata collana L’ombra del cardo – sebbene la fruizione di questo romanzo di sole centosessanta pagine non soffra di equivoci o mancanze, se la lettura viene intrapresa al singolare – il nuovo successo firmato da Aki Shimazaki è narrato dalla voce introspettiva di Atsuko, una quarantenne che con il marito e i figli lascia la metropoli di Nagoya per stabilirsi in campagna, dove ha ereditato una fattoria biologica dal padre. Il trasferimento nella ridente cittadina delle sue origini sembra rappresentare il primo passo di un percorso di redenzione verso la felicità che sei anni prima era sfumata in un tradimento. Per sfuggire al tedio di un matrimonio in declino da troppo tempo, Mitsuo, premiato redattore presso una rinomata compagnia, aveva infatti intrapreso una liaison con un’amica dei tempi della scuola: appreso il torto, tuttavia, Atsuko aveva reagito con tiepido stupore. Era mai stata la compagna di vita che Mitsuo aveva cercato in lei? Poteva forse dirsi ferita dall’esistenza di un’altra donna, oppure era affascinata dal prospetto di una svolta nella sua vita? Nell’unico incontro con l’amante del marito, aveva sperimentato uno smarrimento che si era ben presto tradotto in ossessione. L’elusiva femminilità della sconosciuta l’aveva sconvolta, ma in ella non aveva scorto una rivale d’amore: dal momento in cui il suo sguardo si era posato sulla bellissima amante, in una commistione di reverenza e timore, Atsuko aveva iniziato a desiderare per sé quella donna proibita che avrebbe a lungo infestato i suoi sogni.


In un gioco di specchi, il romanzo si interroga sulle presunte coincidenze, sulle rievocazioni, sugli incontri fortuiti che sfiorando la vita del prossimo quasi per sbaglio innescano una rivoluzione.


Contesa tra gli estenuanti lavori agricoli e la necessità di amministrare la fattoria, Atsuko è costretta a cercare una collaboratrice, e il caso vuole che la candidata ideale sia la mai dimenticata Fukiko, il suo tormentato amore dei tempi del liceo. Fatale è l’incontro tra le due donne, che telefonicamente si erano scambiate il cognome dei mariti, e non immaginavano certo di essere sul punto di ripiombare nella viva quanto drammatica tensione di un sentimento mai superato, soffocato vent’anni prima dalla miopia di una società provinciale che additava la natura incerta della loro amicizia.


Sotto il segno del farfaraccio


Insieme ad Atsuko, il lettore sfoglia le antiche confessioni d’amore consegnate a un quaderno che le due adolescenti si scambiavano all’uscita da scuola, l’unica testimonianza di un’affinità nata sotto il segno del farfaraccio. La copertina del diario, unico mezzo di comunicazione delle due innamorate che in pubblico si erano scambiate la parola solamente tre volte, era invero intessuto con l’illustrazione di due vistosi fuki-no-tō, piante simili al rabarbaro nel gusto, le cui foglie, stando alle reminiscenze della stessa Atsuko, sono legate da una sotterranea professione di fedeltà nel tepore del terreno. Lei e Fukiko, per etimologia figlia del farfaraccio, sembrano essere partecipi del medesimo destino: amiche e colleghe all’apparenza, vivono nell’ombra una passione che non può essere espressa alla luce del sole, un sentimento totalizzante che non può fiorire come le tanto amate camelie rosse che accolgono Fukiko al suo arrivo alla fattoria, e che con la loro fierezza rinvigoriscono un paesaggio ancora sopito.


Fuki-no-tō immortala i timori e le sfide di due vite oppresse dalla consuetudine che, come fiori al mattino, si dilatano nella disperata ricerca di un nutrimento a lungo negato, e che giungono inevitabilmente a confrontarsi con la tentazione sensuale e distruttiva dell’inesplorato.


Quando apprende del divorzio imminente di Fukiko, legata da più di vent’anni a un amico del fratello nell’ormai fallito tentativo di dimostrarsi normale agli occhi della famiglia, Atsuko deve fare i conti con i propri desideri, e con l’estraneità crescente che nutre nei confronti del proprio matrimonio. Ancora una volta, sarà un’improbabile coincidenza a portarla vicino a una verità disorientante quanto necessaria: germoglierà sotto la neve come i fuki, nella promessa di una nuova primavera dell’anima, o si spegnerà nella monotonia di una vita pensata per un’altra, quell’amante irraggiungibile che forse avrebbe concesso a Mitsuo la tanto sperata serenità coniugale?



Il breve romanzo di Aki Shimazaki è elusivo e sinuoso, leggiadro come l’intermezzo della Carmen di Bizet


Il celebre componimento che ai tempi del liceo Fukiko dedicò alla protagonista in un’anonima confessione d’amore attraverso la radio studentesca, dando così inizio al loro travolgente scambio di lettere. L’intera opera cresce sulle note di una musica udita solo dal cuore, rivela zone d’ombra e dilemmi irrisolti che, narrati attraverso le timide speranze di Atsuko, si traducono in una tensione universale al riscatto personale. Tra le pagine di Fuki-no-tō, i frammenti del febbrile innamoramento rivelato solo al quaderno segreto emergono in tutta la loro potenza narrativa tra interludi di una vita vissuta che, nel complesso, sembrano astrazioni dal presente, e non viceversa.


I giorni lontani della gioventù di Atsuko e Fukiko sono infatti più vibranti dell’esistenza solo esteriormente realizzata e appagante che le due donne conducono da sposate, vittime di una menzogna a lungo sottaciuta, e finita per diventare una cicatrice invisibile agli occhi delle rispettive famiglie.



Ambientate in un Giappone che si risveglia a una nuova vita dopo un lungo inverno, le vicende che hanno Atsuko e Fukiko come protagoniste e che spesso si affidano a una tensione interiore disegnata solo attraverso il linguaggio dei fiori, rifuggono da un epilogo definito e univoco. Sarà compito del lettore, ascoltate le loro confessioni tra i fuki e i bambù, immaginare una conclusione appropriata, o se lo vorrà, un secondo e più promettente inizio, per il racconto di un amore inespresso e troppo a lungo inesprimibile tra due donne legate da un sotterraneo filo rosso che, come i farfaracci, si rigenera a ogni primavera, vanificando la violenza con cui le diverse stagioni della vita hanno incrinato le loro maschere di felicità.