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Albicocche al miele, Elisa Pellegrino

Albicocche al miele, l'esordio di Cortomiraggi


Cortomiraggi è la pagina Instagram di Elisa Pellegrino, una ragazza di Udine di 29 anni. Su Cortomiraggi Pellegrino ha scelto ormai da diversi anni di lasciar parlare le scene dei film che guarda, su cui si interroga, delle serie TV a cui è affezionata.

Instagram è diventato per lei un diario cinematografico in cui scambiare emozioni, pareri; in cui dare consigli, ed esprimere le proprie preferenze. Basta dare un’occhiata alla pagina per rendersi conto che nel suo account, sono proprio le scene a parlare; sono le battute dei film preferiti e le sequenze più iconiche a veicolare le idee e la personalità della blogger (e ora anche autrice) Elisa Pellegrino.


Questa scelta, decisamente controcorrente, ha permesso a Cortomiraggi di guadagnare numerosi follower affezionati: una community di cinefili appassionati che non si perdono nemmeno una segnalazione. Tuttavia, proprio su una piattaforma come Instagram – che mette al centro l’individualità, il volto e il nome dei creators – Elisa Pellegrino ha scelto di costruire la propria identità nel parziale anonimato.


L’idea di scrivere un romanzo, come ha spiegato l’autrice stessa in alcune interviste, è nata durante il lockdown.


Sulla pagina, Pellegrino ha preso l’iniziativa di consigliare film in base alle necessità emotive dei suoi follower. Erano le persone a scriverle in cerca di storie che potessero aiutarle a superare un determinato momento delle loro vite; e alle loro richieste, Elisa rispondeva loro con dei consigli cinematografici. Giovani e giovanissime tra i venti e i venticinque anni, accumunati dal senso di smarrimento tipico della fine dell’università.


È stato allora che Pellegrino si è resa conto di non conoscere molti film che avessero questo argomento come protagonista. Il vuoto e lo smarrimento del quarto di secolo non hanno una grande rappresentazione cinematografica, come invece accade per altri momenti di trasformazione della vita come, per esempio, la fine della scuola superiore. Riflettendo su questa mancanza di rappresentazione, Elisa ha sentito la necessità di esplorare quelle paure e quelle incertezze, di raccontarle per come le ha vissute lei in prima persona.


È nato così Albicocche al miele, il suo primo romanzo, edito per Mondadori. Il titolo, tratto da una citazione del film Notting Hill (1999), è evocativo e delicato esattamente come l’illustrazione in copertina, a cura di Martina Francone. L’illustrazione si ispira a una scena della Cinese di Godard (1967), una pellicola quanto mai azzeccata poiché narra le vicende di un gruppo di universitari che si pongono domande sulla vita.


Albicocche al miele è stato ideato a trecentosessanta gradi da Elisa Pellegrino.


Si tratta di un romanzo che è a tutti gli effetti anche un oggetto, creato nell’ottica di essere apprezzato nella sua forma esteriore oltre che nel suo contenuto. L’impegno di Elisa nel realizzare un romanzo che parlasse di lei in tutti i suoi elementi è stato molto apprezzato tra i fan della sua pagina.


Albicocche al miele è prima di tutto una storia d'amicizia.


La storia di quattro amici: Greta, Giulia, Caterina e Diego. A unirli è stata l’università di Padova e ora che l’università sta volgendo al termine anche le loro strade sembrano prossime a dividersi. Ognuno di loro è rappresentato da una stagione: Greta è l’autunno, Giulia l’inverno, Diego la primavera e Caterina l’estate. Greta e Caterina sono sorelle; Greta si sente ferma in un punto morto, incline alla regressione, non riesce a trovare il coraggio di iniziare la convivenza con il suo fidanzato storico. Caterina al contrario ha lasciato medicina per inseguire il suo sogno di fare musica: soltanto gli amici e la sorella la supportano nella decisione. Giulia e Diego si amano ma non riescono a stare insieme, Diego vorrebbe, ma Giulia continua a sfuggirgli.


Nel tentativo di accorciare le distanze, nascerà così un cineforum: quattro volte all’anno ognuno di loro avrà il compito di scegliere un film da vedere insieme. È così che il cinema diventa per loro un modo non solo per accorciare le distanze, ma anche per riflettere su ciò che li tormenta: i loro stati d’animo, sollevando spesso domande scomode e dubbi. Per Greta, Giulia, Caterina e Diego il futuro è oscuro e difficile da decifrare. Ma sono decisi a restare uniti per fronteggiarlo insieme, nonostante ormai siano in parti diverse d’Italia, ognuno con i suoi dilemmi e le sue questioni da risolvere.

Forse il senso di completezza sarebbe durato il tempo di una cena, forse l’avrebbe perso appena prima di rannicchiarsi nel letto. In quel momento, però, osservando i volti dei suoi pezzi di cuore, le sembrò di avere già tutto. Pellegrino E., Albicocche al miele, Mondadori, Milano 2021

Il romanzo di Elisa Pellegrino è lo specchio della generazione dei ventenni di adesso, una generazione piena d’incertezza, sempre sospesa tra l’adolescenza e l’età adulta.


Tuttavia, nonostante le intenzioni dell'autrice, il romanzo si rivela per lo più irrisolto. Il lettore accompagna i quattro protagonisti alla scoperta di sé, entra nelle loro debolezze, le accarezza, le comprende. Nessuno dei quattro archi narrativi, però, ha una conclusione: prerogativa molto amata dal cinema.


Vengono presentati quattro ragazzi che sembrano destinati a restare per sempre tali. Eterni adolescenti, ventenni che sono consapevoli dei loro problemi (tanto da riuscire persino a dargli un nome, catalogarli, raccontarli) senza riuscire mai ad affrontarli veramente. Tutto il romanzo è l’attesa di un punto di rottura che, di fatto, forse per consapevole decisione dell’autrice, non avviene. Come se l’autrice avesse deciso di raccontarci una storia l’attimo prima o l’attimo dopo in cui verrebbe raccontata di solito.


Sappiamo che dopo l’ultimo capitolo avverrà un cambiamento, prima o poi Greta dovrà capire che cosa vuole davvero dalla vita e avere il coraggio di reclamarlo a gran voce; Giulia nella sua relazione con Diego dovrà risolvere le sue paure più intime, le sue mancanze che l’hanno tenuta a lungo lontana dalla felicità; Diego dovrà finire l’università e capire che cosa vuole diventare; Caterina dovrà capire fino in fondo chi è e continuare a inseguire i suoi sogni.

Tuttavia, ai lettori non è data la possibilità di vedere il loro successivo approdo. I quattro capitoli e i loro quattro rispettivi protagonisti sono istantanee di un movimento appena iniziato di cui possiamo soltanto immaginare la fine.


Albicocche al miele non tenta di dare delle risposte, ma si fa carico di raccontare le nuove generazioni.


Il lettore può identificarsi nelle sue domande ma non deve aspettarsi di ricavare un’ispirazione che possa aiutare la sua ricerca. Questa particolarità può essere vista come un punto di forza e assieme un punto di debolezza della storia.


Leggere Albicocche al miele per un ventenne è come guardarsi allo specchio, riconoscere nei personaggi parti di sé, degli amici, dei coetanei incontrati per caso nel periodo dell’università. È un salto nel passato, attraverso film, serie TV, sonorità musicali che tutti e tutte abbiamo ascoltato. Un romanzo sui giovani, ma non per forza per i giovani.