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  • Diletta Cecchin

Biglietto blu, Sophie Mackintosh

È così che la tua vita diventa una cosa fissa, scritta e immutabile. Era un oggetto che non apparteneva davvero a me, e desiderarne un'altra era come minimo uno sbaglio, se non un vero e proprio tradimento. Mackintosh S., Biglietto blu, Einaudi, Torino 2021 (p. 15)

Una vita in cui sei privata del libero arbitrio, in cui non hai libertà di scelta, in cui a decidere sono altri, tendenzialmente uomini. A essere ingabbiate in questa esistenza sono Calla e tutte le donne che si muovono nell'universo narrato in Biglietto blu, romanzo scritto dall'autrice britannica Sophie Mackintosh e tradotto in italiano, per la casa editrice Einaudi, da Norman Gobetti.


La trama di Biglietto Blu è semplice nella sua spietatezza.


A una lotteria è assegnato il compito di decidere il destino delle donne. All'arrivo delle prime mestruazioni, le ragazze sono chiamate a estrarre un biglietto, che può essere blu o bianco.

Biglietto bianco uguale famiglia e figli. Biglietto blu, invece, significa indipendenza e carriera.

Immediatamente dopo l'estrazione, le ragazze sono separate e spinte verso il loro destino. Un pullman attende le donne che possiedono il biglietto bianco; le condurrà verso un luogo sicuro, dove potranno sviluppare tutta la loro attitudine alla cura e il loro istinto materno.

Ben diverso ciò che dovranno affrontare le biglietto blu. Separate dalla famiglia, dotate di spirale e provviste di un misero kit di sopravvivenza, sono chiamate a intraprendere un viaggio pericoloso, che assomiglia molto a un rito di passaggio. Niente cibo e acqua per le biglietto blu. Niente sicurezza, aiuti, ripari. Possono contare solo sulle proprie forze, fino alla conclusione del viaggio, quando entreranno in città.


Calla, la protagonista e voce narrante di questo romanzo, è una biglietto blu. È riuscita a sopravvivere al viaggio iniziale e, approdata in città, ha potuto studiare e specializzarsi in chimica.


È una bella donna, libera, in carriera. Nella vita può fare quello che vuole, viaggiare, ubriacarsi nei locali insieme alle altre biglietto blu, avere svariate relazioni. Nulla è vietato per lei, tranne una cosa: diventare madre.


Lentamente, questa vita che le è stata descritta come perfetta e invidiabile, inizia a non soddisfarla più. Si trova sempre più spesso a fissare carrozzine, a immaginare manine e piedini di bebè. Dentro Calla inizia a muoversi un senso oscuro, un desiderio atavico, primordiale e animalesco. Desidera diventare madre con ogni cellula del suo corpo.

Anche se questo significherà disobbedire alle regole, ribellarsi e probabilmente essere duramente punita.


Calla riesce nell'intento: da sola si libera della spirale, e grazie a una breve e ingannevole relazione con R., rimane incinta. Ben presto però il suo stato interessante viene scoperto dal sistema, incarnato dal dottor A., un medico che settimanalmente la visita, svolgendo il ruolo di psicologo, medico di base, ginecologo, e più in generale controllore.


La donna ha due scelte: l'aborto o la fuga.


Decide di scappare, intraprendendo un viaggio verso il confine che somiglia molto al rito di passaggio affrontato da ragazzina. Sul suo cammino incontrerà altre donne che come lei hanno deciso di ribellarsi al sistema. Biglietti blu che aspettano dei bambini, ma anche una biglietto bianco che non vuole assolutamente diventare madre. Donne che hanno scelto di scegliere.

In un'intervista rilasciata ad Alice Vincent per Biancamano2, il blog di Einaudi, S. Mackintosh spiega cosa l'ha spinta verso la storia narrata in Biglietto blu:

Uno dei motivi per cui l'ho scritto è che stavo pensando moltissimo ai bambini. Stavo cercando di capire se volessi dei figli o meno. Ero decisa a non averne e all'improvviso ho cambiato idea. E mi è sembrato un enorme tradimento del mio corpo. Vincent A., «Non si può ignorare il dolore delle donne»: un'intervista a Sophie Mackintosh, Biancamano2, 29 settembre 2021.

Sicuramente questo è un libro in cui si parla tantissimo di bambini, gravidanza, maternità. Il tema centrale è però il corpo delle donne.


Un luogo su cui si riversano le aspettative dell'intera società. Una terra di battaglie, di rivendicazioni e contese, spesso regolato da soggetti diversi dalle donne stesse.

Non è un caso se in questa storia sono solo le donne ad avere un nome: Calla, Lila, Marisol, Therese. Gli uomini sono indicati esclusivamente con l'iniziale puntata. È come se Mackintosh da un lato volesse garantire almeno l'identità a queste donne private della libertà. Ognuna ha un nome, ognuna ha dei desideri, una propria storia. D'altro canto gli uomini sono intercambiabili. Possono essere padri, compagni, mariti, dottori. Non è importante, tutti sono accomunati dallo stesso compito: essere gli artefici di una società patriarcale che priva le donne del libero arbitrio.

Non sappiamo il nome neanche del medico di Calla, il dottor A. Un personaggio davvero centrale, fondamentale nel determinare il destino della protagonista. Una sorta di padre sostitutivo, a cui la donna si rivolge durante la fuga, attraverso delle telefonate pericolosissime, che potrebbero condurre gli emissari fino al suo nascondiglio.


Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi libri che hanno avuto il merito di raccontare la maternità con più sincerità, ripulendola dalla patina idilliaca di cui troppo spesso era ammantata. Perché la maternità è amore, gioia, realizzazione.


Ma anche dolore, solitudine, rabbia, come narra Carole Five in Fino all'alba, pubblicato da Einaudi, o Guadalupe Nettel ne La figlia unica, edito da Sur; solo per citarne alcuni, ma l'elenco è veramente lungo.

Biglietto blu si inserisce a pieno titolo in questo filone di audace verità. «Il parto è una specie di morte. Potete biasimarmi se non ho voluto affrontarlo?», si chiede Valerie, la biglietto bianco che si nasconde nel bosco insieme a Calla e alle altre biglietto blu. Valerie è in fuga per il motivo opposto rispetto alle sue compagne di clandestinità: era incinta contro la sua volontà e si è provocata un aborto. Valerie spiega a Calla, che prova una sorta di risentimento nei suoi confronti, che il parto è una delle azioni più pericolose che il nostro corpo può compiere, portando la sua esperienza all'interno della narrazione, che si arricchisce di un punto di vista diverso.


Del resto il romanzo di Mackintosh non è uno spot pro o contro la maternità.


L'autrice vuole spingere i lettori e le lettrici a riflettere su come la scelta di diventare madre deve riguardare esclusivamente la donna, su cui troppo spesso grava il peso dell'aspettativa sociale.

Indubbiamente Biglietto blu ha un debito enorme nei confronti de Il racconto dell'ancella di M. Atwood. La dura critica nei confronti del patriarcato, un'ambientazione rarefatta e incerta, a metà strada tra un futuro autoritario e un passato repressivo e maschilista. Gli stessi emissari, che in Biglietto blu sorvegliano le donne e le condannano quando si ribellano alle regole, ricordano i guardiani del romanzo di Atwood.


Mackintosh ci consegna una storia distopica, dallo stile scarno e preciso, tutta narrata in prima persona.


È evidente il certosino lavoro di limatura, che l'ha portata a scrivere un romanzo privo del superfluo. Descrizioni vivide, realistiche, prive di aggettivi. Ha addirittura rinunciato alle virgolette che indicano i dialoghi.

So che ci sono autori che scrivono cose perfette fin dalla prima bozza, ma io proprio non sono il tipo. Le mie bozze sono prive di forma, disordinatissime. C'è tanta riscrittura. Avevo un'idea ben precisa di come volevo che fosse, e di che immagine volevo creare: sono molto scrupolosa. Vincent A., «Non si può ignorare il dolore delle donne»: un'intervista a Sophie Mackintosh, Biancamano2, 29 settembre 2021.

Con Biglietto blu, il suo secondo romanzo, Sophie Mackintosh si conferma un'autrice apprezzata da pubblico e critica. Daily Mail, Red, Esquire l'hanno indicato come una delle migliori letture dell'anno. A breve Einaudi pubblicherà anche il suo romanzo d'esordio, The Water Cure.


 

Fonti che hanno supportato la scrittura dell'articolo

Atwood M., Il racconto dell’ancella, Ponte Alle Grazie, Milano 2017;

Mackintosh S., Biglietto blu, Einaudi, Torino 2021;

Nettel G., La figlia unica, La Nuova Frontiera, Roma 2020.