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  • Lucrezia Roviello

Amore e furia, Samantha Silva

Aggiornamento: 7 mag

Non c’è una località precisa in cui fermare nel tempo la protagonista di Amore e furia. Lei, nella biografia scritta da Samantha Silva e edita in Italia da Neri Pozza, è letteralmente ovunque: nella casa d’infanzia, nelle praterie inglesi, in mare aperto e in una Parigi che respira le glorie e le sconfitte della Rivoluzione. E, come lei, anche le sue idee riecheggiano dappertutto: eccole che macchiano le pagine di Vindication of the Rights of Woman e si posano sulla bocca di grandi pensatori che mica si rivolgono a lei chiamandola per nome (cosa comune, in quel periodo, quando ci si relazionava con una donna), ma per cognome: Wollstonecraft.


«Allora siamo uguali, vero? Proprio come avevamo promesso di essere». «No, Mary». Godwin mise la mano su quella di lei. «Al mondo non esiste nessuno uguale a te»

Amore e furia è la biografia romanzata della vita di Mary Wollstonecraft, madre della celebre Mary Shelley e pilastro del femminismo, movimento culturale e sociale che non vede superiore nessuno a nessun altro, ma tutti uguali. Tutti, nessuno escluso.

Nelle prime pagine di Silva, la vita della giovane scrittrice e filosofa è costellata di spiacevoli eventi, a partire da un’infanzia vissuta nella repressione e nella denigrazione: Mary non solo è la secondogenita della famiglia, ma è una femmina e dunque si ritrova in una condizione in cui è quasi del tutto privata di ogni tipo di attenzione. È figlia di una donna dalla psiche fragile poiché vittima di ripetuti abusi sessuali, relegata nel silenzio che probabilmente non ha mai avuto modo di concepire, ma a cui è stata forzata a rimanere, in cui è la società che impone di rimanere.


È questa repressione che circonda Mary a renderla una furia: lei è esplosiva, non la si può contenere né fermare. Per lei i ragni che il fratello maggiore (Ned) – privilegiato, amato al limite della venerazione, quello che non sbagliava mai – mutila sono esseri viventi e, in quanto tali, hanno diritto a essere rispettati e salvati. Per lei non c’è un limite di genere all’amore o all’attrazione che si può provare per un essere ma, soprattutto, per lei non esiste l’appartenenza di una donna a un uomo o, semplicemente, la visione di una donna come specchio di un uomo su cui quest’ultimo può esercitare qualsiasi potere (giustificato dal diritto di poterlo fare).

Il diritto alla vita contro il diritto al sopruso: una causa per cui vale la pena battersi.

Ed è sulla parola diritto che si impernia la vita di Mary Wollstonecraft: donne e uomini si equivalgono. Tanto lapidario quanto lapalissiano.

Un’idea che un’altra grande pensatrice e autrice del ’900, Virginia Woolf, ha definito moderna.

Anche se c’è da ammettere che se un’idea risalente alla fine del ’700 risulti moderna a metà del ’900, forse, non sono stati fatti passi da gigante.


Peccato.


Le due vite di Mary


La struttura di Amore e furia è divisa in due parti: nel primo capitolo ci imbattiamo in Mrs B. (Parthenia Blenkinsop, unico personaggio di finzione) che arriva nella dimora di Wollstonecraft e Godwin. Il momento è esatto, il parto sta per avvenire. La prima Mary in cui ci imbattiamo è una donna calma, consapevole e padrona della situazione, ma possiamo comprendere i suoi pensieri nel secondo capitolo: Mary W.


I due nomi (Mrs. B e Mary W.) saranno alternativamente i titoli dei capitoli a seguire, creando così un mosaico a intermittenza del racconto della vita di Wollstonecraft.

Le due macro-sezioni conducono a dei rispettivi finali diversi, agli antipodi: mentre il capitolo biografico di Wollstonecraft, in cui lei stessa parla in prima persona, termina con la promessa della vita (Ciò che accadde dopo, uccellino, non è la fine della mia storia, ma l’inizio della tua) quello riguardante la nascita di Mary termina con la sua morte.


Uccellino. La mia vita vera non inizia con la mia nascita, ma con una morte, un trauma che avrebbe tracciato nella mia esistenza un confine netto tra tutto ciò che c’era stato prima e tutto ciò che sarebbe seguito.

Se da una parte la vita continua, dall’altra lo farà con la memoria.

Tirando le somme: leggere Amore e furia è una vera e propria esperienza immersiva. Sin dall’inizio è quasi naturale entrare in empatia con ogni singola figura: tutto questo risulta essere efficace grazie alle scelte narrative adottate da Silva.


Un’altra bambina in questo mondo


Mrs B si allungò verso la borsa. Dispose il gin e una borsetta a tracolla su un tavolino lì accanto, e iniziò a tirar fuori varie cose. «Un’altra bambina» disse la donna quasi in un bisbiglio, «in questo mondo».

Amore e furia comincia con una dedica: A tutte le nostre figlie.

Mary Wollstonecraft muore undici giorni dopo la nascita di Mary Godwin. Nelle pagine di Silva, Wollstonecraft dà alla luce la piccola in quello che sembra un ambiente etereo, immacolato, in cui si può percepire una calda luce che penetra dalle finestre. In questa sacralità in cui madre e figlia sono immerse, sembra che Wollstonecraft intraveda, però, dell’oscurità: il suo futuro nefasto e mortale. Ma è proprio questa sua strana consapevolezza, ai limiti di una pacifica accettazione (d’altro canto non si può far morire la morte), che ci spinge a voler conoscere di più, ed è questo è quello che Silva stessa ha voluto che il lettore provasse.

Cosa si può raccontare a una figlia neonata in soli undici giorni?

Amore e furia è una rassegna della vita di Wollstonecraft femminista, scrittrice, pensatrice, ma è la vita in pillola di una donna, è l’esistenza che una madre sussurra alla figlia prima che arrivi l’inevitabile, prima che non c’è più modo e tempo di raccontare.

C’è una disperata, furiosa, ma al contempo serena necessità di lasciare uno stralcio di memoria: io sono stata qui.

Ed ecco i racconti di viaggi – quasi rocamboleschi – oltreoceano, di idee che, messe in discussione, hanno prevalso perché logiche, lineari e pulite. Ecco, quindi, gli scontri con i pensatori che alla fine hanno ammesso che forse un mondo in cui si riuscisse ad accettare uomini e donne, e persino le piante, come cittadini con gli stessi diritti, con gli stessi sentimenti e desideri… rendendo onore ai pistilli e agli stami presenti in ciascuno di noi, secondo il volere della Natura, sarebbe il mondo più divino di tutti.

Ecco ancora i racconti di amori e momenti di gioia come lo sfiorare il giovane corpo della giovane Fanny e il concedersi senza esitazioni a Henry Fuseli, e di furia, come lo stringere il corpo inerme della stessa Fanny e lo scoprire il raggiro dello stesso Fuseli.

È nella luce di quella stanza tutta per loro (ma sì, rubiamoglielo un titolo alla sopracitata Woolf), che al contempo vede nascere una e morire l’altra, che Wollstonecraft lascia un messaggio importante: è difficile stare al mondo quando si è donne, ma le idee, i valori e il combattere per questi, sono ciò che le eleva, che le rende pietre miliari ogni singolo giorno.

Così facendo, Wollstonecraft ha preparato un nido per il suo uccellino, la sua Mary, e un nido per tutte le donne, per le Mary che verranno, per tutte le nostre figlie.


«Educate le donne come gli uomini – dice Rousseau – e quanto più rassomiglieranno al nostro sesso, tanto minore sarà il potere che avranno su di noi». È proprio questo il punto a cui miro. Io non mi auguro che abbiano potere sugli uomini, ma su se stesse.

Fonti che hanno supportato la scrittura dell’articolo


Silva S., Amore e Furia, Neri Pozza, Vicenza 2022 Wollstonecraft M., Sui diritti delle donne, Edizioni Clandestine, Massa 2018