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  • Mariangela Lavaia

Diventare cagna, Itziar Ziga

Itziar Ziga è un’attivista transfemminista e anarchica, è scrittrice e saggista spagnola.


A distanza di dieci anni dalla pubblicazione, il suo Diventare cagna torna in Italia grazie a D Editore, giovane casa editrice romana attenta alle istanze sociali e alle voci più nuove e fuori dal pensiero comune. Propone testi teorici e letture altre della socialità contemporanea e Diventare cagna ne è un esempio lampante. «Non ci limitiamo a fare libri: noi vogliamo creare lettori!» è il loro motto.

Prime pagine


La prima cosa a cui penso iniziando a leggere Ziga è una sua figura speculare, dell’America del secondo Novecento: Valerie Solanas e il suo libello anti maschio SCUM, parola dello slang che indica le donne che vivono per la strada, propriamente feccia. Le cagne che Ziga fa parlare nel testo.

Entrambe non vogliono piacere alla società, gridano ciò che sono e rivendicano la possibilità di esserlo.

Ma, se in Solanas si avverte l’urgenza di denigrare la figura maschile dominatrice e patriarcale, in Ziga l’urgenza è rivendicazione di una diversità che non si maschera per vivere in pace nella società, che non vuole imbellettarsi e vuole vivere accettando tutte le sfaccettature e brutture e bellezze che capita di essere e che si vuole essere.

«Io adoro gli uomini. Sono i maschilisti che non sopporto.»


La forza di Ziga sta nel rappresentare con la sua scrittura tutti i generi di reietti, quelli che difficilmente si incontrano in centro città.

E nel testo non è la sola voce perché ce ne sono di altre, tante: quelle delle cagne nella sua vita, che l’hanno ispirata e che continuano a farlo. Così tante, così unite, che a volte si perde il soggetto che parla. Diventa collettivo, o meglio, branco.


Dalle esperienze post porno liberatorie del collettivo PostOp al locale di Rentería, frequentato la sera, dove basta una moda a stabilire il tuo andar bene o meno. Alla redazione femminista della rivista Andra e il collettivo Ex-dones sul cui blog omonimo scriveva.


«Langue e parole»


L’introduzione all’edizione italiana del testo – firmata da Mariella Popolla/Slavina – parte dalla parola cagna: la lettura parte col piede sinistro, quello giusto.

Ci si aspetterebbe la proposta politicizzata ma grammaticalmente scorretta del femminile ‘cana’ per ovviare agli strati di significato negativi che si sono depositati nel tempo sulla cagna del titolo. Invece… troviamo una «riappropriazione dell’insulto».


CAGNA (dal vocabolario online Treccani): s. f. [lat. *cania, der. di canis «cane1»]. – 1. La femmina del cane (tipo la moglie del capo) 2. fig. a. Cantatrice (non cantante) da strapazzo, stonata e con poca voce. b. spreg. Donna di facili costumi, donnaccia, o cattiva, rabbiosa; figlio di c. o d’una c., mascalzone. 3. fig. Strumento con cui si afferrano i cerchioni per adattarli alle ruote dei carri. 4. pop., settentr. Bugia, frottola. 5. Nome comune di alcuni squali; è inoltre nome comune o dial. di altri pesci. ◆ Dim. Cagnétta (v.), cagnòla, cagnolina.


CANE s. m. (f. cagna, v.) [lat. canis]. – 1. Mammifero domestico della famiglia dei canidi, con pelo più o meno folto e di vario colore, dimensioni e caratteristiche diverse a seconda delle numerosissime varietà. Sono animali onnivori, che si adattano a ogni cibo, con preferenza per la carne, hanno sensi molto sviluppati, spec. l’olfatto, e sono dotati di grande memoria associativa. 2. a. Usi fig.: (…) c. sciolto, in genere, persona che non fa parte, e che spesso dichiara o si vanta di non fare parte, di gruppi politici, sociali, culturali o d’altro genere. Frequente con valore spreg., per indicare un uomo di animo cattivo, spietato, oppure inabile, incapace nel lavoro che fa: quel c. di aguzzino; lavoro fatto da cane, di pessima fattura; un c., cantante o attore di teatro inadatto alla scena per irrimediabile insufficienza di qualità e di mezzi. Anticam. fu titolo ingiurioso rivolto dai cristiani agli infedeli, spec. ai Turchi; e c. rinnegato era il cristiano apostata dalla sua religione. Etcetera, etcetera, etcetera…


Definizioni palesemente asimmetriche; del resto, l’uomo è essere umano, mentre la donna è femmina (già in De Beauvoir), ma va segnalato che Treccani ha modificato le definizioni grazie alle discussioni sorte attorno alla lingua e ai suoi usi (ringraziamo Vera Gheno!).


La messa in discussione e/o l’analisi semantica della lingua tornano spesso nel testo: per esempio, a proposito del vestiario femminile. La messa a confronto dello hijab e della minigonna – piccoli pezzi di tessuto che vedono la donna vittima e vittimizzata, bisognosa di protezione perché l’essere forti è prerogativa maschile – parte proprio dall’asserzione di Ziga nel preferire il termine ‘hijab’ a quello di ‘velo’, da noi più spesso utilizzato, che rimanda al verbo nascondere e all’abitudine di velarsi delle spose e delle vedove, un uso in relazione allo stato del marito.

E, affrontando la questione afferma: «Il patriarcato non sta nascosto nello hijab, ma nella proibizione o obbligatorietà di indossarlo», sottolineando la necessità di ascoltare le donne musulmane e la libertà di scelta.

Sono i paradigmi che ci fregano! Gli assiomi e le asserzioni conchiuse e stantie.


La lingua è parte del messaggio: è colloquiale e sboccata (in alcuni casi), vera e arguta, profonda; Ziga (e Valentine aka Fluida Wolf che l’ha tradotta) ce ne fa vedere il bello, nonostante la crudezza e il dolore di certi capitoli, quanto ricca di significati e quanto importante può essere la lingua per la lotta e l’accoglienza. Una lingua che ama.


Manifesto


Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo: è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna. Il secondo sesso, Simone De Beauvoir

«Vestirmi come una troia è stata una conquista che associo alla mia indipendenza da adulta»

Diventare cagna è un percorso e una scelta. Doloroso, come apprendiamo dal testo, e fatto di cambi e sperimentazioni intermedie.

Fare proprio uno stereotipo e un tabu – dei più pesanti calati sul femminile – smontarlo e farne vedere tutta l’insita complessità: questo è il risultato in divenire che traspare dalle parole utilizzate dalla scrittrice.

Prendere un movimento, farne parte e criticarlo. Farne vedere le diversità che, ancora oggi, a volte, diventano divisioni e non alleanze.

Lotta di classe e femminismo hanno formato Ziga intellettualmente, una vita povera, ai margini, è quella che ha vissuto, con una madre forte a farle da modello (alla quale il libro è dedicato), di strada e indipendente è quella che ha scelto, ricca di risate chiassose e sbrilluccichii, di compagne cagne che scelgono di stare fuori in una continua lotta d’espressione. Una vita come forma d’arte. Un’arte di carne, di corpi non addomesticabili che disorientano. Imbrogliano. Non sono ciò che ti aspetti. La verità è un’altra. È altro.

«(…) la verità è una questione dell’immaginazione.», ha scritto Ursula K. Le Guin, e ci si può divertire parecchio.




Fonti che hanno supportato la stesura dell’articolo

De Beauvoir S., Il secondo sesso, Il Saggiatore, Milano 2016

K. Le Guin U., I sogni si spiegano da soli, Edizioni SUR, Roma 2022

Solanas V., SCUM, StradeBiancheLibri.com

http://www.stradebianchelibri.com/solanas-valerie---scum.html

Treccani.it

Ziga I., Diventare cagna, D Editore, Roma 2022