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  • Annalaura Casciano

Divorzio di velluto, Jana Karšaiová

Divorzio di velluto è il romanzo di Jana Karšaiová, tra i finalisti del Premio Strega 2022. Un libro sull’appartenenza ai luoghi, ma che parla anche di separazioni. Scritto in italiano da un’autrice di madrelingua slovacca: un interessante esordio.


Divorzio di velluto è il romanzo di esordio di Jana Karšaiová, uno dei dodici finalisti al Premio Strega 2022. L’autrice ha scritto questo libro direttamente in italiano sebbene sia di madre lingua slovacca. Karšaiová, infatti, studia l’italiano da autodidatta da circa vent’anni e ha scelto di farne la sua lingua d’elezione per questo esordio in letteratura. Come Katarína – la protagonista di Divorzio di velluto – ha vissuto a Praga; in Italia invece ad Ostia e a Verona, città in cui ha lavorato come attrice di teatro.


L’elemento che può accumunare l’autrice e il suo personaggio principale è sicuramente quello delle radici: Katarína ha un forte problema con l’appartenenza ai luoghi; si muove tra Praga e Bratislava, poi segue un’amica in Italia, ma nel caso della protagonista sono i ritorni a fare chiarezza. Divorzio di velluto è, infatti, un romanzo che parla di appartenenza e di distacco, di amore e di dolore, di ribellione e di accettazione dello status quo. Ma soprattutto parla di separazione: dall’amore, dalla propria terra e dalla vita.

La protagonista del romanzo è slovacca, ma vive a Praga con il marito Eugen. La donna decide di far ritorno a casa, a Bratislava, per le vacanze natalizie nonostante porti con sé il peso di una dura verità: Eugen ha abbandonato il tetto coniugale da ormai diverso tempo, lasciandola con un bigliettino senza alcuna spiegazione. A Bratislava però ritrova la sua famiglia e le sue amiche storiche: il ritorno dà l’avvio alla narrazione. Katarína si trova in difficoltà di fronte alla propria famiglia, tenta invano di giustificare un’assenza che era tale anche quando il marito era presente. Soprattutto teme il giudizio della madre che da sempre è stata restìa a quella relazione così fugace e inopportuna e mai di supporto nei confronti della figlia. Il conflitto perenne tra Katarína e la madre si è accentuato maggiormente quando Dora, sua sorella, decide di lasciare la Slovacchia per trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti: in un tentativo disperato di adulazione e mascheramento della delusione nei confronti delle decisioni della sorella, Katarína prova a contrastare la madre prendendo le parti di Dora. Il padre incarna invece il disfacimento dell’identità dopo la separazione cecoslovacca: essendo uno degli oppositori di questo “pacifico scisma” viene licenziato dalla scuola in cui insegnava storia e si dà all’alcol. Katarína ritrova così una famiglia disfunzionale, ben diversa da quella che avrebbe voluto crearsi, ma a cui appartiene ed assomiglia.


Un ruolo fondamentale nella vita di Katarína – e nello sviluppo della trama – è quello di Viera, sua amica di infanzia che adesso vive in Italia. Lei è l’unica a cui Katarína riesce a raccontare, con naturalezza, la fine, quasi definitiva, della sua relazione con Eugen. Viera, per Karšaiová, è anche un espediente per introdurre l’allontanamento definitivo dalla patria che, tuttavia, non ha mai avuto per lei dei confini ben definiti:


Se camminavo per strada con mio padre diventavo una ceca, se era mia madre a tenermi per mano, ero slovacca, almeno per il mondo attorno a noi. La lingua ti etichetta subito. Non voglio più sembrare una straniera. Jana Karšaiová, Divorzio di velluto, Feltrinelli Editore, Milano, 2022, p. 119


In Divorzio di velluto l’evento storico narrato è importante per mostrare l’essenza del romanzo: viene accennata la storia della Cecoslovacchia – poco dibattuta nei romanzi contemporanei italiani – la cui divisione viene definita, appunto, “divorzio di velluto” che sta a sottolinearne la gentilezza e l’apparente lieve impatto che tale separazione ha significato. Ciò non è propriamente vero per gli slovacchi:


Anche l’idea della Cecoslovacchia era fallita. Bratislava era diventata la capitale di un paese che nessuno conosceva, Praga, la magica, lusinghevole e perfida aveva attirato le folle per essere dissanguata. Jana Karšaiová, Divorzio di velluto, Feltrinelli Editore, Milano, 2022, p. 158

Dalle parole di Karšaiová invece, si evincono le difficoltà avute dal popolo slovacco durante questo “divorzio”: ritenuti più poveri, più ignoranti e meno importanti dal punto di vista storico, essi hanno subìto le conseguenze di tale avvenimento mentre i cechi hanno rappresentato il popolo ricco e benestante e Praga una meta molto conosciuta e apprezzata.

Per il contesto storico, quasi inedito nel contemporaneo, per la lingua schietta e per l’importanza delle radici, Divorzio di velluto si è meritato la candidatura al Premio Strega, fortemente voluta dal giornalista Gad Lerner:


La nuova Europa declinata in letteratura italiana da una scrittrice esordiente slovacca che, da autodidatta, grazie a vent’anni di studio, nella nostra lingua ha trovato il mezzo più adatto a esprimere mirabilmente la sua condizione esistenziale. Un’adolescenza vissuta nel grigiore socialista della Cecoslovacchia che il 1° gennaio 1993 si spezzerà in due, dopo aver visto cadere la cortina di ferro che da noi la separava. Non solo questo è il divorzio di velluto. È la separazione dolorosa ma necessaria dalle proprie radici, la scelta di una libertà di esistere, di amare, di parlare anche in modo diverso rispetto a quanto sembra sancito dai confini della propria nascita. Le belle protagoniste, Katarína, Viera, Dora, nel loro passaggio alla gioventù, nelle trame sentimentali, nei conflitti generazionali, saranno per chi legge una rivelazione.

Una rivelazione è, senza dubbio, Jana Karšaiová che in una lingua adottata riesce a esprimere sentimenti ed emozioni in maniera efficace: è un linguaggio, il suo, molto ben pensato e ragionato, la scelta delle parole è oculata; nonostante ciò, la lettura avviene in modo scorrevole anche grazie all’alternanza di parti di narrazione e dialoghi tra i personaggi. Interessante è anche l’utilizzo dei tempi verbali: il romanzo si apre al presente e si chiude allo stesso modo, ma il presente è un pretesto per raccontare avvenimenti passati che spiegano la situazione di partenza di Katarína e di tutti i personaggi a lei collegati.


L’unico tema che viene meno approfondito è il dolore: Katarína subisce un aborto spontaneo e racconta con pochi dettagli il sentimento provato in seguito a questo accadimento ripercorrendo tutti gli avvenimenti di quella determinata giornata; viene dato più spazio alla relazione che la protagonista ha con il marito, all’assenza di quest’ultimo, perennemente fuori per lavoro, alle cose taciute anche una volta tornati sotto lo stesso tetto.

Divorzio di velluto è un libro di debutto molto maturo e dà la possibilità ai lettori italiani di conoscere modi di vivere differenti, culture geograficamente vicine a quella italiana eppure poco esplorate. Sebbene in alcuni punti del romanzo si vorrebbe sapere di più di alcuni personaggi o di determinati eventi, la lettura lascia piacevolmente soddisfatti. E chissà che non se ne leggerà un seguito.



Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo


GAD LERNER, Candidatura di Divorzio di velluto al Premio Strega

Biografia dell’autrice sul sito LaFeltrinelli